Strano mondo il blog. E’ solo quando nel post c’è un accenno autobiografico che non si sospetta che stai parlando di te; che perdi un nome e un cognome e persino il nick e non sei quello che sei. Per il resto sei tutto o niente e ogni giorno un diverso. Sei le figurine di una raccolta: tante facce diverse appiccicate allo stesso modo e tutte fanno un’unica storia distratta. Ammiro quelli di ibrid@menti che si interrogano, con tutto l’impegno possibile, su cos’è un blog. Sfoderano tutte le loro armi; producono dati e né fanno grafici; lineari, a torta. Un grande lavoro di grandi cervelli. Mi sembra incredibile. Mi sento un niente. Ho la massima stima nei loro confronti. Poi giro per la rete ed è tutto lì, proprio sotto gli occhi. Questo non è altro che un blog. Potrei dire: e questo, e questo, e anche questo, etc. ma sono troppo pigro per mettermi a riempire di link questo spazio. Ci limiteremo ad un esempio. Noi chi? Si usa il plurale, ma ci si parla addosso da soli.
C’è uno che arriva ogni giorno al mio sito cercando “tutto su quella gran troia di mia moglie“. Mi sono chiesto che avevo a che fare, io, con sua moglie per un po’ prima di realizzare cosa lo portava qui. Alcuni giorni fa, per fingere un tono colto al blog, ho scritto una cosa richiamandomi agli scavi della famosa e antica città di Troia. Ecco scoperto l’arcano. Avevo ragione nell’affermare che si dovrebbe cambiare il nome della città resa famosa dall’Iliade, anche per non deludere nessuno.
Mi contatta in chat una di novantanove anni. Novantanove anni è un’età fatidica. Molte donne che circolano per la rete, e nei suoi pressi e rivoli, dichiarano quella età. Il sospetto è che sia una rete gerontocratica. Lei, la donna, sembra in preda al ballo di SanVito. Mi dice: “parliamo“. Mi dice: “facciamo amicizia“. Mi dice: “possiamo fare in sacco di cose“. Cioè mi chatta tutte queste suppliche. Io non ho idea di quali e quante cose. So solo che uso la chat come un telefono scritto. Un po’ la cosa mi infastidisce. Non do confidenza e parlo cioè digito con due persone due. Un maschietto e una femminuccia che conosco, tra l’altro, molto. La sconosciuta mi dice che è una persona reale. Che ha cinquant’anove anni (se ricordo bene). Insiste. C’è una piccola disputa chattofonica sull’età. Mi sembrano comunque sufficienti, evito di dirlo. Dovrebbe comunque corrispondere all’età della ragione. Bene. Lei, la tipa della chat, cerca anche di telefonarmi con il telefono. Crea un casino. Suonano tutte le suonerie. Mica ho le cuffie e il microfono per skype. Glielo grido. Fiuuu…. Io sono pigro. Non faccio nessuna attività fisica. Vivo solo questa vita virtuale. Esisto solo nel web. Non lo faccio nemmeno nella vita reale, figuriamoci se sono disposto a fare qualcosa, sesso o altro, in modo digitale. Figuriamoci se posso sudare attraverso uno stupido computer.
Qualcuno lì racconta le sue emozioni. Qualcuno cerca (come quella lei della chat). Qualcuno saluta gli amici. Qualcuno compie gli anni. Qualcuno si ricorda e inneggia al duce (nostalgico). Qualcuno si rode. Qualcuno inveisce contro Berlusconi [ma va]. Qualcuno lo difende [ma va]. Qualcuno lo insolentisce. Qualcuno lo santifica. Qualcuno litiga con la tastiera. Qui e altrove si litiga con la lingua, ma si sa che l’italiano è un ambiente infido. Qualcuno cerca testardamente di inventarsi autore di satira (come se in Italia ce ne fosse bisogno e non bastasse la cronaca). Qualcuno cerca di crearsi una professione e una carriera. Da qualche parte, non ricordo dove, c’era una che postava un Fanculo al giorno. Solo quello. Nient’altro. Forse un fanculo al giorno toglie il medico di torno. Non sono riuscito a capire la sua “filosofia”. Non saprei da dove partire per inserirla in un grafico. Per ridurla ad un elemento di analisi. Per farla contare in un progetto. Strano mondo quello del blog cioè questo.
