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Archive for maggio 2008

Ha scritto, nel suo blog, un’amica: “Quando penso al rumore inevitabilmente lo associo a qualcosa di fastidioso ma vivo… Il silenzio lo amo, spesso lo cerco… Quello assoluto credo di averlo sfiorato una volta…

Strano il mondo del web, come altri mondi gira intondo, o può farlo; si parla addosso; inventa le domande e cerca le risposte, su sé stesso.

Nel fascino delle cose, però, ci si può anche limitare alla buccia. Alla superficie. Io cerco di pensare al silenzio, di farlo nel silenzio. Il post mi serve solo come uno specchio. A riflettere su quello che mi sta torno. Presumibilmente l’avrei fatto senza pensarci. Senza star lì a raccontarlo. Invece, tra tanti racconti su tante cose, e come con i tempi del tempo, lei mi distrae dalla noncuranza.

Stavo guardando fuori. Non c’è un alito di vento. Niente si muove. Tutto è stabile. Immobile. Apro i vetri e… nulla. Solo una foglia, sull’albero davanti, si muove appena; come di vita propria. Tendo tutti i sensi fino a sentire almeno il rumore di quell’unica foglia. E’ un rumore assordante. E’ quasi in grado di mettere paura.

Mi guardo allo specchio. Ho paura a riconoscermi. Ho una faccia da far paura. Eppure anch’io faccio parte del popolo degli uomini.

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Solo per segnalare un grande post, ancora una volta, di Galatea

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Il topo di RatatouilleVado giù con il sacchetto in mano. Lo faccio quasi tutte le mattine. Una operazione quasi noiosa. Non ci sarebbe di che, ma ne parlano tanto che mi accorgo di vederle in modo diverso. Da quando soprattutto abbiamo deciso di combatterle con le armi atomiche; non è che questo mi fa sentire più tranquillo. E le sbircio di sghimbescio con una certa antipatia anche se sono del nord, loro, le immondizie.

Non che abbia niente contro il nucleare è che poi dicono che partiamo tardi mentre gli altri smettono e cercano forme alternative. Certo che se si sta a sentire tutti… certo l’energia eolica è antiestetica con quei mulini a vento che nemmeno sembrano mulini. Per ogni cosa c’è un contro. Certo una soluzione si dovrebbe perseguire, così per l’energia, così per il pattume. Dobbiamo affrontare in modo energico l’invasione di questi extracorpi, l’esercito della monnezza[1]. E noi abbiamo già schierato il nostro di esercito. Siamo pronti a tutto. Il nostro governo ha già dichiarato lo stato di assedio. Il nostro ambasciatore a Napoli però ha dovuto chiedere quindici anni di tregua affinché siano predisposte le contromisure a tale invasione e pronte le centrali.

I napoletani dovranno abituarsi a conviverci in casa, infondo basta un po’ di pazienza. Quindici anni passano in fretta, se non ci si pensa e ci si tura il naso.

Si denunciano, però, già episodi di fraternizzazione col nemico[2] e financo di collaborazionismo.

Ultime in cronaca[3]: Napoli, arrestate 25 persone Nel mirino lo “staff” di Bertolaso. “Trituravano le ecoballe e le nascondevano sotto l’altra spazzatura”.


[1] Non si esclude nemmeno, a priori, possa addebitarsi ad attacco terroristico.

[2] Si pensa possa trattarsi di cittadini italiani di razza rom o comunista.

[3] Da http://www.repubblica.it

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Faccio eccezione per segnalare una buona iniziativa nel sito fulminiesaette.
Io ve l’ho detto senza aggiungere altro

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Siamo partiti in quattro, quattro amici, di domenica, per una gita: una gita per magiare in Croazia; possibilmente pesce; naturalmente pesce. La compagnia è buona. La giornata è buona. Il tempo aiuta senz’altro l’umore che quello, però, tra i quattro, non manca mai.

Non c’è più di tanta gente in strada. Meno di quanta pensavo. Forse qualcuno teme che cambi. La strada, così, è diritta e veloce. Si parla e si ride. Si parla del più e del meno. Soprattutto si parla di più. Gerardo, il più giovane, si fa per dire, è alla guida. Lui è un Arrigò; figlio di una figura storica della sinistra locale. Lui guida e ascolta. Il più vecchio, Toni, che è un poco l’ospite di riguardo, è dietro me, alla destra. E’ l’ospite bersaglio. Lo doveva immaginare. Se lo poteva aspettare. Lui è un vecchio compagno. Uno di quelli… lui non ha bisogno di un perché. Lui ci crede. Come si fa a non amarlo? Ma come si fa a non prendersene gioco?

