La ricetta per il brasato è una sorta di delirio. Non che il delirio stia nella difficoltà. Non c’è niente di difficile in quello che si sa. Soprattutto nei compiti che normalmente sono affidati alle donne. E poi ci sono gesti che ormai diventano automatici. Il fatto era che a lui non piaceva nulla di quei lavori. Non ne fosse stato costretto, per necessità, li avrebbe evitati. Ma cucinare doveva se voleva mangiare. E anche tutto il resto anche se, il più delle volte, le cose restavano là. Le faceva per disperazione. Quando non ne poteva fare a meno. Come per i piatti. Se poteva le rimandava. Le rimandava finché era possibile rimandarle. La casa non si poteva dire in ordine, ma ogni primo venerdì del mese faceva il brasato. Aveva saltato il venerdì. Aveva saltato il sabato. La carne era rimasta nella sua marinatura. Era domenica e si accingeva a farlo. Non avrebbe voluto mai che la carne andasse a male. Erano già fin troppi gli alimenti che gettava. Il delirio non era nemmeno nei tempi di preparazione; non si imbarcava mai in manicaretti troppi elaborati. Era nei tempi di cottura. E c’era poi il costo del barolo. Si chiedeva da dove lo spremessero per avere quel costo. Si chiedeva… e in quel momento squillò il telefono. Due suoni acuti e uno greve. Due suoni acuti e uno greve. Cominciavano ad urtargli il sistema nervoso. Erano Carlo ed Elena. Ripose la terrina in frigo. I grani di ginepro galleggiavano avvizziti e tristi.
Il brasato
2 marzo 2012 di Mario





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Non sempre preparare il brasato e mangiarlo fa lo stesso effetto. Ne ricordo un volta, forse l’unica, il brasato di solito lo facevo con vino rosso, uno qualsiasi, ma quella volta lui aveva voluto farlo con il barolo e fu un tripudio, anche se il barolo era meno buono che un vino rosso qualsiasi