Non so se sia mitico ma è nordest. Magari qualcuno può essersi fatto, in rete o in qualsiasi altro luogo, un’idea approssimativa. Meglio essere certi di quello di cui stiamo parlando.
Se si prende in mano una carta geografica dell’Italia guardandola con attenzione… quel piccolo punto che si cerca di cacciare con la mano… beh! quella è Spinola. Una sorta di buco nel culo del mondo. Insomma una cacatina di mosca. Ci dormono ventiseimila persone circa. Ci vivono il dieci percento, sempre circa, a farla grossa. Qualcuno pensa che ne sia il centro, del mondo. Per un Veneziano come me, questo fazzoletto di campagna, terra di contadini e di periferia, la cosa risulta alquanto improbabile. Ma noi siamo genti pazienti e tolleranti. Vivo Spinola come fosse una città ma non riescono a convincermene. Ma ha i suoi lati buoni, Spinola: è una sorta di baluardo rosso circondato dalla marea montante leghista; da bandiere con la foglia di maria e cartelli senza la vocale finale. Una specie di barricata. Tranne che per le amministrative. Qui, questa sinistra dei miracoli, da dieci anni riesce a far eleggere il candidato degli altri; un candidato di centro spurio con arie di destra decisionista e, decisamente, muscolare.
Ora come ora, vedi calendario, si comincia a pensare per le elezioni. Non è mai troppo tardi. Il duemilanove è dietro l’angolo. Comincia… una sorta di effervescenza. Dall’altra parte (con una destra così divisa come non si ricorda nemmeno a sinistra, in Italia, in tutta la storia di tutte le sue numerate repubbliche) cercano di rastrellare consensi dell’ultima ora certi di non avere carte che, al massimo, per perdere senza troppo disonore, certi di essere alla frutta, di aver scontentato tutti, di aver varcato il confine della disperazione.
Invece dall’altra parte (la mia) non va poi bene come si potrebbe pensare. A sinistra non si sa come portare a casa, e tradurre in governo, il proprio serbatoio di voti. Si guarda increduli ai consensi come non fossero storici e veri. Si diffida su tutto. Naturalmente non si parla ne di programma ne tanto meno di candidato. C’è una corsa alla fuga. Lo slogan più diffuso è: “Ma non scherziamo”.
Mi sorge il sospetto che dal PD all’estrema, Dipietristi compresi, si sia tentati da nuove strategie. Elenco le due che a mio avviso paiono, al momento, le più probabili:
- Campagna conservativa che potrebbe consistere nel presentare il candidato dopo la tornata elettorale. Questo non permetterebbe di vincere, può farlo solo chi partecipa, ma permetterebbe si scegliere la persona giusta al momento meno rischioso.
- Campagna innovativa che potrebbe rivelarsi non priva di soddisfazioni e vedrebbe la candidatura dello stesso candidato del centro destra così, sia che si perda e sia che si vinca, lo si fa in buona compagnia.
Cercherò di tenervi aggiornati se si presenteranno delle novità. Infondo anche la politica ha le sue regole, cioè le sue tegole, ma sembra che la parola d’ordine: “queste elezioni non san da fare” abbia mostrato di non essere compresa e percorribile.



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[...] Giugno 2008 in Uncategorized Leggetelo. Emmedigi diventa sempre più bravo. E anche Marino. [...]