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Archive for 15 maggio 2008

L’America da cui prende radici questa musica è l’America che gira e canta Woody Guthrie, è la stessa America di Leadbelly, ma è anche quella di Whitman e quella di Steinbeck, quanto di Dashiell Hammett o quella documentata dal fotografo-pittore Ben Shahn e, perché no, di Gershwin e contemporaneamente di Ma Rainey.

Composizione Fotografica con tre foto d’epoca, la scritta Bebop che racchiude una stazione di servizio e delle cicche di sigaretta

Composizione grafica su foto di pubblico dominio di Mario DG

Non amo le etichette perché credo che nella realtà la differenza sia tra buona e cattiva musica e allora un salto nel mondo jazz. Si diceva che nell’Amerika dell’epoca, come in molte Americhe, è presente il viaggio. Quando abbiamo parlato del giovane Dylan si era accennato che nell’epoca de “Sulla strada” la colonna sonora di quel mondo era rappresentata da un nuovo jazz che (come succede ciclicamente) rompeva con ogni stilema precedente: il Bebop;e il Bebop è Carlie Parker.
Di qualsiasi cosa si parli è difficile riascoltarla nel contesto di allora. Forse oggi è difficile capire perché Jack Kerouac ebbe il successo che ebbe soprattutto dopo una decina d’anni dalla pubblicazione del suo libro. Come comincia ad essere difficile sentire il fascino americano del viaggio (lungo e oltre le Route che attraversano il continente in tutta la sua larghezza) e della frontiera. Capire cosa spinge un popolo di colore a cercare la propria nuova identità proprio nella musica.
Scriveva Allen Ginsberg (sorta di icona-simbolo di quegli anni e di una generazione) nella sua celeberrima poesia Howl (Urlo): Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, / trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa, / hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la din-amo stellata nel macchinario della notte, / che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz, etc. Ricorda qualcosa: Ho visto la gente della mia età andare via
Wikipedia ci ricorda che Parker, con il suo sax alto, è impareggiabile per tecnica, fantasia, originalità. È un uomo brillante, colto (ama Bela Bartok, Arnold Schoenberg, Paul Hindemith e Igor Stravinsky; nomi dei quali lascio ad altri, più qualificati, parlare), dotato di un naturale e mostruoso talento. Un solista formidabile, esuberante, capace di improvvisare a velocità fantastica, di inventare splendide melodie, di commuovere con il suo lirismo. Rappresenta per la comunità afro-americana del suo tempo il raggiungimento di una pari dignità con i bianchi.
Il suono di quella musica infatti è un suono insolitamente pulito, i grandi interpreti di colore che si affacciano al jazz sono ormai tecnicamente validi ed a volte ineccepibili, non inseguono più semplicemente un suono gutturale in cui lo strumento cerca di imitare la voce, il risultato è comunque un magma caldo e turbolento; una vera nuova (ennesima) rivoluzione.
Si è scelto di ricordare Charles(Charlie) “Bird” Parker, Jr, musicista di Kansan City, attraverso uno dei suoi bravi più noti e tra i più noti del jazz: quel Quasimodo nella incisione compresa in quello splendido disco che è Bird & Miles del 1947. In questa seduta di registrazioni, di cui non disturbano i “difetti” ereditati da un vecchio vinile, Charlie Parker (sax alto), è semplicemente in compagnia di Miles Davis (tromba), Duke Jordan (piano), Tommy Potter (contrabasso) e Max Roach (batteria). Un passo indietro, mettetevi alla guida e buon viaggio.


COMMENTO:
Complimenti,
è sempre alla ricerca di una vasta cerchia d’arte…
Questo bellissimo sito.

SIGNOR JAZZ
..Chi lo avrebbe mai immaginato,
di improvvisarti, fare parte di te
e scritturare il mio sollievo..

Non ho mai sentito nulla di più bello
Il Jazz è come un sogno
È la casa mentale di tutti gli accecati artisti.
Lui è un elegante signore
Il signor Jazz
Ti guarda
È tutta una risposta
In lui
C’è candore e tanta gentilezza
Lui può esserti di male
Ma ti capisce se l’ami.

Le mie note parole
Sono lacrime agli occhi.

Non c’è altro da fare
Scrivi in continua saggezza
Il Jazz poetico
È il tuo annuncio
La tua memoria
Il tuo vecchio impiccato Jazz.

Le mie note parole
Sono lacrime agli occhi
Ancora sulle guance
In un lungo silenzio personale.

L’insensato Jazz
È il controllo del volto in volo
Un tipo curioso e galante
Un quadro tenuto sotto uno stato impensabile
O una donna
Conosciuta in un giorno affollato
Nel centro di un’idea.

Il Jazz
È un cielo giunto fra città nemiche
Con i suoi imminenti
Cambi di umore e stagione
Il primo segno
Il primo colpo di tosse
E contatti di luce fuoristrada..
Autostrade incalzanti.

Un bel po’ di storia
Il Jazz
Fra orecchio
Palato fine
E spalle minacciose
Un bel po’ di vita
Il Jazz
Scarabocchio indelebile
Infilato nella tasca anteriore della carne
La bestia originaria
Puro investimento
Di un artista in ascesa o discesa.
Un bel po’ di note
Il nontiscordardimè improvvisato Jazz.

Non ho mai libato nulla di più libero
Un sorso di caffè
È la mia vecchia impressione
Un sorso di contentezza
È la pelle d’oca
Di starmene accolto
In tua compagnia
Per luoghi accoccolati ad occhi abbassati.

Le mie note parole
Sono lacrime agli occhi
Ma sane e forti
Come correnti di eventi
E dentro un’occhiata a quei fogli inesistenti..
Che individuano l’immortalità del Jazz.

Lettera poetica del signor Jazz:
Maurizio Spagna

©
di Maurizio Spagna
http://www.ilrotoversi.com
info@ilrotoversi.com
L’ideatore
paroliere, scrittore e poeta al leggìo-

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