L’appartamento era pulito, senza cure eccessive; uguale a molti altri. Posters di grafica e riproduzioni di contemporanei alle pareti. Mobili di finto legno; anonimi. Imbarazzo. Quando i carabinieri erano entrati avevano tentato di negare.
“Quale bambino?
Ma io non sono il padre”.
Nella stanzetta, nella penombra, è legato al letto. Ritto, in piedi. Gl’occhi gonfi, arrossati ma non piange più. Sorpresa e vergogna. Gl’occhi si dilatano nella smorfia delle ecchimosi. Le braccia smagrite. Segni bluacei e verdastri, rossi graffi. Il sudore bagna la maglietta strapazzata e sporca. Anzi un diffuso senso di sporco. Occhi enormi che si spalancano. Che si dilatano. E segni rossi anche sui polsi.
La madre piange: “Non volevo. Sono stanca, lavoro e lui piange sempre. Guardate i giocattoli. Non mi ascolta. Disubbidisce”.
Anche l’uomo piange ma la voce ne é meno rotta: “E’ vero… io non
sono il padre… non siamo sposati. Il piccolo…”
Piccolo, dice, e piangono. Il bimbo li osserva, ora, gl’occhi fissi e immensi …ma restano asciutti.¹
1] scritto l’ 11.04.1991





![MARINO: rumoridigente [voci di strada, rumori di gente...] Marino](http://emmedigi.files.wordpress.com/2008/11/mm_primopianobn20piccolo_ico.jpg)


Poche parole per una storia terribile.
Vengono a mancare, lo so, di fronte a certe follie.