Gran brutto mese il mese di novembre. Il mese dei morti. Ormai andava sempre più raramente a visitare la propria tomba. Non c’era più nemmeno la foto, ma quella l’avevano fatta sparire subito. Gli metteva tristezza la pietra spoglia. Come se fosse stato cancellato, ancora. Come non fosse mai stato. Per quanto si dicesse non sapeva scrivere lettere d’addio. E nemmeno era bravo per le storie gotiche. Infondo aveva una simpatia per i romanzi d’appendice. E aveva finito la voglia di scriverne, ma era ancora un ragazzo.
Lui pensava che quel suo sguardo chiedesse aiuto. Non sapeva ancora. Ma chi può sapere? E pensava che il suo silenzio fosse pieno di parole. Così gli aprì la porta e lo invito ad entrare. Lo fece sedere alla sua tavola. Si premurò che non avesse freddo. Gli offrì il suo cibo dividendo il pane e il vino. Gli cedette il suo letto, e per giorni e giorni lo trattò più che come un fratello. E lo vestì per ripararlo dal freddo. Gli disse dove teneva i soldi. E lo presentò anche agli altri pregandoli di trattarlo come se fosse stato lui stesso. Nessuno l’aveva riconosciuto. Quegli occhi sembravano miti e lo aveva assicurato che avrebbe avuto cura della casa. Doveva essere tranquillo ma non lo era e si rimproverò di quello. E aveva creduto di vedere, negli occhi degli altri, solo un po’ di invidia, e di gelosia. In realtà il suo volto non era un vero volto, in realtà non era. Così, d’ignoranza, li aveva traditi tutti.
Quando era tornato dal lavoro aveva trovato la casa vuota. C’era quel vento freddo che c’è in certi giorni di novembre; che entra fin dentro alle ossa. E l’acqua era salita fino a invadere la terra. La pentola era fredda sopra il focolare spento. La casa in disordine. Il letto disfatto. Di lui nessuna traccia. Di lei nessuna traccia. Sulla tavola nemmeno due parole. Il cane era impiccato al fico nella corte. Mancava anche la barca dalla riva, ma nessuno voleva sapere. Si lasciò vincere solo da una piccola apprensione per entrambi. Temeva per saperli soli. Solo per se non temeva la paura. Aveva sentito parlare dei lupi ma le credeva storie di altri tempi. Piccole voci correvano nelle strade. Aveva guardato il cielo e quello aveva un grigio da aggiungere apprensione. Si lasciò andare come si lascia un abito ormai logoro; svuotato. Solo molto dopo avrebbe saputo. Aveva finito di tradurre quel diario. Non aveva avuto bisogno di guardare il calendario, e non gli interessava di sapere il giorno.
L’avevano trovata pesta non molto lontano, ed era stato lui. Nemmeno quelli che l’avevano soccorsa erano stati buoni con lei. Anche i suoi occhi erano pesti, erano occhi di una donna che aveva sofferto, erano occhi a cui avevano succhiato l’anima. «Lui non mi ha costretta e io ho perdonato». Poco importava, non la poteva più sentire. Allora l’aveva maledetto; anche lei era ancora ragazza. Lo era quando era sparita dalla sua casa. E lui le aveva promesso di proteggerla. Ma non si dovrebbe morire a vent’anni; eppure aveva preso la corda e se l’era stretta contro. Pronto per quella terra arida e sconsacrata. Niente aveva più una ragione ormai, pensò troppo frettolosamente; aveva già versato tutte le lacrime che poteva piangere. Non aveva più alcuna ragione tranne quella di cercarlo. Certo non avrebbe più riavuto le cose indietro. Il passato sarebbe rimasto per sempre passato, e a lui restava quello: era solo padrone di una preghiera che non aveva mai imparato abbastanza bene. Ma non era di se che provava pietà e non era più un ragazzo ormai. Non era nemmeno più lui. Nel dolore si cambia. E sapeva ormai che solo i morti possono dare la caccia ai morti. Gli dava coraggio sapere che non c’era ormai abbastanza mare per nascondersi.





![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


E che non ti piacevano le storie gotiche!
Ma chi riesce ad avere di più, il suicida o il vampiro? In sostanza chi è più uomo? In questa storia, poi, vince il bene o vince il male? Chi resta padrone della storia? Certo domande inutili, ma sai io sono solo una donna e non so fare di meglio.
Buona giornata Ross
Solo nei romanzi gotici, come in tanto cinema, c’è sempre il lieto fine. L’eterna lotta tra il “bene” e il “male”, nota le virgolette poiché tutto è relativo, non finirà mai. Diversamente non sarebbe eterna. Una cosa unisce i due personaggi, quelli che definisci il suicida e il vampiro, sono entrambi non morti, proprio con nel romanzo di Bram Stoker. Condannati a vivere una non vita. Il loro destino, nel breve e modesto racconto, voleva essere meno definito. Non è poi così certo che si tratti di suicidio, come il vampiro è chiamato così solo nel titolo. Che poi la storia non ha mai padroni, al massimo testimoni e narratori; a volte tessitori. Lo so che sei solo una donna e non sai fare di meglio ma come ben saprai il “male” contagia. Quello se n’era andato con un sogghigno beffardo, che pareva un po’ forzato, dicendo nei confronti di quella donna-vittima: “non fossi donna saresti un individuo intelligente”, ma era sua questa affermazione che probabilmente non avrebbe detto se altri avessero potuto ascoltarla.
Buona giornata