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Archive for giugno 2008

Tazza di caffèMia moglie era proprio una di di là del lago, ma non sembrava nemmeno essere una di di là del lago; non aveva spalle larghe e braccia grosse come hanno loro, quelle che vengono da di là del lago. Era, Giuliana, anzi educata e gentile e finché siamo stati sposati ero certo di aver fatto la scelta più giusta, ma mia madre me l’aveva sempre detto “Non dico… se ti vuoi divertire divertiti, ma sposarla poi una di di là del lago“. Lei era dolce come le nostre donne e appassionata come le loro, e con grandi e larghi occhi che sfidavano il sole; cosa potevo volere di più? Così è stato in chiesa e in bianco anche se… ma qualche piccolo peccato si perdona a tutti. Ma si vedeva che non era come le altre perché non aveva paura di sporcarsi le mani, ne si nascondeva alla fatica. Parlava con tutti senza civetterie e non badava alle chiacchiere, per quello nemmeno io; le chiacchiere le figlia l’invidia e l’avarizia e l’incapacità di accettare quelli che vengono da di là del lago. Siamo fatti così, tutti della stessa pasta; mamma non smetteva di dire che “Son tutti comunisti quelli che nascono da quella maledetta sponda. Comunisti e senza Dio“. Anche se se n’è andata non le rimprovero nulla ma nemmeno posso consigliare agli altri di sposare una donna di di là del lago.

Francesco Baccini: Le donne di Modena [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/DonneDiModena.mp3”%5D

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Stella HoollywoodianaMica me lo voglio perdere. E chi sono io, meno di altri? Se tutti ne parlano, e addirittura ci litigano, allora ne voglio parlare anch’io. Dev’esser il fatto del giorno, o almeno di questo periodo. Non vorrei che si dicesse che qui non si presta attenzione alle novità, ai grandi eventi, all’attualità. Anzi ne avrei anche parlato subito ma volevo vedere come andava a finire. E allora dico anch’io la mia su Mario Adinolfi: Mario Adinolfi!
In realtà non avrei altro da dire. Non mi sembra ci sia poi altro da dire.

Giovane, non sembra sia poi tanto ggiovane, pare nato già con compiuti i suoi primi quarant’anni. Con la sua aria paciosa sorride sornione come se lui avesse una risposta; non c’è là. Si propone a capo di quella nuova classe dirigente di cui ho già avuto modo di parlare, in base a quale diritto democratico non ce lo spiega; se lo trovi chi vuole. Lui cià un’idea, beh! non proprio un’idea, forse è troppo, avercene coi tempi che corrono; insomma… c’è sempre speranza, magari per sentito dire. Se non sa che dire, succede, veramente succede sempre, allora si autocita: Io su questo ieri ho provato a dire alcune cose. Io ho dettato una dichiarazione (notare come sottolinei sempre come quello che parla è il suo Io). Persino il giornale che legge se lo scrive da solo. Dev’esser per quello… Chiamalo scemo. E’ più Berlusconiano dello stesso Berlusconi. Lui è ggiovane (per fortuna ancora per poco) e poi è blogger e di questo ci campa e ne ha fatto un lavoro. Provate voi che come coglioni vi alzate ogni mattina. Non avendo spessore, non parliamo di spessore nel senso fisico cioè di cintola, non ha nemici. Meno dici e meglio è che magari non si sa mai. Il suo credo è: blogger di tutto il mondo unitevi.
Testa di statua di Giulio Cesare. E\' già troppo la testa, figuriamoci la statua intera Se alla politica mancava di vedere anche questa, lui è pronto. Non ci fosse bisognerebbe inventarselo. Non so ancora se ce lo siamo inventato proprio da noi (per fare dispetti al marito di nostra moglie non ci batte nessuno) o se ci ha pensato direttamente il cainano, già denominato psiconano. Ora abbiamo anche il microcefalo/unicellulare. Con tutte le disgrazie che ha il nostro paese almeno… Mario, Facce ride.
Lunga vita al compagno (!?!) Uolter.

