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Nazra 2017: Photos Firenze

30 settembre – 1 ottobre 2017

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il Nazra Palestine short film festival prosegue a Roma

 

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Nazra 2017: Photos Venezia

Presentazione Nazra Palestine short film festival
Lido di Venezia il 8.09.2107

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Nazra Palestine short film festival – Venezia

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introduzione di Moni Ovadia (vedi video)

In vincitori: da sinistra Seyed Mohammad Reza Kheradmandan, Basil Khalil, Hamdi Alhroub, Dina Naser e Guy Davidi

Monica Maurer e Massimo Vattani (giurati)
le foto della prima serata
le foto della seconda serata
le foto della terza serata

il Nazra Palestine short film festival prosegue a Firenze

 

Il pettirosso e l’Isola

22815364_10214891109771956_6937060464347600267_nMi muovo lentamente. Parlo piano, anzi nemmeno sussurro. È lì impettito, orgoglioso. Zampetta, becchetta, svolazza e torna a fermarsi. Saltella sui gradini che sembra perso nella neve. Mi osserva curioso senza darlo a vedere. Si avvicina sospettoso, ma solo un po’. Si allontana sospettoso, ma non di molto. Sparisce appena qualche attimo e poi ritorna. Sembra che anche lui sappia. È riservato, se alzo il cellulare per fargli una foto mi dà la coda. Aspetto paziente. Lui mi bada e non mi bada, indipendente, ma non smette mai di stare allerta con la coda dell’occhio. Poi si lascia fotografare. Poi si Allontana. Poi torna per un’altra foto. È una sorta di lunga e lenta danza. Cerco di non fare nessun rumore. Non lo voglio spaventare. Tutto intorno rimbombano nell’isola i colpi dei fucili. I cacciatori sparano a qualsiasi cosa si muova.
https://www.facebook.com/MarioDalGesso/media_set?set=a.10214891113652053.1253761958&type=3&uploaded=7

 

Nazra LOGO 2L’adesione al PROGETTO NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL, da parte della Associazione Ecole Cinema, nasce da una esigenza di continuare l’impegno e la discussione già sperimentata negli anni precedenti su tematiche differenti ma sempre riferite all’educazione delle nuove generazioni. Il Cinema, infatti, come strumento didattico inclusivo, sostenibile ed intelligente, si rileva un mezzo utile per discutere di ciò che accade nel mondo e per comprendere meglio anche i piccoli “conflitti nascosti” che si annidano intorno e dentro di noi.
L’idea del Nazra FESTIVAL non poteva nascere se non da un cuore sincero, e dai tanti che ne hanno preso parte; Nazra è guardare con occhi nuovi la realtà delle cose, è portare lontano lo sguardo di un popolo che cerca una speranza di vita nuova ed è ancora il tentativo di aprire gli occhi dei nostri ragazzi su ciò che essi spesso rifiutano di andare a scoprire. Parlare di certi argomenti non è assolutamente facile e, soprattutto, non lo è in questo momento, dove la Difesa dei Diritti Umani si fa molto spesso calpestando il rispetto e la dignità altrui ,tuttavia, il linguaggio di Nazra è snello, veloce, è il linguaggio del cortometraggio, è il racconto in pochi minuti di film di storie intime, profonde, storie di uomini, donne e bambini, è animazione, video sperimentale, ma sempre una grande occasione per emozionare… capita, sì capita spesso di emozionarsi di fronte a molti dei film, e capita anche di incontrare persone straordinarie e di costruire ponti culturali al di là di quello che siamo… Venite ad aiutarci a mantener viva la memoria di un popolo che chiede solo di vivere la propria vita!

Nazra Palestine short film festival – Napoli

Giovedì 19 Ottobre, ore 9,30 – 13,30

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • World on fire” (Palestina 2016, 1’ 56”) di Juman Daraghmeh
  • “Paper Boat” (Palestina 2016, 15’) di Mahmoud Abu Ghalwa
  • “The pianist of Yarmouk” (Germania, Regno Unito 2017, 13’ 54”) di Vikram Ahluwalia
  • One Day in July“ (Italia 2015, 2’ 15”) di Hermes Mangialardo
  • The bus trip” (Svezia 2016, 13’ 40”) di Sarah Gampel
  • Madam El” (Palestina 2016, 15’) di Laila Abbas

 

Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 9,30 – 13,00

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60

“Voglio o’ sole” – (Ercolano –Na, 2017,5’) – Film fuori concorso
Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • “Entr’acte” (Iran 2016, 6’) di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan
  • Objector” (Palestina, Usa 2017, 16’) di Molly Stuart
  • Break the siege” (Italia, Palestina 2015, 19’ 58”) di Giulia Maria Giorgi
  • “Ayny – My second eye” (Palestina, Germania, Giordania 2016, 10’ 39”) di Ahmad Saleh
  • Black tape” (Danimarca 2014, 3’) di Michelle e Uri Kranot
  • Mate superb” (Palestina 2013, 12’ 58”) di Hamdi alHroub

Venerdì 20 Ottobre, ore 15.00

Casa Circondariale Femminile, Pozzuoli
Proiezione film Selezione Premio “Oltre le Mura”
“Somud u Ahlam”

monologo di e con Annette Henneman, Hidden Theatre

Sabato 21 Ottobre, ore 17 – 21

Basilica S. Domenico Maggiore – Sala del Capitolo
P.zza S. Domenico Maggiore

“Voglio o’ sole” – Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
InmmaPerformance
“Viaggiatori urbani”, adolescenti alla scoperta,

PROIEZIONE
FILM VINCITORI DEL NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL
e Premiazione

Premio “Giuria Giovani” – Premio “Oltre le Mura”
Con il contributo di Accademia di Belle Arti-Cuore di Napoli

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Best film – Palestinian author
Ave Maria di Basil Khalil
Best film – non-Palestinian author
One minute di Dina Naser
Look from Palestine (Palestinian author) documentary
Mate superb di Hamdi Alhroub
Look at Palestine (non-Palestinian author) documentary
High Hopes di Guy Davidi
Experimental: video clips/video art/very short/other
Entr’acte di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan

Omar Suleiman leggerà brani da “L’amore vola” di Mofid Fares
in conclusione piccolo buffet a cura di Amir, ristorante arabo, Napoli

Programma più dettagliato e maggiori informazioni sull’evento Facebook: https://www.facebook.com/pg/nazranapoli/events/?ref=page_internal

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Nazra a Bologna

E ora “Nazra Palestine short film festival” è a Bologna
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Nazra Palestine Short Film Festival
(Venezia, Firenze, Roma, Bologna, Napoli, Gaza)

24 cortometraggi internazionali dalla e sulla Palestina: fiction, documentari, d’animazione, sperimentali.
INGRESSO GRATUITO

Martedì 10 ottobre, ore 9
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Proiezione per le scuole
Mercoledì 11 ottobre, ore 17.30
Centro Amilcare Cabral, via San Mamolo 24
“Parkour: riappropriarsi degli spazi in Palestina”
con Hamdi Alhroub, Luisa Morgantini, Giulia Sudano, Stefano Casi,
Mercoledì 11 ottobre, ore 20.30
Kinodromo – Spazio Loft, via San Rocco 16
Prima serata di proiezione pubblica
Ingresso libero (riservato soci AICS)
Giovedì 12 ottobre, ore 10
Liceo Laura Bassi, via Broccaindosso 48
Il regista Hamdi Alhroub incontra gli studenti
Giovedì 12 ottobre, ore 20.45
Cineclub Bellinzona, via Bellinzona 6
Seconda serata di proiezione pubblica
Ingresso libero
Venerdì 13 ottobre, ore 16
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Terra di Tutti incontra il festival Nazra
Ingresso libero
Domenica 15 ottobre, ore 21.15
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65 – piazzetta Pasolini
Premiazioni
In questa sede sarà assegnato il Premio degli Studenti a cura del Liceo Laura Bassi

Promosso da Assopace Palestina, Associazione Restiamo Umani con Vik, Associazione Anémic (Firenze), École Cinéma (Napoli), Centro Italiano di Scambi Culturali Vik (Gaza), ArtLab (Gerusalemme), FilmLabPalestine (Ramallah), con il patrocinio dell’Ambasciata di Palestina in Italia, della Regione Veneto, della Regione Emilia Romagna, della Regione Lazio, della Regione Toscana e del Comune di Bologna e del Comune di Napoli, e in collaborazione con il Festival Ciné-Palestine di Parigi.
La tappa di Bologna è organizzata con Liceo Laura Bassi, Kinodromo, Ce l’ho corto, Cineclub Bellinzona, Terra di Tutti Festival, Cineteca di Bologna, Centro Amilcare Cabral, Associazione Memo.

