Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for febbraio 2008

Composizione grafica di Mario DG

Partendo da un modo di fare musica che influenzerà molto anche in Italia, compresa parte della nostra musica cantautoriale più nota, un nome quasi scontato dall’Amerika per un pezzo forse un poco meno. Si accennava al nome dell’autore per l’altro inno di quella generazione e di quegli anni: The time they are a-changin’. Non è la generazione del dopoguerra, della ricostruzione; è già la generazione del boom, una generazione che guarda avanti e non sa dove e da oltre oceano arrivano i dollari, il mercato e la cultura. Bob Dylan (si dice in omaggio al poeta gallese Dylan Marlais Thomas), spinto sulla scena da un altro nome rilevante come quello di Joan Baez, preceduto da Pete Seeger e accompagnato dal più politicamente impegnato Phil Ocs (arresosi troppo presto alla vita), entra in quel movimento culturale definito della Beat Generation che gravita soprattutto attorno al Greenwich Village, il quale ha anche un’altra colonna sonora: il Bop. Ma di questo, se ci sarà tempo e spazio, ne parleremo in seguito. Tra storia e leggenda si racconta che il giovane Dylan, alias Robert Allen Zimmerman di Duluth (Minnesota), una delle tante volte che giovanissimo scappò di casa lo fece per recarsi al capezzale di Woodrow Wilson (Woody) Guthrie, padre spirituale morente di tanta musica. Il cantante di This Land is your Land è un incredibile cantore della strada che attraversò l’America della depressione, divenendo l’eroe degli hobos, per portare il suo impegno politico, sindacale e di cantante nelle fabbriche. Era uno che sulla chitarra aveva questa semplice scritta: This machine kills fascists. Senza di lui non ci sarebbe stato non solo Dylan. Dylan si fa interprete del disagio di una generazione e inanella grandi titoli già nel periodo acustico, cioè prima dell’album del 1966 Blonde on Blonde, come la più che celebre Blowin’ in the Wind, Masters of War, With God on Our Side, Mr. Tambourine Man, etc. Mia figlia invece (altra generazione) è più legata al Dylan di Desire del 1976 che lei trova tuttora molto attuale. Vi consigliamo un buon sito da cui abbiamo ricavato il testo: musicaememoria Quello scelto è un pezzo che il primo Dylan, ancora in anticamera per il successo e ancora acustico, ricava dalla tradizione popolare. Pezzo che troverà successo con altre interpretazioni come soprattutto quella degli Animals di Eric Burdon o quella della stessa sua musa Joan Baez. Si tratta di: The House Of The Rising Sun del 1962. Lo amiamo per l’intensità sofferta che la sua voce nasale da nella versione.

Read Full Post »