La cometa
piccola operetta morale
Il modo si era come corrotto, forse la colpa era stata del passaggio della cometa. Io ero tentato a dar colpa di tutto a quell’avvenimento astronomico perché quella notte mi successero veramente alcuni fatti strani e inspiegabili altrimenti. Avevamo un canarino bello vispo e pieno di vita a cui mio figlio aveva dato il nome di Pavarotti. Aveva sempre cantato a becco spiegato fino a quella notte. Prima che andassimo a letto aveva cantato per l’ultima volta. Il mattino seguente lo trovai steso sul fondo della gabbia. Fui costretto a dire a mio figlio che avevo dimenticato la porta aperta e quello se ne era volato via. Che forse, probabilmente, prima o poi, sarebbe tornato.
Non che io sia uso a incolpare delle cose il sopranaturale. Semplicemente non sapevo darmi una spiegazione razionale. A quello e a tutto il resto. Anche perché m’ero destato insolitamente da un sogno che mi aveva lasciato in un piacere lascivo; eccitato. Ma inizialmente avevo pensato che forse era solo una mia impressione o, ancora, era cambiato solo in me e attorno a me perché non avevo notizie differenti e che smentissero queste mie riflessioni. Eppure la gente mi sembrava presa da una strana e insolita euforia e aspirazione a vivere. Da una nuova fretta. Per essere più espliciti semplicemente da una curiosa e anomala frenesia che almeno io non avevo colto in precedenza.
Qualcuno dirà che sono un sognatore, un illuso, che non sono sufficientemente smaliziato, per la mia età, e che avevo cercato di vivere in un mondo su misura. Forse è in parte vero eppure le coppie che mi circondavano, prima erano coppie, come si dice, regolari. I rapporti erano rapporti rispettosi e normali di coppia. Quelli che ci si aspettano tra coniugi o fidanzati. Poi, una dopo l’altra, in breve tempo, di quelle coppie non sono rimasti che detriti. Erano scoppiate. Da quelle tranquille coppie erano uscite altre coppie e mille altri rapporti complessi che si intrecciavano; e rapporti cosiddetti clandestini.
Ritenevo (e ritengo tuttora) che per i nostri anni l’unica eccezione dovrebbe essere rappresentata dai giovani che, anche per età, hanno relazioni instabili, in continuo mutamento. Perché si sa che anche gli ambienti che frequentano invitano, per così dire, alle distrazioni e alle divagazioni. Quella musica a volumi insopportabili e quei suoni ipnotici. Inoltre le cose che ingurgitano in quelle piccole ore e che io non so nemmeno immaginare (e che Dio solo sa). Tutto insomma può diventare ricerca di emozioni e del piacere. Corrompere i costumi e le abitudini. Aiutare alla dissoluzione. E’ difficile crescere un figlio di questi anni.
Ora, come appena spiegato, sembra che mi sbagliassi e della grande (ma non può essere così) e che stesse cambiando il mio mondo. Mi sembra di vedere sempre nuove coppie, una enorme instabilità e precarietà. Coppie strane. Gente con gli occhi sfuggenti e un’aria clandestina. Confidenze esagerate. Allegrie. Mi sembra che anche ogni programma della televisione si sia fatto malizioso quando non sconveniente. Che si ammicchi sempre al nudo, ai rapporti e alla sessualità. Così come i giornali e la musica. Le edicole sono state invase da quelle riviste. Anche i notiziari della televisione; persino quelli. E’ difficile esser padre oggi.
P.S. In qualche caso nei commenti è stato osservato che i miei racconti brevi, quelli dei Profili e altri, paiono degli incipit. Allora allego un vero incipit; così, per divertimento. Quei raccontini brevi cercano di lasciare spazio a variazioni. Tendono a suggerire (sul tema); a muovere a variazioni. L’incipit invece lascia a metà aspettando un seguito. Ma forse è solo una cosa che mi racconto da me. Questo naturalmente è un vecchio scritto. In realtà è solo l’inizio del primo capitolo di un intero romanzo, veramente il secondo di due, che naturalmente non ho nemmeno mai pensato di cercare di pubblicare.