Lo smartphone

So che nessuno mi crederà ma lo racconto ugualmente. Solo perché non riesco più a tenermelo dentro. Spero che la mia storia serva da lezione a qualcuno. Si dovrebbe essere sempre cauti. Diffidare delle novità. Il destino a volte è in agguato nei posti più impensati. Proprio dietro l’angolo.
Devo premettere alcune cose che possono sembrare ridondanti ma sono necessarie a comprendere questa storia. Con Leila ci conosciamo da quattro mesi. È facile intuire cosa mi ha colpito subito di lei. Non quel suo sguardo leggermente miope. Non il colore dei capelli e quella frangetta sbarazzina. Nemmeno il suo piccolo tatuaggio segreto che non si vede nella foto. Ci siamo. Cominciamo a entrare in argomento: Leila ama i tatuaggi come io vado matto per la tecnologia. Non c’è novità del mercato che non mi faccia correre emozionato a fare la fila per averla. Allo stesso modo io amo i suoi tatuaggi come lei ama il mio amore per la tecnologia. Insomma l’informatica è il mio paradiso, e anche il suo. È il mio più grande amore. Solo per i libri preferisco l’oggetto di carta.
Anche la prima volta che ci siamo visti aveva quel vestito. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Non mi dilungherò di più in presentazioni. Siamo rimasti a parlare davanti ad un martini ed io non trovavo le parole. Anche se non ho mai balbettato in vita mia quel pomeriggio sembravo un povero stupido tartaglione. Ma alla fine ho trovato la lucidità per chiederle di rivederci. La seconda volta è andata meglio. E ho scoperto che ama anche le tagliatelle. Non sapevo ancora nulla dell’altro tatuaggio. Come avrei potuto? Dopo cena l’ho accompagnata a casa e l’ho baciata davanti al portone. Ero all’ultimo cielo. Una così non si trova spesso. Parlare non è il massimo del suo fascino, ma resta di ottima compagnia. Perché, a volte, riesce anche a stare zitta. Certo è difficile stare veramente da soli. Isolarci. Passare inosservati.
Al quinto appuntamento l’ho fatta salire da me. Non ricordo la scusa che avevo trovato. Forse pioveva. Forse doveva farla. Aveva una camicetta bianca e la gonna. Le gambe abbondantemente scoperte. Stavamo prendendo un calice di rosso. Lei cinguettava garrula. Col suo telefonino in mano da cui non si allontana mai. Sì! ora ricordo, le ho indicato il bagno, dopo la porta rimasta aperta della camera. Io non la stavo ascoltando molto. Poi si accorge di cosa mi distraeva. Dove erano fissi i miei occhi. Cosa rubava tutto il mio interesse. Scoppia in una risata sazia: Tutti così voi uomini. e me le fa vedere. Senza preavviso. Senza che glielo chieda. Certo che stavo per farlo. Semplicemente mi precede e, con disinvoltura, le tira fuori. E quelle sbocciano appena sbottona il terzo bottone. Anzi esplodono. Così mi mostra per intero quel paesaggio montano. Certo che si può immaginare la mia meraviglia. Resto senza fiato per lunghi istanti. Me le offre. Devo essere sincero: non sono riuscito a dedicarmi ad altro per il resto della serata. Le ho contemplate. Le ho ammirate. Le ho sfiorate entusiasta. Vi ho appoggiato la testa. Non mi sono spinto oltre che a succhiarle come un neonato.
Naturalmente non sono un idiota. Forse non è importante ma ci sono state altre sere. Sere in cui ho imparato a governare quel mio entusiasmo. A controllarmi. A trattenermi. Sere in cui ho imparato a conoscere meglio Leila. Sere in cui al momento di lasciarci eravamo così stanchi ed era troppo tardi per tornare a casa. Questi nostri ultimi mesi sono stati un periodo veramente meraviglioso. Ma non è nemmeno di questo che vorrei parlare. Corro il rischio di divagare e di perdermi. E poi ogni uomo direbbe le stesse cose che sto dicendo io, parlando della sua donna. Se lo faccio non è per millantare, ma solo per far capire quel mio primo drammatico istante. Ma torniamo alle cose veramente importanti. Ai giorni nostri.
Cercherò di essere breve. Come tutti sapranno hanno licenziato l’ultimo modello si smartphone. Con un’enorme, campagna mediatica mai vista. C’è stato il lancio in questi giorni, ed è ufficiale: da lunedì sarà in tutti i negozi. In ogni colore, non solo bianco. Non varrebbe nemmeno la pena parlarne. Il mondo intero è in attesa. Col fiato sospeso. Pare presenti innovazioni eccezionali. Il design è stupendo. Ti fa innamorare a prima vista. Come avrei mai potuto resistergli?
Promette una facilità d’uso ancora maggiore di ogni modello precedente. E altre innovazioni incredibili. Come una grafica stupenda, mai vista. Naturalmente di non temere l’acqua. Accetta anche i comandi vocali e si può dettare quel che si vuole: per esempio i messaggini o qualsiasi tipo di promemoria. Dialoga col possessore ed è persino in grado di ascoltare. E infinità di altre diavolerie che è persino inutile elencare. Tra le innumerevoli app, qualche milione, si parla di un suono come non si è mai visto. Con le sue cuffie, che si devono acquistare a parte perché non sono fornite in dotazione, assicura un ascolto incredibilmente limpido. L’effetto di essere immersi in un fono che sembra generato da una serie infinita di amplificatori che circondano completamente l’ascoltatore.
