Magica è la notte ma nemmeno la politica scherza.
Se non s’è più parlato più di Spinola, qui, non è per una sorta di timidezza, o di diffuso pudore. Quelli che ne parlano lo fanno ai pettegolezzi. In fondo una città, seppure piccola, si riconosce anche e soprattutto per quelli; nei suoi vizi. E’ lì che riscopre la sua vera identità. Nelle storie di letto e di corna. Storie che non sono mai state troppo frequentate, qui. In fondo cos’è una macchina ferma in una piazzola, al buio? E’ nient’altro che una sorte di piccola poesia della memoria. Sono talmente rare che rischiano d’essere i posti più affollati. Tutto il resto sono case su case. Rumori e grida. Un formicolio cieco. Altro posto non resta se non il sagrato dopo le funzioni; d’altro canto il posto più adatto per denunciare i peccati e i peccatori. A prestarci orecchio ne escono di storie da raccontare. I mostri si annidano sempre dietro quattro mura, all’interno di un quadretto domestico. Dietro l’aspetto del bravo marito e del buon padre di famiglia. Sotto le vesti e, appunto, nelle mutandine dell’irreprensibile casalinga. Ma tutti sono in fibrillazione: in orgasmo per quella che chiamano ancora democrazia. Si vota. Beh! non proprio tutti. Qualcuno, come sempre, vive le cose di tutti in modo differente. E ne ha piene le palle. Ma sono gli altri a fare i rumori della città. Sembra quasi una città viva e vera. Invece è solo la parvenza di una città. Come dice sempre e ostinatamente Lei: solo un racconto ironico di una realtà parto della fantasia.
Gira da tempo un tipo strano. No! nulla di preoccupante. Per esserlo è innocuo. E’ solo uno di quelli che raccontano rodomontate. Che le spara grosse. A saperlo nemmeno ci si farebbe caso. Al massimo un alzar le spalle. Il fatto è che te lo ritrovi. Giri l’angolo ed è lì. Vai a vedere un balletto – il massimo della mondanità qui a Spinola – e ti appare nel palco con un opplà. Te ne vai a correre al mattino presto, un po’ per l’aria fresca e un po’ per startene in santa pace, e te lo ritrovi al tuo fianco. Vai al bar ed è sulla porta. Non che entri, non aspetta nessuno. Da appuntamento alla gente che non viene. Nasconde le mani. Poi dice che mica è stato lui. Poi dice che sì! che è stato lui ma che scherzava. Insomma un tipo così. Uno di quelli che cerchi solo se hai una figlia brutta, ma proprio brutta, che nessuno vuole, perché speri che ci caschi altrimenti ci giri al largo. Che se ti invita per il caffè inventi persino un lutto anche se di quel caffè ne avresti veramente bisogno. Ché se parla non c’è rischio, la catalessi è certa. Se non fosse una cosa troppo azzardata per lui lo penseresti testimone di Geova.
Sembra, ma le voci paiono tutt’altro che infondate, che lo stesso si sia messo in mente di fare il sindaco. Beh! nemmeno questa sembra sua. Gliel’hanno messo in testa. Almeno ci prova, cioè lo fanno provare. Lui finge di crederci e lo fa che lo diresti convinto. Da un po’ circola persino una sua fotografia, formato gigante (e senza lapide). Il nuovo che avanza; sorridente. Lì sorride e anche a sorridere ha quell’espressione ebete. Da bravo ragazzo che non sarà magari mai un genio, non avrà mai un lampo, ma almeno non si infila le dita nel naso. Al massimo lo fa assicuratosi che nessuno lo veda. E anche per foto dice lo stesso niente. Ma un niente garbato. Di quelli che se proprio devono almeno lo fanno di nascosto. Di quelli che glielo leggi in faccia quando cercano di fare quelli proprio furbi, perché l’espressione da furbo proprio mica la sa fare. Di quelli da cui non ti aspetti certo una marachella. Che si prendono la colpa al posto degli amici perché un aspirante colpevole così perfetto è persino raro trovarlo. Che anzi dicono in anticipo “sono stato io” che non si sa mai che qualcosa non resti mai impunito. Insomma non fosse fastidio sarebbe miserevole compassione. E lo riaccompagneresti a casa per timore che non ritrovi la strada o che resti in circolazione.
Certo che anche quella di Abigail Rose Clancy è stata grande. Che lui nemmeno sapeva che di secondo nome facesse Rose. E mica sapeva che, come per la favola, gli sarebbe cresciuto il naso. E poi tutti a riderci. Carina era carina, anche troppo. Troppo perché basti cambiarle il nome. Con lei era impossibile vederlo. Nemmeno se gli avesse parlato in italiano che è lingua che lei non conosce affatto e lui non mastica troppo bene. Certo non era farina del suo sacco. D’altronde quel sacco vuoto e stato lasciato da lungo in un cantuccio. E poi chi non si è mai fatto passare per una simpatia di una gran gnocca? Il gallismo italico. Siamo tutti tentati di raccontarla alla grande. “Pfui!!! Sai quella… Io… quante ne voglio”. Frasi così se ne sono sentite a uffa. Ci si ride sopra. Si finge di crederci. “Pensava di essere ad Arcore”. Le sue grandezze. O alla villa Certosa. Con tutto, cioè quel poco, all’aria. La trovata della povera, e bella, Rose è stata una grande trovata ma si sa che le bugie hanno le gambe corte. Certo non quanto quella di far scrivere una lettera senza che il mittente lo sapesse. Una lettera che invitava i cittadini, naturalmente, a dare la preferenza al suo schieramento. Ma lui non si sarebbe accontentato di così poco come farla scrivere senza che lo stesso mittente sapesse. La fa scrivere ad un verde per invitarlo a invitare a sostenere gli assassini anche dell’ultimo albero, dell’ultimo filo d’erba, se non vengono fermati prima. E alla fine potrebbe anche arrivare a sostenere che l’avrebbe avvertito, il mittente, cioè l’ignaro scrivente, non fosse che per il piccolo particolare quasi irrilevante: lo stesso scrivente risulta deceduto.
Insomma non parlassimo di una città di fantasia, quando ci riferiamo a Spinola, non fosse questo un semplice racconto ironico e non ci si riferisse puramente a personaggi immaginari ci sarebbe di che preoccuparsi, ma così, come stanno le cose, non ci resta che ridere, oppure, come dice il povero comico, piangere, o almeno toccarsi affinché non capitino mai cose simili nella realtà.
Conosci Abigail
19 Giugno 2009 di Mario



![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)

