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Archive for 15 aprile 2008

Forse sembrerà incredibile, come è sembrato a me, ma è un americano (Alan Lomax) ad insegnarci a fare ricerca musicale ed, in un certo senso, a dare rispetto anche alla musica cosiddetta leggera e popolare e alla tradizione orale.

Mario DG

Nel nostro paese non si è ancora sopito completamente l’impulso nato dalla liberazione e dalle sue aspettative di una società altra e di una cultura altra o di una rifondazione della cultura. E’ ancora intenso il dibattito sul rapporto tra politica o potere e, appunto, cultura e intellettuale. C’è anche un mercato alternativo e un modo diverso di fruizione rappresentato da I dischi del sole, dalle Edizioni del gallo, dai Giornali murali, dai circuiti politici che ruotano intorno ai partiti della sinistra, etc.
In quegli anni c’è anche una musica solamente italiana e dialettale (ma in molti casi si guarda ancora alla Francia) che darà anche corpo a quella canzone che verrà definita politica. I primi nomi che vengono in mente sono certamente quelli di Jannacci e di Gaber, che ruotano attorno a Milano e sui quali è criminale non soffermarsi.
Dovremmo doverosamente spendere fiumi di inchiostro per inquadrare almeno un minimo i fermenti che animano quella Italia eppure ricordare Maria Monti e tanti altri nomi come quelli del gruppo di giovani musicisti torinesi, tra i quali Sergio Liberovici, Fausto Amodei, Emilio Jona e Michele Straniero, che partecipa al rinnovamento della “canzonetta” e che si riconoscono nel gruppo nominatosi I Cantacronache. Ci troveremmo costretti a spingerci ben in là del mondo musicale in se stesso e valutare l’importanza di Franco Fortini e di Giorgio Strehler e di Dario Fo e di Roberto Leydi e di Gianni Bosio con il suo Istituto Ernesto De Martino, etc. (e ci scusiamo per gli esclusi). Sono anni di semina e di recupero.
Torno a ripetere che non c’è spazio sufficiente e poi finiremmo per parlare troppo e non ascoltare nulla. Inoltre non amo certo fare il saccente e così invece abbiamo scelto proprio un Toscano di Lucca trapiantatosi a Milano che scrive, negli anni presi in esame, alcune delle pagine più significative di quella musica politica (con Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini, i fratelli Ciarchi, i veneziani Gualtiero Bertelli e Alberto D’amico ovvero Il nuovo canzoniere italiano e Il nuovo canzoniere veneto, etc.) che accompagnerà la stagione del ‘68 oggi tanto tornata di moda non solo da noi.
La scelta non è caduta su una canzone politica tra le tante adottate a bandiera di quei giorni intensi ma su quel Ivan Della Mea dialettale che con El me gatt (Omicron-Della Mea) del 1963 riesce a tracciare un bel ritratto di un’Italia che non ha ancora conosciuto la ricchezza e il riscatto eppure è fiera. Mirabili restano dell’autore, a nostro modesto parere, alcune ballate che vanno al di là dello stesso impegno politico e attraverso le quali ripercorre le tappe della nostra terra e del suo dopoguerra.

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