Anche telefonare è più facile: basta dire il nome e lui chiama l’altro, o l’altra. Ci si può immerge in un mondo virtuale con il suo visore, anche questo a parte. Si entra completamente nella nuova realtà e nella più autentica fantasia. In un mondo virtuale, a trecentosessanta gradi, tanto perfetto da essere vero. Dove si possono vivere i posti più incredibili. Affrontare i mostri più terribili. Camminare tra gli animali più strani. Persino incontrare i nostri eroi preferiti, dei nostri fumetti o delle nostre serie d’azione. Sparare a quei mostri o ai terroristi. Ultima ma non ultima evoluzione: garantisce foto di una nitidezza assoluta. Una risoluzione sconosciuta, che l’occhio umano non può nemmeno cogliere completamente: milioni di pixel: Per immagini più vere del vero.
Superfluo aggiungere che domenica notte alle tre ero già tra i primi in coda. L’emozione mi rendeva le gambe di pezza. Alle quattro del pomeriggio finalmente esco raggiante, ma stanco, con il mio nuovo smartphone stretto in mano. Ho acquistato anche tutte le sue periferiche che non sono comprese nella confezione standard. Una bella cifra, non c’è che dire, ma vale la pena spenderla. Mi ci sarebbe voluta una valigia ma sono stati gentilissimi a darmi in omaggio una busta di plastica molto capiente. Comunque sono emozionato da impazzire. La chiamo subito, ancora per strada, e glielo comunico orgoglioso: Leila, ce l’ho! Le spiego che sto guidando, ma che non potevo aspettare a dirglielo. Lei deve resistere all’enorme tentazione. La sera non ci possiamo vedere, deve lavorare. Quando stacca sarebbe troppo tardi anche per me. Mi tiene delle ore al telefono riempendomi di domande. Alla fine dice con grande malincuore: Pazienza.
Appena a casa svuoto tutta la busta, scarto la scatola e apro tutte le confezioni. Comincio dal piccolo tesoro. È più che sottilissimo. Una meraviglia. Naturalmente sono curioso di provarlo subito. La richiamo digitando, con il mio nuovo amore, il suo numero. Mi sembra di sentirla come mi fosse seduta accanto. Anche lei è eccitata, ma ha fretta. C’è un cliente dall’altra parte della sua scrivania. Io invece sono libero perché mi son preso un po’ di giorni di ferie per malattia. Dovrei leggere le istruzioni, ma l’impazienza non me lo lascia fare; m’impone di rimandare. Vado a frugare qua e là, lo ammetto: sono esterrefatto anch’io che credevo di aver visto quasi tutto, e non poter più provare una sorpresa simile. I miei occhi sono incantati dentro quel monitor così nitido. Continuo a frugare nelle sue viscere, mentre ascolto contemporaneamente una cosa dei Sigur Rós, con gli auricolari. La fretta non è mai una buona consigliera, ma quella stessa ansia non mi ha lasciato spazio per infilarmi in testa già le sue cuffie, che comunque sono bellissime.
Voglio provare a fare qualcuna di quelle foto che loro promettono come mirabolanti. Scelgo l’opzione Max. Avvisa la creazione di file di notevole peso. Avvisa con una faccina allarmata: warning, alla massima risoluzione la realtà diventa foto. Lo avevano accennato di sfuggita anche nelle presentazioni passate in televisione di fare attenzione nello scattare le foto con questa scelta. Alzo le spalle e vado avanti deciso. Sono stato stupido? Ero certo che stessero esagerando. E poi mi chiedevo: cosa vorrà dire? Insomma guardo attraverso l’obiettivo qua e là. Lui rinnova continuamente la messa a fuoco. Seleziona perfettamente l’oggetto in primo piano come se mi leggesse nel pensiero. Vado alla finestra. Per fortuna non clicco, la prima scelta era stata fare un paesaggio dall’altro. Se non lo faccio è solo perché i vetri non sono stati puliti da qualche giorno.
Scelgo Glacè, il mio gatto, come soggetto, semplicemente perché, come è solito, mi sta gironzolando intorno. Scatto e il micio è sparito. Dove cavolo si è cacciato? Sherry, l’altro mio gatto, come un fulmine va a nascondersi non so dove. Forse nello stesso posto. Viaggiano quasi sempre in coppia. Li cerco da per tutto, ma Sherry lo trovo, è sotto le coperte del mio letto, perfettamente mimetizzato, mentre di Glacè non ci sono tracce. Qualcuno avrà già capito tutto, ma mi sento in dovere di testimoniarlo. Frugo in archivio del telefonino, il gatto è là dentro e sembra sia solo là dentro. Più precisamente nella cartella “Animali domestici”. Resto ammutolito. Non mi sembra possibile. Prendo in mano il manuale per vedere se lo spiega e come lo spiega. Non ho la pazienza di arrivare a pagina cinquantasette: Fotografare.