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Fabrizio De Andrè: Un matto (Dietro ogni scemo c’e’ un villaggio) [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Unmatto.mp3”%5D

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MascheraFiniti quei tempi, quelli del tutto subito, ma non mi posso lagnare. Ho anch’io qualcosa, anzi molto. Non che… vorrei mai arrivassero quelli delle tasse. Ho tre paia di scarpe e due dozzine di calzini – ma quelle sarebbero da cambiare, le scarpe -, se trovo una donna che li rammendi, i calzini, potrei definirmi felice; ho un mutuo acceso e un lavoro di merda; ho persino un fantasma personale (Anselmo, ndr); il cuore che fa le bizze – in tutti i sensi – e l’enfisema polmonare; i dolori reumatici – ma quelli vanno e vengono – e le mie lune, ma alla fine ho anche la mia cultura. Non sono poi ignorante proprio come sembro; forse anche di più. Però potrei fare anch’io come tutti quelli che si danno tutte quelle arie e citano persino in latino [ora non esageriamo]. Infondo anch’io, in un certo senso, ho un cin1 di cultura ellenistica: ho un amore platonico.

Forse è solo daltonico, fa niente.


[1] Briciolo

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Cenerentola mostra le mutandineEro giovane, forse troppo, quando sono stato affascinato dal lavoro di Heinrich Schliemann leggendo I tesori di Troia – gli scavi di Schliemann a Troia, Micene e Tirino. Avevo, allora, letture raminghe e maleducate, anche un tantino perverse.

A distanza di tanti anni ricordo poco del libro e mi sorprende come recentemente, forse in relazione ad altri fatti, probabilmente senza affinità alcuna, mi sia tornato alla memoria. Naturalmente non sono stato in grado di rintracciarlo, il libro; allora prestavo tutto e poi l’ultimo trasloco l’ho fatto con una utilitaria e ho dovuto rinunciare a portarmi anche cose meno superflue. Non che nel frattempo siano intercorse novità di rilievo ma siamo in epoca da ristabilire le verità storiche e, probabilmente, anche il libro summenzionato può essere stato, nel frattempo, messo all’indice.

Troia, che da oggi sarà tramandata come Birichina, non fu fondata da piccoli omini verdi extraterrestri. L’unico di loro era Achille e non era ne piccolo ne verde. Il cosiddetto eroe non era invulnerabile ma solo calzava, si fa per dire, tuta e scafandro indistruttibili, ma non è di questo che si vuole parlare. Tra tutti quelli che si indaffaravano a cercare la mitica città Schliemann fu il primo a cercarla dove era sempre stata, fu questo che l’aiutò a trovarla. In realtà trovò una collina e frugando scoprì che nascondeva vecchi segreti, un po’ come Napoli, ma le analogie non si fermano qui. Ma ora sappiamo la vera storia e perché Schliemann ha dovuto scavare tanto. Perché s’è trovato davanti a nove strati di rovine, o meglio uno strato di rovine e otto di immondizie.

Dopo la fine ingloriosa della famosa guerra, quella di Troia, naturalmente, e di che diavolo stiamo parlando se non di quella troia di guerra di Troia per una donna un poco… insomma, non molto seria? dicevamo… i troiani hanno provato a ricostruire la città così com’era. Volevano farne una nuova Tebe, anche se magari loro si sarebbero accontentati anche di una porta sola, tanto si sa che se uno vuole entrare un modo lo trova, e almeno cucina e cucinino, magari doppi servizi e una camera ampia. Hanno all’uopo chiamato i migliori architetti e ingegneri, maestranze da tutto il mondo, geometri (forse questo è stato il guaio) e chi più né ha più né metta. Rifatta, vista, balzava all’occhio che era riuscita male e così avevano disfatto tutto e ricominciato. Questo per otto volte finché, alla fine, si sono arresi e hanno rinunciato. Per questo Schliemann non ha trovato una città mitologica sotto una città ma solo una collina di rovine.

Vuoi vedere che anche nel napoletano non è emergenza immondizie? Che, sotto sotto, anche sotto l’erba, le colline di rifiuti scoperte a Chiaiano non sono di rifiuti, ma di reperti archeologici, in qualche caso anche già imballati?

[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Itaca.mp3”%5D I Napoletani pregano di non inviare altri “reperti” che si accontentano di quelli che hanno già.

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Composizione di uno spartito a mò di KandinskiDue canzoni sull’essere donna. Cantate da due grandissime interpreti. Due canzoni che entrano nella carne delle cose. Con molta sensibilità. Senza delicatezze.
Due canzoni scritte, stranamente, entrambe da uomini. Perché quello stranamente? Vero è che le autrici sono decisamente una minoranza, ma queste sono canzoni che riescono a descrivere bene l’universo donna, la sensibilità delle donne; che non si fermano all’aspetto, al culo del problema. L’ordine con cui sono offerte all’ascolto non è cronologico, ma non è nemmeno casuale. Messe assieme mi sembrano quasi complementari. Certo che… mica ne usciamo proprio bene.