Toni sostiene che si dovrebbe insegnare ai giovani la storia. Ormai s’è recentemente perso con i rifondaroli. Famiglia numerosa la sua. Dei giovani lo dice convinto. Lo dice ad ogni occasione e lo ribadisce per essere sicuro che lo si ascolti. Anche stavolta la sua osservazione passa quasi tra noi distratta ma solo quasi. Per certe cose i veneziani sanno essere spicci; gli si risponde solo: “Ma va in mona“. A pensarci c’è un attimo di silenzio, per precauzione, vista l’età. Tutto serve a ridere.

Al primo autogrill gli regalo un libro. Gli spiego che quello è un libro; fa solo parte del gioco. “Ora sai com’è fatto; un libro“. Il sole ci viene incontro. Incontriamo il mare. Siamo a Trieste. La spiaggia dalla mia parte buona. Senza dir nulla fermiamo la macchina davanti alla Risiera di San Sabba. E’ la prima volta per il buono e paziente Toni. Piomba nel silenzio. Ascolta quello che gli si spiega. Attonito. Si commuove. Ci vuol nulla a vederlo commosso. E’ fatto così; ve l’avevo detto. Fosse per lui allungheremmo il giro; dovremmo andare a rendere omaggio anche a Redipuglia (dallo sloveno “sredij polije” ovvero “terra di mezzo”). Ormai siamo troppo avanti. Lo faremo lungo il ritorno.

Mi rendo conto che quel monumento all’idiozia umana non è più solo testimonianza della memoria. Quanto è passato… vediamo… sessantacinque anni, circa. Una storia. E’ cambiato tutto. Non è cambiato abbastanza. Non è cambiato quasi nulla. E’ sempre di attualità. Cosa abbiamo visto da allora? Guerre calde e fredde. Guerre guerreggiate e guerre civili. Popoli senza terra. Popoli in fuga. Guerre di religione. Pulizie etniche (anche pochi chilometri più avanti, appena fuori casa nostra, mentre guardavamo).

[MI FERMO QUI: anno 2008 in quello di maggio; quasi giugno]

Magari il fuoco lo usiamo sui vivi. Ho un attimo di rattristamento. Non riuscirò mai a capire che senso abbia esistere e cercare di togliere di che esistere ad altri come noi. Ma siamo partiti decisi a passare una buona domenica. Non posso e non possiamo mettere questa amarezza dietro, nel bagagliaio, con le ombrelle e le giacche. Il primo sorriso riparte faticoso. “Questi che sono al comune ora non sono… Riusciremo stavolta a mandarli a casa“. Abbiamo ancora un anno davanti. La sinistra… vecchia e quella… storica… mi chiedo ancora quante volte litigheranno cercando la corda con cui impiccarsi. Come riusciamo a farci del male noi è impossibile.

Sappiamo tutti che sarà un giorno in cui il tempo si mette fretta ma anche un giorno che non vorrà finire.

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Arrestati sei giovani (quattro di destra e due di sinistra) protagonisti della rissa all’Università. L’accusa è di rissa aggravata.

Un gruppo di “Forza Nuova” ha assalito dei giovani dei collettivi che strappavano manifesti. Da verificare la posizione dei poveri giovani di destra. Non ancora chiari i motivi del loro agire. E’ da verificare se detti giovani, di buona famiglia, sono stati spinti da motivi ideologici, da ragioni legate al mondo del tifo da stadio o da stupidità individuale.

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Come anticipato ieri vorrei ricordare una seconda grande canzone d’amore. Nel 1958 Jacques Brel scrive Ne me quitte pas che registra l’anno successivo. Allora, in Francia, quelli che si scrivevano le canzoni che poi cantavano venivano chiamati chansonnier e Jacques Brel fa parte, con i vari George Brassens, Leo Ferrè, Boris Vian (il meno conosciuto del gruppo, non solo chansonnier, autore de Il disertore), etc. fino a finire con Charles Aznavour, di quella grande stagione della canzone francese che tanta importanza avrà anche a casa nostra.
[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Brel-Nemequittepas.mp3”%5D

Della canzone furono poi edite molte altre versioni anche dallo stesso autore. Qui ne ricordiamo solo alcune altre di interpreti diversi. Gino Paoli incide Non andare via per la prima volta nel 1962 nel suo secondo LP “Le cose della vita” per poi riprenderla molte volte in seguito. Qui direi che lo sentiamo non al meglio.
[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/G.Paoli-Nonandarevia.mp3”%5D

La canzone trovò, come detto, tanti altri eccellenti interpreti tra cui Patty Pravo, che la presentò a “Canzonissima” nel 1970, e la incluse in Bravo Patty del 1994, con un testo del tutto riscritto rispetto a quello reso famoso in Italia sia da Paoli che, in seguito, da Ornella Vanoni.
[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/P.Pravo-NonAndareVia.mp3”%5D

