N.B. Forse serve a meno che poco ricordarlo ma è un po’ che riciclo questo materiale vecchio, per pigrizia e allora, ma per evitare le solite domande imbarazzate, tanto vale tornare a precisarlo. Tempo fa, circa un paio d’anni, forse tre, un amico mi chiese di collaborare al suo sito rivista (più volte citato e oggi morto) con una serie di racconti. Scrissi allora questi raccontini chiamandoli Profili. Erano volutamente brevi, e in alcuni casi, soprattutto inizialmente, brevissimi, per una sorta di polemica: dimostrare che si può dire qualcosa anche in poche righe. C’era anche un altro scopo: pensare al mezzo. Ritenevo, allora, che un buon post dovesse comunque essere contenuto in una schermata. In seguito, spesso, ho badato più al divertimento mio, ovvero al gusto che mi da giocare a scrivere, che a relazionarmi al mezzo, in questo caso informatico. A quel tempo inviai all’amico questi raccontini, circa duecentocinquanta, qualcuno in più, ovvero il lavoro di circa un mese delle mie ore libere, affinché potesse scegliere. Poi, per vicissitudini umane, cioè caratteriali, ne sono stati pubblicati meno di una decina prima che smettessimo di collaborare. Loro, i Profili, sono rimasti nel cassetto e allora, quando è più forte la pigrizia, ovvero qualche volta, o sono distratto d’altro, quasi sempre, come la brama di vivere, riciclo quel materiale. Tutto questo per dire che scelsi di usare il meno possibile questo blog come un diario elettronico, pur evitando di parlare generalmente di politica o attualità. Volevo e amo parlarmi addosso. Resta il fatto che niente, o quasi, di quello che allora scrissi, e oggi pubblico sotto il titolo di Profili, ha riferimenti con la mia vita personale, almeno diretti. Sono solo e semplicemente racconti partoriti da una fantasia forse malata.
Da quando il suo povero Giorgio se n’era andato nessuno aveva potuto occupare il suo posto a tavola. Lei aveva continuato ad apparecchiare anche per lui sul lato corto perché sapeva che sarebbe tornato nonostante gli occhi di compatimento dei figli e/o dei parenti quando la venivano a trovare e si fermavano per mangiare. Quando additavano verso quella vuota attesa lo facevano come per un rimprovero ma avevano smesso, per stanchezza, di rinfacciarglielo. Lei doveva ammettere di non aver mai voluto dar a nessuno alcuna spiegazione né tanto meno circa la sua certezza.
Quando Giorgio tornò era sola in casa ma non le interessava dimostrare quanto avesse avuto ragione o che le venisse riconosciuto alcunché. Aveva preparato il ragù come piaceva a lui e le bastava vederlo lì, al suo posto.





![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


Quando aveva chiuso la porta alle sue spalle, aveva giurato a sè stesso che non sarebbe mai più tornato Aveva sentito un senso di liberazione, di leggera euforia. Non se n’era andato per un’altra donna, anche se, in effetti, un’altra c’era. Lasciava la sua casa, ma soprattutto lasciava lei, con tutto quell’amore, con tutta quella dedizione soffocante. Era discreta, parlava poco, perfino quando facevano l’amore godeva sommessamente, quasi nascondendosi nella sua spalla. Semplicemente non poteva più reggere tutto quell’amore ingombrante. lei viveva per lui e per i suoi figli. Lui cercava altro, cercava una donna decisa, non accondiscendente. aveva voglia di discutere, litigare, mandare affanculo qualcuno, sfogarsi. Con lei non ci riusciva. Lei lo assecondava sempre, come un cane fedele. Aveva vissuto con l’altra, che gli piaceva moltissimo, che godeva forte, che non gli lasciava mai l’ultima parola. L’altra: indipendente, libera, a tratti perfino spregiudicata. L’altra: che lo mandava a quel paese se lui si lamentava di non avere una camicia stirata da mettersi, se mangiavano troppo spesso fuori. Per l’altra non era mai abbastanza deciso, abbastanza ricco, abbastanza bello, abbastanza intelligente. Non aveva resistito a lungo. Un’altra porta chiusa alle sue spalle, ma senza euforia, con un senso di amarezza e solitudine profonde. Era rimasto da solo. Si godeva un po’ di libertà, un po’ di sano fancazzismo. Si arrangiava da solo e lo faceva piuttosto bene. I figli lo venivano a trovare, gli parlavano di lei, del vuoto che non restava tale, perchè lei si comportava come se la sua assenza fosse solo temporanea, casuale, involontaria, come un lungo viaggio all’estero. Piano piano si fece strada in lui la consapevolezza del peso di una solitudine amara. Lei non si sentiva sola. Lui sì: svuotato, inconsistente. Gli mancarono le piccole attenzioni, il modo di lei di accoglierlo dolcemente tra le sue braccia, di coccolarlo perfino. Se n’era andato per troppo amore. Era il momento di ritornare per ricambiarlo. Si sentiva di farlo. Voleva essere amato per quello che era. Voleva amare di nuovo.
SCUSA SE MI SONO PERMESSA… mi divertiva vedere la storia dalla parte di lui. in poche righe.
Spero non ti dispiaccia…puoi sempre cancellarlo. Ciao.
P.S. scritto di getto e non riletto.
anch’io amo parlarmi addosso.. ancora meglio, scrivermi addosso. e penso che si noti
Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c’è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.
Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene a tutti coloro
che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell’anima mia…
Aspettami.
E non t’affrettare a bere
insieme con loro.
Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare
semplicemente come nessun altro.
Konstantin M. Simonov
Io non ho mai provato quello che prova la protagonista.
-> rebirth010: nessun bisogno di scuse. I miei personaggi vivono solo all’interno dei racconti. Il tuo è un altro racconto. Diverso. Completamente. Con tutto il diritto di essere. Sono anzi contento di ispirare e/o stimolare, anche se non è proprio dalla parte di lui. Il mio lui non c’era più. Era un lutto. Nussuna controindicazione.
-> Ross: aspettare può essere una virtù e/o una condanna. E’ il dopo che riscatta le nostre azioni. Comunque grazie per i versi.