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Archive for 5 maggio 2008

Più che di frequente si torna a parlare del cosiddetto “affare Moro”. Forse troppo recente per essere Storia. E subito si inciampa in alcune questioni sostanziali: i due famosi segreti capitali.
1. Come ha fatto l’uomo che non c’era a sparare la maggior parte dei colpi esplosi, in quel drammatico mattino, in via Fani?
2. A chi corrispondevano le figure dei due pali in motocicletta che non hanno mai declinato le loro generalità?
Poi si passa ai famosi “misteri dei 55 giorni” di quello che è forse l’omicidio di statista con più misteri della storia del mondo.
1. Perché non è stato fatto quello che si è invece testardamente perseguito, cioè, perché non si è trovata la prigione dove veniva tenuto prigioniero Aldo Moro, quando si è fatto tutto il possibile per completare il disegno di non trovarla e sacrificarlo alle cosiddette “ragioni di stato”?
2. Dove è finita parte dei documenti che aveva con sé il presidente della Democrazia Cristiana e le altre carte che non si dovevano trovare e non si sono trovate perché la storia si fa anche e soprattutto con le carte?
Etc.
A tornare ad allora è lo scontro tra un progetto demenziale di “attacco al cuore dello stato” e un “apparato burocratico fin troppo compromesso” con le stragi di stato, la strategia della tensione e quant’altro, ma non se ne viene fuori eppure con l’uccisione, che appariva “predestinata” fin dall’inizio, alcune risultanze restano certe anche senza essere costretti nel labirinto dei dubbi e delle ipotesi.
L’uccisione di Aldo Moro è la sconfitta delle “Brigate Rosse” (quanto rosse non ci interessa stabilirlo) e la fine di qualsiasi ipotesi rivoluzionaria (intesa come lotta armata, già da prima anacronistica). Ma anche la chiusa di qualsiasi possibile movimento di massa che voglia cambiare strutturalmente il nostro paese.
E’ la conclusione dell’anno più lungo del secolo breve: il sessantotto. Della grande illusione. Della domanda: come si può considerare libero un uomo che si può comprare e che è disposto con entusiasmo a mettersi in vendita?
E’ la bocciatura di quel compromesso storico attraverso il quale si voleva riscattare l’allora Partito Comunista Italiano, che all’epoca rappresentava la classe operaia e i ceti meno abbienti, dalle gravi colpe del Socialismo Reale.
E’ la premessa della sepoltura di ogni ipotesi veramente riformista nel nostro paese. Gli spazi di manovrabilità politica (della grande politica) si fanno angusti. Le grandi conquiste dei primi anni settanta vengono assimilate, metabolizzate e rese indolori. Corrotti e corruttori diventano gli eroi nazionali.
Io credo basti per capire che alcune risposte alla storia si possono e si devono dare.
La storia non sempre è una buona maestra ma la sua voluta ignoranza rende sicuramente complici di un paese che si destina a sfasciarsi.

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