Sono costretto a scoprirlo da solo, con la pratica. Mi dico: meglio farlo con una cosa inanimata. Ma ancora sono incredulo. Mi guardo intorno. Alla fine opto per quel vaso orribile che mi aveva regalato mio fratello per questo natale, o quello precedente. Click e anche il vaso, come d’incanto, sparisce. Comincio a sospettare di capire. È finito anche quello risucchiato nell’archivio, più precisamente nella cartella “Oggetti brutti e inutili”. Cavolo! sono veramente incuriosito. E quando sono così rischio di fare delle vere catastrofi. Infatti miro al pesciolino rosso e anche quello finisce dentro il laptop miniaturizzato, con tutta la sua boccia, e anche l’acqua che c’è dentro. Mi scappa un’esclamazione di meraviglia. Certo che avrei fatto bene a stare attento. Lo metto via prima di andare a letto, anche se l’eccitazione mi rende difficile prendere sonno.
Martedì sera Leila corre da me ansiosa con quello stesso vestito. Quello della prima volta. Del nostro primo incontro. Lo stesso. Quello della foto. Sospetto l’abbia fatto di proposito. Amo quel vestito e lei lo sa. Amo soprattutto quello che fatica a contenere. Come la fascia. E la facilità di sfilarlo. Lei non avrebbe potuto resistere un solo istante di più. Lo doveva proprio vedere subito. Eravamo d’accordo che si sarebbe cenato. Così io sto preparando sudato il ragù. Le do le spalle. Lei continua a chiedermi elettrizzata. Avevo appoggiato quel gioiellino di tecnologia sopra il tavolino. Non riesce a resistergli. Lo vorrebbe toccare. Lo vorrebbe provare subito. Lo ama già. Fatica a controllare l’impazienza, nonostante i miei inviti alla calma. Nonostante le chieda per favore di aspettare che glielo faccio provare io, dopo mangiato. Già appena arrivata si era seduta davanti. A guardarlo. A elogiarlo. A fargli le fusa. A invidiarlo. Mi ha chiesto quante nuove applicazioni si siano inventati.
Lo ammira come non ha mai fatto con me. Ha solo Sherry che si liscia il pelo sulla sua gamba e fa le fusa. Mi chiede di Glacè, ma il sughetto sobbolle e non la sento. Non ho fatto in tempo ad avvertirla. Doveva proprio assolutamente fotografarsi con il suo nuovo tatuaggio. Si alza all’improvviso, dietro le mie spalle, e corre via. Se ne scappa dicendo semplicemente: Vado a farmi un selfie. Ancora una volta è il rumore del sugo, e dell’acqua per la pasta, a tradirmi. È proprio capricciosa; lo so. Leila è proprio una ragazzina. Con gli occhiali, tette monumentali, e tutto quel suo fare da donna navigata, resta una ragazzina. Lo dovevo sospettare. Me lo dovevo aspettare. Era troppa quella curiosità. Lo doveva assolutamente provare.
Mi allarmo solo quando non la sento più, e non la vedo tornare dal bagno. Sono corso subito a cercarla. Apro la porta, fortuna non sé chiusa a chiave. Come dovevo sospettare. Come m’immaginavo: il bagno è desolatamente vuoto. Per fortuna il cellulare è appoggiato, anche se in bilico, sul lavandino. Lo salvo da una caduta che potrebbe essere pericolosa. Poi mi prende il panico, il mio momento di terrore. Eccoci al punto. Cazzo! Vuoi vedere che… Anche se lo so già che sarà inutile giro in ogni stanza certo di non trovarla. Leila non c’è in tutta la casa. Leila non c’è più. Leila è imprigionata lì dentro. Devo trovare il modo di farla uscire. Ho bisogno di lei. Ne ho voglia.
Vado febbrilmente a quella maledetta pagina cinquantasette e seguenti. Dice solo laconicamente le stesse cose dell’avviso a schermo, quel warning, e niente di più. I manuali sono sempre poco chiari e mai del tutto comprensibili. Passo la notte e l’intera giornata successiva a frugare dentro il mio smartphone in cerca di una soluzione. Chiedo aiuto anche in rete ma è troppo presto per un forum di discussione a riguardo del problema specifico. Sono ancora tutti presi a elogiare il nuovo Dio del mercato. Lei intanto resta intrappolata là dentro, ma non sembra per nulla preoccupata. Anche se al lavoro la staranno aspettando. Intanto prosegue a riempirmi la memoria continuando a farsi selfie. Questi non li posso mostrare perché, nel frattempo, il vestito se l’è sfilato senza aspettarmi. È proprio sbarazzina. Proprio una ragazzina. Si diverte con tutto.
A sera mi decido. Voglio avere Leila accanto. Dobbiamo finire un certo discorso. Inutile dirlo. Ho la necessità di fare quello che avevo programmato di fare, dopo averle sfilato il suo splendido vestito, che si è tolta da sola, senza aspettarmi. E non ho ancora ammirato per bene il suo nuovo tatuaggio. E poi… insomma… Leila mi è entrata nel sangue. E mi sento responsabile. Non c’è altro da fare. Non posso rimandare. Prendo il mio piccolo gioiello di tecnologia, mi siedo sul water e mi faccio un selfie per raggiungerla. Se avessi detto all’inizio che sto scrivendo da dentro il mio nuovo smartphone sono sicuro che nessuno avrebbe nemmeno cominciato a leggere.

