Quando ti metti alla finestra. Guardi e valuti. Non sei più un uomo; quando osservi gli altri. Ti senti dio. Pronto a condannare. Inflessibile. Giudice.
Ricordi. Frammenti. Distanti. Nel tempo. “Per sempre”. Come per ogni fine. Ogni addio è per sempre. Certi non lo sono mai. L’impossibilità di dimenticare. Come una malattia. E come un sapore. Un odore. Una voce. Tutto ti porti addosso. Del tempo. Un tempo; da cui è impossibile liberarsi. E’ per prima la voce ad affievolirsi. E’ strano. Un diario. Tutto si trasforma. E una canzone. Tra tante una. Resterà. Crescerà. Anche se tu non lo vorrai. E ancora tempo. Troppo tempo. Provare. Forse dei rimpianti. “Non ti scorderò mai”. Essere giovani. Tornare sui propri passi. Frugare. Tacere. Si vive; ugualmente. Ad ogni costo. Testardamente. Si sopravvive a se stessi. “Devo ripartire.” –questo invece glielo aveva detto. E anche lei lo sapeva. Ognuno segue il suo destino. Proprio come dio si era nascosto dentro se stesso. C’è sempre qualcuno, che parte. Qualcuno che resta. Qualcuno che non tornerà. E poi le cose. E quel mare. E la vita. La vita è fatta di piccole cose. Le cose che paiono giuste. Quelle che sono sbagliate. Lo si sa solo dopo. Il piacere di ricordare. Il dolore del ricordare. Il rimorso dei ricordi. Quella lettera mai scritta. Una lettera mai arrivata. E gli anni incolonnati. Uno dopo l’altro. Non ci sono parole che bastino. Non basta una poesia. Una sola poesia. Per una vita. Le strade dei ricordi sono sempre uguali. Allo stesso modo non lo sono mai. C’è qualcosa di più. Qualcosa di meno. Qualcosa di diverso. Imprigionato in quelle stanze. Anche dopo che era fuggito. Che era stato trascinato via. Aveva amato. Vinto. Perso. Si era arreso. Si era ribellato. Poi si era trovato sbattuto davanti a quello specchio. Alla sua immagine riflessa. Era stato tutto. Niente. E poi anche altre cose. Non è mai tempo per fare i conti. Forse ci sarebbe riuscito. Sapeva di mentirsi. Nell’istante stesso che lo faceva. Guardala la tua città. Non è più la stessa. I palazzi si capovolgono sui canali. L’aria diventa putrida. Guardala. E’ tutta colpa di una canzone. Un’altra canzone; questa volta. Anche questa amata. Diversamente. La casualità. Non succede solo a dio. E’ solo colpa del cielo. Niente tornerà mai. Anche quella foto l’aveva perduta. Forse mai avuta. La foto? Lei? Solo quel tempo era stato il loro tempo. Un tempo breve. Un sorriso. Poco di più. Era bella. Bella! Comunque bella. E quella non era una canzone. Non certo la loro. Quei due ragazzi sono ancora solo là. Canta ancora Lucio. Anche questo è amore. Disperato amore.





![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


Siamo nella fase dei rimpianti di un’età passata che mai più ritornerà?
lo so.
Beh, anche se fosse così ne avremmo diritto, quello che siamo è frutto di quello che eravamo e a raccontarla è una grande storia.
Ma tu ti ricordi davvero cosa provavi quando eri un ragazzo?
Il malessere di vivere di quell’età?
A proposito chi è quella ragazza che guarda così intensamente il sole?
Sono domandona stamattina
Non siamo nella fase dei rimpianti. Non è la mia storia ma la storia di tanti. Anch’io ne ho vissuta una simile e ringrazio la mia stella di avermela data.
Sì! io mi ricordo davvero cosa provavo allora; il malessere di vivere di quell’età; le emozioni; molte cose, persino le mie presunzioni. Come nel racconto: suoni, persino odori. Anche il mio, quello, è stato, meglio è diventato un amore disperato.
Quelle canzoni sono state le mie canzoni. Una mi ha sempre frugato dolorosamente in cuore.
Non è molto importante chi è quella “splendida e bellissima” ragazza che guarda così intensamente il sole. E’ una ragazza che ho conosciuto, ma anche questo non importa. Vuole essere l’immagine di una donna che con la sua bellezza può fare impazzire molti cuori. Che abbia stregato il mio conta poco.
Oggi ho incontrato una donna che con la sua bellezza è riuscita a farmi scordare completamente quella ragazza e quel “antico” amore.