Come si sceglie un candidato.
Vediamo: come si sceglie un candidato? Io, personalmente, la penso così: poniamo che stiamo parlando di amministrative, poniamo in un piccolo comune come Spinola, poniamo che si avvicini la scadenza elettorale, supponiamo, ma solo come supposizione, che Spinola annoveri 26.000 (circa) abitanti, neonati compresi, poniamo che sia retta, senza addentrarci in troppi perché, da una famigerata amministrazione di centro-destra, poniamo che ci siano progetti per arrivare a 36.00 anime (circa) e strutture inesistenti, poniamo che non ci sia più nemmeno un millimetro quadrato non cementificato, poniamo che ci siano reali possibilità di vincere e che sia più facile farlo presentando un candidato giusto, poniamo che un primo slogan sia “più attenzione alle persone – meno interesse alle cose“, etc.
Tutto ciò premesso “Chi fa politica”, o chi possiede, almeno in affitto, un neurone, fa una prima selezione, pensa a quali persone ha avuto modo di conoscere o di cui ha sentito per sentito dire. Ne scarta quasi una buona metà poiché appartenenti all’altra parte politica (meno di metà perché è risaputo che dall’altra parte ci sono più braccia che cervelli). Screma il restante di chi non da nessuna garanzia di non passare all’altra parte politica (numerosa, in questo caso, la popolazione degli ex socialisti a prezzi modici). Di quello che rimane comincia a ragionare sulle capacità: intelligenza, scolarizzazione & cultura, pedigrì, immagine & comunicatività (oggi ci vuole pure quella, con un pizzico di ruffianaggine, ma contenuta), benevolenza delle parrocchie, quanto sono personaggi in qualche modo già pubblici, autonomia dai partiti, etc. Pesa i pochissimi che rimangono e comincia la sua scelta partendo dal primo nome in lista per qualità. Se la prima risposta al primo approccio è no!, meglio un no! secco, inorridito, il candidato ha fornito la risposta giusta; mostra di essere non esageratamente ambizioso; si deve ricordare che si cerca una figura per dare un servizio alla città e non un gaglioffo troppo preso di sé; vanesio.
A questo punto si lavora a convincere la persona. In caso di insuccesso si passa al secondo della lista, ma bisogna saper insistere e trattare con pazienza e in caso di successo, dopo faticosa opera di relazione, la persona che si sente chiamata ad un dovere da cui non trova il coraggio ne la vigliaccheria di rifiutarsi, sarà sicuramente il candidato perfetto. Si passa ai piccoli particolari come la cura dell’immagine: lo si manda dal parrucchiere, si fanno una serie di foto, e ripeto foto, e dai provini si sceglie quella in cui è riuscito meglio, un po’ sicuro di sé e un po’ suadente, sbarbato di fresco, con addosso l’abito migliore, lo si invita a cominciare a farsi vedere più spesso in pubblico, soprattutto in quei luoghi frequentati come gli androni dei supermercati e i sagrati, e a mostrarsi affabile, etc. Se si renderanno necessarie le primarie ben vengano le primarie, a nessuno hanno mai fatto male, sarà candidato alle primarie che tanto uno così le primarie le vince alla grande, certo, se non ci si mettono di mezzo le nomenclature. Se invece sul nominativo convergono, fin da subito, i consensi di tutti allora si può direttamente passare alla fase successiva, sarà cioè direttamente il candidato a sindaco di tutti, risparmiando tempo e quel finto passaggio fintamente democratico dove si sceglie chi si ha già deciso di scegliere. E’ semplicemente con questo procedimento che abbiamo già individuato il volto del candidato che vorremmo anche se non abbiamo ancora trovato un nome.
Prima ancora della lista:

Ora possiamo a buon diritto dire:
Vinca il migliore
Consapevoli di aver lavorato bene e, soprattutto, di aver scelto il candidato migliore.
P.S. a vederlo sembra bene, a parlarci sembra meglio, spero che a conoscerlo sia meglio ancora.
-
Già prenotata la magnum. Già pianificato il trasloco.
Qualora vincessero o partecipassero, in qualche modo, alla vittoria nego recisamente che i rifondaroli siano intenzionati a interrompere l’organizzazione delle consuete gite semestrali del Comune a Lourdes e quelle annuali in terra santa, per informazioni rivolgersi a Gustavo; sembrano solo decisi di affidarne la cura all’ETLI. In risposta il parroco nega che, naturalmente, espletate le elezioni, saranno accettati a messa con le bandiere e gli striscioni. Sembra comunque ancora disposto a discuterne. L’ANPI assicura che anche gli ex repubblichini saranno considerati morti e che ognuno, alla spicciolata, potrà commemorarli il due di novembre, purché, si intende, morti; per i vivi augura loro di recarsi presto a trovare i loro cari.



![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


nella mia piccola esperienza politica, fui contattato per candidarmi in una allora lista pubblica, con spiccata connotazione di sinistra. credo la richiesta mi sia giunta solo per il consenso che avrei ricevuto tramite i miei parenti, (siamo numerosi) non ho altre spiegazioni infatti non mi avevano mai nemmeno sentito parlare una volta.
) torno dopo mario, voglio leggermi con attenzione tutto.
Mi sto esponendo fin troppo. Credo che il disegno stia diventando chiaro. Sono partito con due amici al bar. Per fortuna ci sono persone che mi credono (?) e stimano.
ciao
OT
Ciao Mario. Purtroppo ultimamente non riesco a seguire il blog come un tempo.. Ma ci tengo a non perdere nulla almeno di ciò che più apprezzo.. Quindi, in blocco, mi è piaciuto:
“Sulla strada” moltissimo
“Permesso mi scusi”…
“La ragazza di Bucarest” e “Del piccolo rock” di cui ho apprezzato in particolare la storia..
A presto e buona serata
Julia
mario, se hai questa intenzione dovrai abituartici. ci vuole stomaco.
Gians: ho pagato tutto. Forse molto di più. Dovranno abituarsi che io non mollo. Ad ognuno le sue abitudini. Stavolta le possibilità sono buone per… ristabilire la legalità. La parola può apparire grossa.

Julia
grazie di tutto e buon tutto, anche quello che taccio quando il silenzio vale più che le parole.
N.B. su Del piccolo rock. Per quanto faticoso, a volte fa bene ammettere di aver sbagliato.
Mario