![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


è sempre stato difficile fare il genitore
solo che una volta bastava guardare cosa facevano gli altri e si imparava da quelli che ci erano più congeniali
è sempre stato presente il sesso, strisciante, nascosto, ma vitale e prolifico
il mio bisnonno era figlio di nn, cioè un figlio illegittimo
la servetta, rimasta incinta del padrone, o del garzone, o del contadino, lasciava il frutto del peccato ai frati
la mondana si offriva per strada o nei casini di quinta categoria
le nostre nonne, coi mariti emigrati, avevano intrecci coi pochi rimasti a casa
il prevosto aveva la perpetua
il medico condotto sceglieva a piacere
insomma, ordinaria vita sotterranea, ordine intatto
l’importante era non far sapere a nessuno quello che però tutti sapevano
per fortuna, il mondo si regge andora di sane pulsioni erotiche
altrimenti che ci staremmo a fare qui?
Cara amica
Essendo agnostico io non ho il senso del peccato, solo quello del rispetto. E’ tutto vero quello che dici, ma perché? Quello non è il tema centrale del libro, ma sicuramente lo è in questo inizio, in questo “incipit”. Il gioco è nelle cose che si fanno e non si dicono. In quello che condanniamo negli altri ma perdoniamo a noi stessi. In questa società bigotta. Senza “morale” sarebbe un altro mondo e dovremmo cancellare quasi tutta la letteratura. E questa vorrebbe essere letteratura. Senza morale e senza i tanti affascinanti luoghi comuni. E questo “sbagliamo” ci forniamo sempre, a volte prima, di una solida giustificazione. Io stesso sono figlio di un tentativo approssimativo e dilettantesco di aborto. Uno dei tanti settimini di quegli anni. Ero il ventre gonfio di mia madre al suo matrimonio. Il gioco è nell’ascoltare le chiacchiere delle donnette, e per donnette intendo le chiacchiere, anche quello di presunti omiciattoli. Poi dobbiamo noi stessi porre attenzione per non cadere nei luoghi comuni. Perché ci stanno intorno. Amedeo, il protagonista, scarica le sue ansie, i suoi dubbi sul passaggio della cometa. Gli serve a giustificare quello che appunto condannerebbe negli altri. Per fortuna la prosa si regge ancora su quello che neghiamo, sulla bugia, sulla negazione della realtà, sui dubbi, sulle tortuosità e le paure.
eh Mario, adesso voglio il resto, cosi’ non si fa…
Operetta morale eh?
Magari se sono fortunata potrei sbirciare tra le tue carte…
Questo genitore è proprio una mappazza di luoghi comuni. Ma in che mondo vive? O vorrebbe vivere? Si sa che stare in un ambiente di abitudini e cose conosciute, consente una maggior sicurezza. Certo che ancorarsi ai luoghi comuni porta a sentirsi confermare le proprie convinzioni. Crescere figli in questo modo vuol dire andare incontro a grossi guai, a meno che non si trovino figli a propria immagine e somiglianza.
Per quanto riguarda la cometa… ah su questo invece sono d’accordo mi ricordo bene l’ultima, quella che stava in cielo come un terribile presagio. Mese di marzo del 1997. Quello che successe nella mia vita non lo dimenticherò, qualcosa di più duro della perdita di un canarino. Allora a guardare la cometa nel cielo mi aveva fatto sentire annullata da un destino avverso.
A parte queste considerazioni, concordo con Martina sul fatto che i tuoi incipit non valgono perchè poi il seguito non si può trovare in libreria.
Non so che dire. Pubblicare non è una “mia” angoscia. Nemmeno un progetto. Ormai ho perso la dimensione del materiale che ho scritto per il piacere o per farmi compagnia. Il tutto non è nemmeno gestibile.