Mi siedo al Bar da Clara, su un tavolo fuori (questa storia e queste storie, prima o poi, qualcuno, dovrà pure raccontarle). Mi portano la colazione perché sanno già quello che prendo e prendo sempre le medesime cose. La colazione consta in un caffelatte e in un bignè di zabaione, adoro i bignè di zabaione, ne sono ghiotto e mi ci affogherei. Aspetto Martino, che naturalmente è in ritardo, sorseggiando il mio caffelatte, e come sempre, prima o poi, qualcuno si accosta. Avrei potuto farci sopra una cena che il primo ad avvicinarsi, con quel suo fare guardingo, è Aldo. Capelli fitti e quasi completamente bianchi, Aldo, alla faccia dell’età e della pensione che gli da tutto il tempo per stare sempre tra le palle, ha ed hanno, lui e quelli del suo gruppo, un fiuto formidabile. Intuiscono sempre l’ora in cui trovarci, persino dove trovarci se, putacaso, cambiamo posto. Voce roca e tranquilla non si sarebbe seduto, avrebbe tergiversato, forse anche se ne sarebbe andato limitandosi al saluto, non avesse visto Martino.
Sarà perché c’è poco in comune o sarà perché anche le prossime amministrative, volente o nolente, si avvicinano, ma solitamente si finisce in politica e lì ci si ferma. Solitamente per un poco Aldo, come gli altri, aspetta in silenzio, limita i commenti, ascolta. Solitamente Aldo attende il momento opportuno e poi interviene. Si fanno riguardo di me. Solitamente aspettano Martino e altrettanto solitamente cercano di provocarlo, di stuzzicarlo, di trascinarlo a ribattere spazientito. Forse lo fanno semplicemente perché io senta. E’ un gioco loro, un giorno sono stati compagni di partito, oggi in politica non vi è più niente di altrettanto certo. So che Martino è socialista, di quella razza di socialisti che meriterebbero ancora rispetto, di quei rari sopravissuti di cui varrebbe la pena sprecare almeno due parole in più. So che Aldo dice di esserlo, ma che la sua è una affermazione che ormai sembra priva di fondamento e d’altri riscontri, tranne che per un passato come militante e segretario locale, di Spinola; ma passato comunque. Intanto arriva anche Gregory. Puntuale come uno svizzero. Si presenta sempre al momento opportuno quando l’altro ha bisogno di sostegno. Naturalmente Gregory, candidato assessore per qualsiasi ipotesi di governo disposta a comprendere anche un dinosauro di grossa taglia e ancor più grossa presunzione, pancia in fuori e naso all’insù, accomoda la sua arrogante supponenza vicino all’amico. Naturalmente ha bisogno di ricordare di aver ricoperto un ruolo importante in un sindacato importante perché gli venga riconosciuta la sua dovuta importanza (glielo avrò sentito dire un paio di decine di volte).
Stranamente manca all’appello Cesare, che qui tutti chiamano Ceso, ma altrove, come in famiglia, è conosciuto come Zazà. Manca Cesare e Cristino e altri personaggi di contorno. Per Cesare e Cristino la cosa risulta strana ma non se ne sente assolutamente la mancanza. Il primo, Cesare, ha sempre il suo grande da fare per dar a vedere che è lui il più furbo, e ne fornisce continuamente le prove, ed è sempre affaticato nel tentativo di convincere tutti che anche lui è uno che, nel suo piccolo, conta. Questo è l’impegno che assorbe tutti i suoi minuti; l’unica fatica che lui riesca ad affrontare dacché lui ha una sorta di allergia persino per la fatica vista, per quella degli altri. Il secondo, Cristino, in verità, ha anche ricoperto, nel passato, una carica pubblica e su quella sta costruendo il romanzo verbale del suo presente. Non si hanno notizie e giustificazioni per la loro assenza. I presenti due superstiti del gruppo sembrano soffrirne ma cercano di non darlo a vedere.
Ultimamente, le esternazioni del micro-ministro Brunetta sui fannulloni (dimenticavo di dire che il loro socialismo raffazzonato, approssimativo e incerto, milita con convinzione, più o meno giustificata, più spesso con la destra e sempre ne condivide le idee, altrimenti si tace) hanno fornito loro un secondo argomento di conversazione, oltre al solito della crociata contro i migranti. Potrei dire in anticipo quando e come interromperanno Martino osservando le sue e soprattutto le mie reazioni; non che lo stesso Martino abbia molte più frecce al suo arco. Io, per il possibile, mi assento completamente. Ascolto il vento che ha più da dire. Guardo torno. Fischietto. Lo trovo un gioco loro a cui vorrei riuscire a restare estraneo. Ho smesso da tempo, esattamente da una legislatura, di trovare pazienza per quei loro giochi di bottega. A dire di più non mi ha mai affascinato questo mercato. Forse appartengo ancora ad una generazione in via di estinzione, ma io non so che essere quello che sono. Anche le argomentazioni con cui tornano, ripetutamente, a sostenere le loro vecchie tesi altro non sono che un noioso riciclo. Oggi, ad esempio, sembra che tutti i problemi di Venezia non siano stati risolti perché Cacciari ha sprecato le risorse per fare baracche per un mini-villaggio per i nomadi; i famosi Sinti. Non vedo l’ora che arrivi l’ora di pranzo. Non provo la minima invidia per Martino.