Mia Martini: Gli uomini non cambiano. Autori: B. Dati – G. Bigazzi – M. Falagiani. 1992


Sono stata anch’io bambina
Di mio padre innamorata
Per lui sbaglio sempre e sono
La sua figlia sgangherata
Ho provato a conquistarlo
E non ci sono mai riuscita
E ho lottato per cambiarlo
Ci vorrebbe un’altra vita.
La pazienza delle donne incomincia a quell’età
Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità
E ti perdi dentro a un cinema
A sognare di andar via
Con il primo che ti capita e che ti dice una bugia.
Gli uomini non cambiano
Prima parlano d’amore e poi ti lasciano da sola
Gli uomini ti cambiano
E tu piangi mille notti di perché
Invece, gli uomini ti uccidono
E con gli amici vanno a ridere di te.
Piansi anch’io la prima volta
Stretta a un angolo e sconfitta
Lui faceva e non capiva
Perché stavo ferma e zitta
Ma ho scoperto con il tempo
E diventando un po’ più dura
Che se l’uomo in gruppo è più cattivo
Quando è solo ha più paura.
Gli uomini non cambiano
Fanno i soldi per comprarti
E poi ti vendono
La notte, gli uomini non tornano
E ti danno tutto quello che non vuoi
Ma perché gli uomini che nascono
Sono figli delle donne
Ma non sono come noi
Amore gli uomini che cambiano
Sono quasi un ideale che non c’è
Sono quelli innamorati come te

Fiorella Mannoia: Quello che le donne non dicono. Autori: Ruggeri – Schiavone. 1987

Ci fanno compagnia certe lettere d’amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po’
è per la voglia di piacere a chi c’è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “si”.
In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà…
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c’è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po’
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate,
ma potrai trovarci ancora qui
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro “si”,
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “si”

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AVVISI

Marinorumoridigente

L’ho sempre detto che è bravo, non solo qui. Andate a vederlo. Anche qui. E… leggetelo qui.

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Scatoletta per preziosi con mattoncino legoAbbiamo (o meglio abbiamo avuto) anche un deputato onorevole a Spinola anzi un sottosegretario. Si sa che onorevole si resta a vita. Di lui non rimane che una gran bella villa. Chissà perché nessuno se la passa meno che bene in quel giro? E naturalmente ha un nome composto. Comunque qualcuno, qui a Spinola, aspetta ancora che parli anche se sembra non abbia da tempo più niente da dire. Naturalmente viene dalla razza padrona. Dall’ultima volta che l’ho visto sono passati nove anni, dieci il prossimo. Perché me ne ricordo? Perché è stata l’occasione buona per far perdere per la prima volta il governo del comune al centro-sinistra e lui ha dato il suo disinteressato contributo. Per il resto quasi passerebbe inosservato. Non ricordo, inoltre, di averlo mai visto prendere il pane o che ne so.
Per il resto è solo gente che ci viene a dormire [Credo che i cittadini di Spinola di debbano definire Spinolotti, forse Spinolenti, ma mica ne sono certo.], e i soliti noti che a essere di una qualche importanza ci credono solo loro. Gente piena di Io: Io di qua, Io di là. Gente che prima che gli altri cerca di convincere sé stessa. Magari con il libro appresso a far vedere che sono anche uomini di pensiero (come Gregory). Avete mai notato come questi uomini di pensiero fumino quasi tutti? Ad essere onesto fumo anch’io ma non sto parlando di me, naturalmente, perché se parlassi di me dovrei annoverarmi tra i più grandi, tra i pensatori, data la assiduità con cui mi rifugio nel mio vizio, il fumo, per altro l’unico.
Tra questi pochi noti o presunti noti possiamo oggi annoverare, nonostante ogni sua possibile ritrosia, certamente anche Galatea (forse l’unica che ne avrebbe titolo e diritto) e quella lingua tagliente della signora Pina, col suo eversivo buonsenso. Infondo chi è stato se non lei, la nostra adorata Galatea, a rendere famoso il sindaco Carlo Taragnin, oltre persino i confini patrii? Ché a conoscerlo mica sembra poi chissà cosa. Un uomo grande e grosso con l’aria da contadino bonaccione. Di quelli che non ti aspetti che alzino la voce ma che lo sanno fare, naturalmente quando son certi di poterlo fare. Quando possono esercitarlo su chi ha meno potere di loro. Normalmente penseresti al sindaco del carnevale ma con i tempi che corrono è proprio il sindaco vero. Naso rosso e pensiero in bilico (forse pensiero è parola un po’ grossa), alle nove di sera è già alticcio dalle dieci del mattino. Il problema si mostra quando non trova chi gli spiega ciò che deve dire. Ma questo ci abbiamo; l’abbiamo voluto e ce lo teniamo. Peccato solo dover essere costretti a cambiarlo.
Ma non sono, loro, i cittadini di Spinola, differenti dai tanti. Infondo non pretendono molto. Vogliono solo qualcuno che si occupi di loro. Che gli dica cosa fare. Che, di tanto in tanto, li sgridi, da buon padre di famiglia. Che gli offra qualche argomento da bar. Che giochi con la viabilità. Noi cittadini etc. … vogliamo un re, un despota non ci basta. Infondo anche noi vogliamo il nostro Unto; noi veneziani diremmo: “onto”; e nemmeno tanto sottovoce.