Parlavo con un amica, non quella, non la solita, un’altra, anzi un’altra ancora (ogni tentativo di depistaggio è reale). Una che conosco non nel blog ma proprio dal vero. Un’amica veramente amica. Proprio in carne e ossa e tutto il resto. Voglio dire con tutte le sue cose apposto. Non so se mi spiego. Una con le tette al posto delle tette, per parlarci chiaro. Una con un culo e persino con un cervello. Una con cui ci posso parlare anche col vivavoce e anche facendo due passi cioè senza avere a portata di mano la tastiera. Una che nessuno conosce, qui come altrove. Una che diciamo che se veramente c’è non c’è.
Io, a questa amica (di cui non farò il vero nome, come per tutti gli altri, perché non interesserebbe ad alcuno, e poi voglio evitare possibili querele), ho detto, “virtualmente”, un “ti amo”. Cazzo! mi è proprio scappato. Mi è uscito spontaneo. Non era una proposta indecente. Il sesso non centrava come tante altre cose. Non c’era nessuna malizia. E, ma forse, sono anch’io d’accordo. Come sono belle le bellezze dell’amicizia. Non c’era nessuna malizia. Veramente. Lasciamo stare i prima e i dopo e i segue e i connessi. Quelli, a dire il vero, fanno parte di un’altra storia. Di altre storie. Non centrano. Al momento sono come le perle e i porci. Ora tanto per stare nel gioco e giocare, ora facciamo finta che non si tratti di me né di Lei. Parliamo ipoteticamente. Non riporto la frase per intero che forse chiarirebbe ma al fine resta superflua. Lei mi risponde, sempre nel modo virtuale, anche un po’ molto ipoteticamente, che non mi devo azzardare a dirlo. Che posso dire “ti voglio bene”. Sinceramente, nello specifico, non cambia di una virgola. Le parole non sono pietre ma a volte infide come le serpi. Lei minaccia che si potrebbe anche incazzare. A parte il fatto che l’incazzarsi la renderebbe bella; ops. più bella, c’è il fatto che si prenderebbe un diritto che non ha. Che non sarebbe… giustificata. Ipoteticamente: il tutto, qui, ora, sarebbe anche abbastanza stupido.
Cioè era un semplice “ti amo”. Messo lì nel senso dell’amicizia, sul quale non varrebbe la pena tornare. Venuto spontaneo e bello. Messo lì nel senso di vicinanza (soprattutto in difficoltà). Di grande vicinanza (cioè un amo ma non amo tanto la donna ma quanto la persona). In fondo, la sua, non doveva essere nemmeno una vera ipotetica minaccia. E poi io sono tipo che ha una grande paura delle minacce, (questo nemmeno ipoteticamente) tanto da non riconoscere un vero tono minaccioso. Ma poi figuriamoci se mi possono far spavento le parole. Insomma era il più innocente dei “ti amo” che mi sia mai capitato di pronunciare tra i pochi “ti amo” che ho pronunciato nella mia vita. Forse il più bello. Forse il più vero. Certo il più innocente.
Giuliana “ama” il suo cagnolino, una bassotto rompiballe. Beh! non era proprio una cosa così. Bruna ama suo figlio, anche se non è proprio la cosa che le è riuscita meglio. Io amo (anche) mia figlia, ma mi rodono i suoi silenzi. Lei stessa, l’amica, ama andare al mare. Irene si ama allo specchio. Che c’è di strano? C’è anche chi si ama col pettine ed è una tratta da un post. Tina ama la fotografia e ama scattare fotografie. Eppure lei, come Annastella, che altri non è che bambola (ma non è un indizio o forse si), non ama farsi fotografare. Giustino ama prendere il caffè alle dieci del mattino. Mio nonno amava la regata storica e la Spal e faceva la schedina col giornale; naturalmente vorrei che le potesse amare ancora. Michele ama parlare di politica anche se non è che ne sa. Uno, troppo noto per essere nominato senza che venga riconosciuto, ama dipingere ma almeno lui lo sa fare (naturalmente nessuno è una persona vera, sono tutti archetipi). Un altro, che si crede egualmente noto, ma che comunque qualcuno potrebbe identificare, ama essere incensato e si crede dio; forse quando bestemmia se la prende con sé e si ama (in una sorta di masturbazione mistica). Martino amerebbe commentare e muore dalla voglia di farlo, ma non ha ancora