Ci ho messo quasi quaranta anni per ammettere che la politica non ha tutte le risposte per tutto. Devo aver perso una puntata di questa nostra storia. Forse catalessi, ma li avevo lasciati, i socialisti, a fare i socialisti; magari senza grazia, magari senza etica, magari credendo di governare mentre erano governati. Questo sarà anche il nuovo paese, moderno, ma rischio di rimpiangere il vecchio. Chissà se è tutta colpa mia e del fatto che l’arteriosclerosi, anche se prematura, è una gran brutta bestia. Loro si diranno e saranno ancora socialisti ma il socialismo lo ricordavo come un’altra cosa. Riesco ancora a sorprendermi, li ricordavo, i socialisti, impegnati a garantire accesso al mercato del lavoro, non per togliere il lavoro; li ricordavo impegnarsi in battaglie per difendere i diritti degli ultimi, non i privilegi dei primi. Mi avevano detto che il partito socialista stava scomparendo e invece… evviva! siamo tutti socialisti.
Ma ho come l’impressione che qualcuno dovrebbe riscrivere il vocabolario. Per la politica è meglio lasciar perdere, lo sta già riscrivendo un autore fantasy.
Aldo, non persuaso, trova il coraggio a due mani e mi chiede: “E tu che ne pensi“?
“Scusami ma ieri ho guardato la partita“.
I nuovi servi della gleba
11 Giugno 2008 di Mario
Pubblicato in Diario a Spinola, Politica | Contrassegnato da tag Aldo, bar da Clara, Brunetta, Cacciari, Cesare, corrispondenze, Cristino, definizioni, Fannulloni, Gregory, lemmi, Martino, origine, Sinti, Socialismi, Spinola, zingari | 2 Commenti
2 Risposte
Lascia una Risposta
-
Commenti Recenti
-
Passanti
- 31,655 contatti
Categorie
Andate a trovarli
Blogroll
- 1ps
- aioros
- Annuska: Lettere al futuro
- anskij&Ghino
- Bioetica
- Casarrubea
- chinaski
- Comicomix
- Efesto
- Ethos
- Formamentis
- Franca: L’altra ½ del cielo
- Gambero rotto
- Gianluca Visconti
- Gians
- Giornalettismo
- Global project
- i400colpi
- Ibrid@menti
- Il popoplo sovrano
- Julia
- L’Agorà
- La casa di Kikko
- La nave di Ulisse
- La stanza di Phoebe
- lameduck
- Linea di senso
- Lo fa anche Baricco
- Malvino
- Metilparaben
- nomadus
- Nutopia
- progettogalileo
- rastalife's blog
- Seba
- Semplicemente Lisa
- Sicurezza & lavoro
- un blog in due
- VDBD
- Venezia vs 133
- voci di popolo
- Xantology
Gestione
- Questo spazio è aperto, si fa per dire, dai primi di maggio del 2008
Meta
Tag
amica amicizia amministrative amore Berlusconi blog breve Brunetta cainano candidato confusione creazione di una superiore civiltà crisi democrazia dio donna Donne elezioni evoluzione Galatea genesi guerra immaginari ironia Italia lettera libertà memoria parole PD pensiero Poesia Politica psiconano racconto ricordi satira Sicurezza sindaco sinistra solitudine Spinola storia uno uomo-
Top Posts
-
Articoli Recenti
-
E’ solo un blog
Pagine
- Calendario del Blog:
- Dove sei
- La colonna sonora
- Racconti
- 1 – Annalisa
- 10 – Vita breve ed altre cose
- 11 – Una esile traccia
- 12 – La storia del pensiero
- 13 – La neve
- 2 – Jared, Orazio, Corrado.
- 3 – Greta ed io
- 4 – e negli occhi l’immagine
- 5 – La sera prima (accelerazioni temporali)
- 6 – Viaggio a ritroso
- 7 – Uomini e lupi
- 8 – Il coraggio della stupidità
- 9 – Quando passava di là non riusciva a resistere alla tentazione
Calendario:
Archivi



![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)

Mi dici in un orecchio i nomi veri? Qualcosa ho intuito, ma alla fine faccio casino tra idee e ideologie e li confondo!
)
E’ un orecchio troppo grande questo. Non sono certo che li conosci. Un giorno, impegni e malattie permettendo, ti inviterò in visità. Il mio ufficio apre quasi tutti i giorni al sunnominato bar in quella “città” di fantasia che è Spinola; frazione del mondo.