Nazra Palestine short film Festival è a Roma. Sotto il programma completo

Forza ROMA

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https://www.facebook.com/events/244983176026156/

da Luisa Morgantini (https://www.facebook.com/luisa.morgantini.5)
Mie cari e care, siamo state stati frastornati per l’organizzazione di Roma e sono certa che a Napoli, sarà magnifico, cosi come è stato a Venezia che ha proposto a tutti noi questa esperienza e a Firenze ed a Bologna che sta andando alla grande, di Bologna oggi ci sono già articoli sul resto del Carlino e Repubblica.
Per Roma Siamo esauste ma felici. domenica pomeriggio eravamo terrorizzati che ci fosse la sala semivuota, ed invece ad un certo punto, alle 17.40 mentre stavamo ancora mettendo lo striscione di Jean Chamoun, Maurizio mi dice: dai smettila di essere angosciata , guarda che fila c’è.
La casa del cinema ha aperto anche le altre due sale. Insomma ce l’abbiamo fatta, ma la cosa più emozionante ed importante è stato l’incontro con gli studenti e il direttore della scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volontè, naturalmente i registi ed ospiti erano entusiasti della vista agli studios di Cinecittà. Ma la parte bella è stato un pubblico attento e commosso. Le donne del Muro Alto, compagnia di teatro detenute di Rebibbia, hanno premiato il corto No_Exit che abbiamo consegnato a Wasim Damash, che ha parlato connettendolo del libro di Kanafani Uomini sotto il sole, visto che Mohannad Yacubi non poteva essere presente ma ha inviato un video di ringraziamento. Il premio per Guy Davidi, che non aveva potuto essere presente, è stato consegnato invece da Citto Maselli ad un Guy intimidito. Citto con voce molto flebile e dalla sua sedia a rotelle ha detto di essere stato molto onorato di consegnare il premio e ha parlato del cinema italiano e di Paisà e Rossellini.
Insomma ce l’abbiamo fatta.