Era un vero giallo: il morto era un morto cinese. Era un vero rompicapo. Il cadavere era stato colpito tre volte al petto e dai fori era fuoriuscito abbondante sangue. Indubbiamente la pistola era l’arma del delitto. Le impronte rilevate sul calcio erano nitide ed indiscutibilmente sue. Allo stesso modo anche quelle sul pomo della porta e sul bicchiere di cristallo conducevano a lui. Quelle sull’altro naturalmente erano del morto. Sul terzo c’erano tracce di rossetto ma questa era una pista che non si poteva che escludere. Come in ogni grande mistero la porta era chiusa dall’interno e il riscaldamento acceso. Non aveva servitù fissa e non era il giorno della donna delle pulizie. I piatti erano rimasti da lavare nel lavello. Oltre a quella del morto in strada c’era la sua macchina con le chiavi nel cruscotto come avesse fretta. Non s’era curato di cancellare nemmeno una traccia e anche sul campanello era rimasto impresso il suo pollice. L’evidente presenza di una donna portava a pensare ad una storia di una donna in due. Ciò che rendeva tutto più complicato era che lui era morto due giorni prima del cinese. Sembrava un film montato distrattamente. Era curioso di conoscere la fine ma quella era la realtà. Che ci provasse il commissario che si credeva tanto intelligente.
Il giallo
3 agosto 2009 di Mario





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