capito come si fa. Gerardo ama. Per amare ama anche troppo. Ama saltando da un letto all’altro. Fatica a trovare il tempo per ritrovare quello di casa sua. Uno di quantità; Gerardo. Infaticabile lavoratore. A questo verrebbe da pensare che ci son donne che non lo fanno nemmeno con un amico e donne che lo fanno anche con un estraneo. Infatti Giovanna ama la sorella, ma molto di più, e più spesso, il cognato [punti di vista]. Lo stesso Martino ama compiangersi (lui di archetipi ne è almeno due). Infondo questo post è dedicato indirettamente anche a lui che riesce ancora a farsi meravigliare. Contemporaneamente ama scoprire le persone vere nascoste dietro i nomi fasulli (vizio diffuso). Michele amerebbe. Zazà amerebbe essere amato, si accontenterebbe di essere stimato. Aldo Fossaluppa ama definirsi socialista, spacciarsi per socialista; di quel partito è stato anche il segretario e ha avuto la tessera ed è tornato a comprarla. Il sindaco Taragnin ama abbaiare alle pecore e nascondersi nel gregge quando arriva il pastore. Il suo assessore Pinco Pallo¹ (la prudenza non è mai troppa) ama batterti una mano sulla spalla e non chiede mai più di trenta denari. Marc’Antonio, dissidente di rifondazione, ma dissente anche da quello che sta dicendo, ama la storia contemporanea, ma un po’ gli sta sulle balle perché ha cancellato i comunisti e lui non vuole farsi cancellare. Toni Schiavon ama il Partito (si noti la P) e non vuole sapere se viene tradito. Certo fuori dal gruppo -noi siamo una ammucchiata di sfigati- c’è qualcuno che ama far soldi. Il matto, che di tanto in tanto ama sedersi al nostro tavolo, ama parlare di sé e lui è sempre molte persone; anche diverse contemporaneamente, e tutte persone davanti alle quali anche i grandi dovrebbero sentirsi nullità. Il più noto di tutti amava il padre e la madre, ma con quel padre non è che avesse infondo un gran che bel rapporto. Finiva sempre che si trovava lui ad essere messo nella croce.
Io amo cazzeggiare. Ho delle lettere d’amore fasulle, nel cassetto, che non oso postare. Se mi avanzano due parole le dedico anche allo sconosciuto che passa. E gioco a giocare. Prendendo tutto questo -e in mezzo c’è il vero e il falso- e mettendolo in un blog non resta più nulla di vero, non resta più nulla di inventato. Sulla zuppa galleggiano stelline e pezzettini di persone; piccoli frammenti. Occhi. Unghie. Denti. Una costola. Odori. La sua cravatta migliore. Se un blog è un blog, cioè un diario elettronico, il padrone del blog può dire che cazzo vuole, compresa la parola cazzo, se non offende nessuno. Posso dire a te che leggi: “Ti amo” senza che “ti incazzi”?²
1] il noto Erberto Guidi
2] Anche se lo diceva anche Joan Baez e forse oggi non è più di moda.



![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)

e noi ammiriamo te
Mi hai preceduta… Stavo per scriverti l’avviso…
Il pezzo di oggi mi è piaciuto moltissimo e non mi sono arrabbiata….
Non mi devi ringraziare..
Buona giornata
Julia
Il pezzo di oggi è… scritto come mi piace scrivere
hai visto che sono riuscito a commentare!
ovviamente tu sai che io sono Martino, quel socialista che tu spesso sottolinei sotto un profilo che spazia tra il comico ed il tragico. non commenterò la tua visione irriverente circa il mio partito, visto che oggi approccio per la prima volta, con questo sistema di comunicazione.
Vorrei solo sottolineare questa tua, riferita al significato dell’amore, (non scomodando nemmeno, il buon greco Socrate con il suo simposio), prendo a tema, S.Francesco di Assisi, che come tu sai amava ogni cosa creata, ciò nonostante venne definito dal suo stesso vescovo, un uomo un pò fuori di senno. Ma come tu sai,poi è divenuto un santo venerato in tutto il mondo. quindi non avere paura mai di esprimere i tuoi sentimenti e nè sentirti in dovere di giustificarli.
mi è piaciuta molto, complimenti.
Martino
Benvenuto a Martino (finalmente) il quale ha delle cose da dire e penso che accetterà la sfida e interagirà. E poi, lui, in questa storia… c’era