“Tu pensi che io sia stupida? Tu credi proprio che io sia stupida? Li conosco quelli come te. Le dici… poi le cambi… con il momento… nemmeno so perché ancora lo faccio… Forse per lui. O perché mi mette ancora una mano… Poi torni… cara di qua… dolce di là. Non ho niente e te la ridi, magari. Proprio come… vieni qui, credi… un albergo. Quante volte l’ho detto. In quante l’avremmo fatto. Poi viene il momento… e non resta altro. Non rimane nemmeno una ragione. Non resta nemmeno la voglia… la voglia di litigare”.
Non aveva mai afferrato il senso e il perché di quella sfuriata.
E non chiamarmi… donna
28 aprile 2010 di Mario





![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


proprio sicuro di non aver dimenticato nulla?
non si capisce, no…
forse non voleva farsi capire
o forse cercava di giustificarsi
oppure in quel momento chi ascoltava non connetteva…
Quasi sempre le liti non hannp ne capo ne coda.