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scacchiera con scacchiTisana non fa provincia ma i tisanati non ci fanno caso: centro di quei paesetti della periferia, hanno sempre conservato una superbia da cittadini; pronti a spenderla ad ogni occasione.
Congresso di comprensorio del Partito che non c’è. Sono Socialisti, o almeno così dicono, ma non fa differenza. La politica sta diventando un po’ tutta così. Una grande sarabanda fatta soprattutto di pailette e di rumori; insomma: na roba de noialtri. Una specie di fiera del quartiere.
Si conoscono tutti e si chiamano per nome. Fanno l’appello come a scuola. Questa è democrazia. Arrivo che è già iniziato. Col senno di poi temo che se c’era qualcosa da capire me la sono persa. Mi accomodo seduto in un angolo, per non farmi notare. Infondo sono solo un ospite; venuto per spirito caritatevole a sostenere il morale dell’amico Gerardo. Mai stato socialista, sarò costretto a ribadirlo ancora anche in seguito.
Alla mozione 1 segue la 2. La differenza politica, almeno apparentemente, sta nel fatto che viene subito dopo la 1. Naturalmente si discosta dalla 3 perché ne viene prima e la precede. Non ci ho capito granché, ammetto, cercherò se possibile di essere più chiaro in seguito [magari alla prossima sputtanata, se ci sarà], ma la 2 mostra un po’ più di interesse, forse perché la relatrice ha un paio di mutandine che, almeno quelle, che esibisce ininterrottamente, hanno una leggerissima sostanza politica: sono socializzanti. Nemmeno Gerando, come tutti, ci sta capendo molto ma almeno lui è attento solo a quello, lui sente la primavera anche nei giorni della merla.
Alla presentazione delle “mozioni” segue dibattito. Si prende microfono e parola uno spirito simpatico che spiega di non aver mai abitato nei pressi, ma qui ha amici. Aggiunge che ha dovuto cambiare residenza recentemente per motivi di donne. Conferma che lui non può votare e non può nemmeno dare indicazioni di voto, ma se lo potesse fare, allora, lui sosterebbe e voterebbe la mozione 2 (per i distratti si tratta di quella delle mutandine).
Lo segue, poco dopo, un tipo da abbronzatura testarda che si fa sospettare del mossad; tipo migrante coatto in Tunisia, ma per diporto, con volo economico. La voce è stentorea e sicura, di quelli che sanno il fatto loro, adusi a parlare in pubblico, che un posto, loro, lo trovano sempre. Finalmente la politica diventa politica e sfiora vette alte, si prende a parlare di principi e di idealità. Richiama nientemeno che Turati. In effetti spiega: “Ho sentito più volte parlare di socialismo e di sinistra. Io faccio mio l’insegnamento del grande compagno Turati per ribadire che il socialismo, e se lo diceva Lui, non è mai stato di sinistra“. Qualcuno si chiede se sia il caso di applaudirlo. Io ci penso un attimo, ignoro in che rapporti di confidenza sia, ma quel Turati dev’essere un altro Turati, o la memoria comincia a farmi strani scherzi. Anche perché il vero Turati nemmeno mostra di indignarsi; forse è la misura dei tempi.

