Mica lo sapeva perché la mamma volesse che lui… insomma… La storia era fatta di grandi che si mangiavano l’un l’altro: mica era un bell’esempio; di grandi come i soldatini. Lui non lo sapeva se voleva diventare grande e se voleva imparare tutte quelle cose; non gli sembravano un gran che belle ne importanti. I numeri che andavano con i numeri e tutto che diventava una noiosa filastrocca. E non sapeva cosa provava per la bella professoressa perché era una emozione nuova ma la guardava in silenzio e nemmeno respirava ma non riusciva a sentirla, era come se parlasse parole di vento. Certo stava diventando grande perché si sentiva diverso e anche la scuola non era la stessa delle elementari che lì sei proprio bambino. Così Giovanni viveva il suo mondo e cercava di costruirlo intorno. Quando gli avevano dato il tema, che lo avevano chiamato elaborato (quella mania di chiamare le cose con un altro nome quando le cose restavano le stesse), di raccontare della sua famiglia lui aveva raccontato di una famiglia che sognava. Sua madre era paziente con lui e ancora giovane e suo padre mica beveva e stava ancora con loro. Si chiedeva se era più veloce lui o se cambiava più in fretta il mondo. Questo si gli pareva un pensiero da grandi e non gli sembrava poi così difficile essere grandi.






![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


Ottima analisi del modo di pensare di un ragazzino e delle reazioni ad alcuni problemi che fanno parte della realtà di un ragazzo di fronte alla crescita e alla difficoltà di diventare adulto.
Lei è sempre molto buona e prodiga di comnplicenti.