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Scelta scontata.
Come ho avuto già modo di dire precedentemente sul dopoguerra italiano forse non si è scritto abbastanza. A mio modestissimo parere, nel nostro paese, avviene una sorta di secondo rinascimento. Cesare Pavese, poeta e romanziere, è, per molti versi, una figura centrale di questa rinascita della cultura. Non lo accomuna a Pasolini solo il fatto che scrivessero sia versi che prosa o la loro morte violenta anche se diversa.
Ho voluto accostare la più conosciuta tra le sue liriche con una canzone che amo particolarmente per come racconta l’Italia di quegli anni, veramente quella che precede e accompagna il boom, e perché al suo interno si ricorda come Pavese fosse riuscito a diventare “uno di noi”, cioè a entrare in relazione, anche strettamente empatica, con il lettore e le persone del suo tempo.
Cesare Pavese: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
22 marzo ‘50
Ivan Della Mea – Te se ricordet, Gioan, de me fradel¹
1] Dato che sembra che WordPress abbia deciso di smettere di emettere suoni posto un modo alternativo per sentire ugualmente il pezzo Te se ricordet, Gioan, de me fradel



![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)

Ho incontrato Pavese nella biblioteca della scuola dove frequentavo l’ultimo anno delle medie. Mi ha colpito il titolo di un suo libro “La casa in collina” e ho iniziato a leggere. Ho smesso quando non c’erano più libri di Pavese in circolazione che non avessi già letto.. Non posso dire di avergli dato allora il giusto valore ma adoravo il suo modo di raccontare.. In seguito molte cose mi sono risultate più chiare e forse più tristi.. E lui mi è rimasto nel cuore.
La canzone non l’ho capita molto.. Mi pare però che sia lo stesso autore di quella del gatto..
Buona notte
Julia
L’autore è lo stesso. Le canzoni del disco (1966 – Io so che un giorno) ripercorrono un po’ la storia di quegli anni. Ricordi… le storie che fanno la storia? E’ canzone politica. Di parte. Se è il caso ti farò avere testi e traduzioni.
buona notte
Mario
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
gli occhi che ultimamente mi sono diventati nemici
che temo, bramo, evito, distruggo
con i miei sogni andati
e la mia solitudine presente
Non mi lascerò tentare dalla tentazione; anche se la tua è una graziosa provocazione. Non mi lusingherò cercando di continuare per le “rime”.
Semplicemente accendono il mattino e mi tolgono il respiro, anche se qualcuno ha detto che sono solo occhi.
Con più spazio, sento che in qualche modo te lo devo, dirò cosa penso sullo scrivere versi, non dei grandi poeti ma semplicemente dei “sensibili”.