Foto di Filippo TuratiE’ vero che, oggi in Italia, tutti vogliono cambiare la storia, ma che lo si faccia anche qui, dove non ci caga proprio nessuno, mi sembra il massimo dei colmi. Ribadisco di venire da un’altra storia e di non essere mai stato socialista. Questo torna ad essere il colmo: che debba essere io a difendere la memoria. Il Turati che ricordo (l’esimio revisionista può andare a verificare anche qui senza scomodare letture sacre che possono affaticare) è stato tra i fondatori di un periodico dal nome “Lotta di classe“. Figura di sinistra, vicino al massimalismo, fino alla fine, in un Partito Socialista Italiano che è stato la sinistra. Costretto a fuggire in esilio dalla dittatura fascista. Coerente difensore della sua idea di politica. Sempre dalla parte dei deboli e sostanzialmente, pure, pacifista. Credo non si troverebbe propriamente di casa e a suo agio nella Casa delle [Sue] Libertà.
Per la precisione, alla fine della rappresentazione, per la mozione 1 votano tutti quelli del Bar da Clara ma sono in minoranza. Vincono quelli del Bar Giacomino Rossini di Tisana, appunto, anche perché se la giocano in casa; e poi è una mozione altrettanto priva di sostanza ma piena di tromboni. Per chi non l’ha ancora capito è la 3 e tra gli altri vi milita anche quel famoso Turati. Martino non la prende bene anche se è tutto già visto migliaia di migliaia di volte.
Come paradosso, ma non lo è, sembra che la mozione 3 voglia un partito per poter poi sciogliersi entrando, Monete con Giano bifrontedi qua o di là, comunque in un altro partito. L’Italia è sempre più un paese pieno di persone che amano sentirsi chiamare socialisti ma non vogliono esserlo. La ragione di tale vezzo mi è oscura. L’Italia è sempre più un paese da operetta.
Il cavaliere Benito, nonché Mussolini, richiamato nel titolo, esponente di spicco del Partito Socialista Italiano di allora, e direttore del quotidiano socialista Avanti!, quando decise di cambiare rotta si scelse almeno un’altra bandiera e un altro partito.
[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Innodeilavoratori.mp3”%5D La bandiera è ancora rossa; campo rosso dove splende quel “sol dell’avvenire“.

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Tazza di caffèEra guardinga come si può essere guardinghi. Non ci sono colori nella notte. Era come se non avesse sostanza. Ombra tra le ombre. Solo l’odore. Solo il respiro e l’alito pesante. Solo quel filo di bava alla bocca, e quel gusto salato. Cercava di trattenerlo, quel respiro; di governarlo; di fermare il suo cuore. Il battito era assordante. La caccia riempie sempre le vene di tensione. Quell’ostia di luna era una tentazione quasi irresistibile. Erano solo troppi pochi giorni che era nata la bestia. Eppure era tutto come già visto. Non era nuovo ai morsi della fame. Il lampione sembrava accecare. Fece un balzò per esporsi il meno possibile alla luce. C’è sempre troppa luce, anche nel buio più fitto, per gli abitanti della notte. I sensi erano tesi ed era pronto a tutto. Credeva di esserlo. Annusava tutto ciò che gli portava il vento. Sentiva le presenze ben prima di vederle. Doveva imparare a conoscere quel corpo. Percepì odore di fumo e cambiò strada. Le fiamme gli mettevano agitazione. La giovane donna aveva trovato riparo in un portone. Troppo lontana per scorgere lui. Odorò il profumo della pelle dietro quel profumo che sapeva lievemente di gelsomino mischiarsi a quello delle rose selvatiche. Non voleva farsi vedere, aveva paura dell’uomo.

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[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Lapresadelpotere.mp3”%5D

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Cervello in venditaSecondo Julius Evola è l’uomo che forgia l’idea. Sembrerebbe che potessimo accettare tale tesi ma sembra anche che alcuni studiosi sostengano che Julius Evola non sia ne un nuovo tipo di ortaggio, ne l’autore di ventimilaleghesottoimari e nemmeno un imperatore dell’antica Roma di epoca antecedente al Regno di Alemanno. Sembra anche che quel secondo non sia il posto ottenuto dallo stesso sotto lo striscione d’arrivo alla trevallivaresine. Camerati! questa è la prova provata che la cultura del nostro paese è sempre stata nella mano sinistra della sinistra ed è parte delle loro menzogne demagogiche. E poi il fascismo è cambiato ed è giunto alla democrazia. Democraticamente accettiamo il contraddittorio con tutte quelle idee che non si discostano dalla nostra.

Patria e bastone.

E la carota“?

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