Ne me quitte pas Non andare via
Ne me quitte pas
Il faut oublier
Tout peut s’oublier
Qui s’enfuit déjà
Oublier le temps
Des malentendus
Et le temps perdu
A savoir comment
Oublier ces heures
Qui tuaient parfois
A coups de pourquoi
Le coeur du bonheurNe me quitte pasMoi je t’offrirai
Des perles de pluie
Venues de pays
Oÿ il ne pleut pas
Je creuserai la terre
Jusqu’après ma mort
Pour couvrir ton corps
D’or et de lumière
Je ferai un domaine
Oÿ l’amour sera roi
Oÿ l’amour sera loi
Oÿ tu seras reineNe me quitte pasNe me quitte pas
Je t’inventerai
Des mots insensés
Que tu comprendras
Je te parlerai
De ces amants-là
Qui ont vu deux fois
Leurs coeurs s’embraser
Je te raconterai
L’histoire de ce roi
Mort de n’avoir pas
Pu te rencontrerNe me quitte pasOn a vu souvent
Rejaillir le feu
De l’ancien volcan
Qu’on croyait trop vieux
Il est paraät-il
Des terres brulées
Donnant plus de blé
Qu’un meilleur avril
Et quand vient le soir
Pour qu’un ciel flamboie
Le rouge et le noir
Ne s’épousent-ils pasNe me quitte pasNe me quitte pas
Je ne vais plus pleurer
Je ne vais plus parler
Je me cacherai là
A te regarder
Danser et sourire
Et à t’écouter
Chanter et puis rire
Laisse-moi devenir
L’ombre de ton ombre
L’ombre de ta main
L’ombre de ton chienNe me quitte pas
non andare via
puoi dimenticare
tutto quello che
se n’è andato già
tutti i malintesi e tutti i perché
che uccidevano la felicità
poi dimenticare tutto il tempo che
è passato già non esiste più
non andare via
non andare via
non andare via
non andare via
io… io ti offrirò
perle di pioggia
venute da dove non piove mai
aprirò la terra
giù fino nel fondo
per coprirti d’oro
d’oro e di luce
e ti porterò dove non c’è più
che quel che tu vuoi
che quel che tu cerchi
non andare via
non andare via
non andare via
non andare via…
non andare via
per te inventerò
le parole pazze che tu capirai
e ti parlerò di due amanti che
per due volte à
hanno visto il fuoco
ti racconterò la storia di un re
che morì perché non ti vide mai
non andare via
non andare via
non andare via
non andare via…nel vulcano spento
che credevi morto
molte volte il fuoco
è rinato ancora
ed il fuoco brucia
tutto quanto intorno
e non riconosce niente e nessuno
e quando c’è sera
se c’è fuoco in cielo
il rosso ed il nero
non hanno un confine
non andare via
non andare via
non andare via
non andare via…
non andare via
io non piango più
io non parlo più
mi nasconderò
e ti guarderò quando riderai
e ti sentirò quando canterai
sarò solo l’ombra della tua ombra
della tua mano l’ombra del tuo cane
non andare via
non andare via
non andare via
non andare via

[testo nell’incisione di Patty Pravo]

Non andare via, quel che stato è stato
E non conta più, va dimenticato
Dimenticherai tutti i malintesi
ed i giorni spesi a spiegar perché
Dimenticherai queste lunghe ore
Che hanno ucciso amore e felicità
Ma non andare via, non andare via, non andare via
Per te raccoglierò diamanti di pioggia
Là dove la pioggia non cade mai
Ruberò alla terra ogni suo gioiello
Per vedermi bella là negli occhi tuoi e farò di più
Fonderò un paese dove amare è legge dove sarai re
Ma non andare via non andare via non andare via.
Non andare via per te inventerò parole senza senso
Che tu capirai e ti parlerò di due amanti che son bruciati insieme per due volte già
Ti racconterò la storia di un re che morì perché non trovò più lei
Ma non andare via, non andare via. non andare via
Quante volte al mondo è tornato il fuoco nel vulcano spento che credevamo morto
E non sembra vero, ma un campo bruciato
Può dare più grano del più dolce aprile
E di quelle sere che si incendia il cielo tra il rosso e il nero confine non c’è
Ma non andare via, non andare via, non andare via.
Non andare via io non piango più io non parlo più
Mi nascondo là e ti guarderò ballare e giocare
E ti ascolterò cantare e giocare
Ma lascia che io sia come la tua ombra l’ombra della tua mano l’ombra del tuo cane
Ma non andare via non andare via non andare via.

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