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Archive for 4 giugno 2008

Faccio eccezione per segnalare una buona iniziativa nel sito fulminiesaette.
Io ve l’ho detto senza aggiungere altro.

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Se vi siete distratti… Finalmente una buona notizia che ci viene dalla Germania. Pare che sia, con soddisfazione, iniziata la produzione de Le bombe che uccidono senza inquinare. Parliamo qui di: Eco-bombs, la cinica definizione dell’Università di Monaco. Con sostanze alternative a tritolo e ciclonite potranno ammazzare in modo “pulito” [di G. CAPPOZZO][1].

Niente a che vedere con le famose bombe intelligenti. In questo caso magari sono anche stupide ma la grande novità, segno di civiltà, è che sono costruite con materiali del tutto naturali e sicuramente (è garantito) non inquinano. In questo caso si è ricorsi all’uso del tetrazolio cioè un composto già usato addirittura in campo farmaceutico, questo va detto a garanzia del prodotto. Non si è ancora deciso dove effettuare le prime sperimentazioni sul campo, ma gli esperti assicurano che si può esserci certi che non si avranno reclami, di qualità, da parte dei consumatori compresi nelle zone comprese negli obiettivi.

Purtroppo non ho più “L’uomo che sa” come la cantava Rudi Assuntino e sono costretto a metterla nella versione originale interpretata dallo stesso autore Bob Dylan: Marter of war

[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Masterofwar.mp3”%5D

PADRONI DELLA GUERRATradotta da Fernanda Pivano versione Rudi Assuntino su testo di Laura Grimaldi
Venite padroni della guerra
voi che costruite i grossi cannoni
voi che costruite gli aeroplani di morte
voi che costruite tutte le bombe
voi che vi nascondete dietro i muri
voi che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschereVoi che non avete mai fatto nulla
se non costruire per distruggere
voi giocate con il mio mondo
come se fosse il vostro piccolo giocattolo
voi mettete un fucile nella mia mano
e vi nascondete dai miei occhi
e vi voltate e correte lontano
quando volano le veloci pallottole

Come Giuda dei tempi antichi
voi mentite e ingannate
una guerra mondiale può essere vinta
voi volete che io creda
ma io vedo attraverso i vostri occhi
e vedo attraverso il vostro cervello
come vedo attraverso l’acqua
che scorre giù nella fogna

Voi caricate le armi
che altri dovranno sparare
e poi vi sedete e guardate
mentre il conto dei morti sale
voi vi nascondete nei vostri palazzi
mentre il sangue dei giovani
scorre dai loro corpi
e viene sepolto nel fango

Avete causato la peggior paura
che mai possa spargersi
paura di portare figli
in questo mondo
poiché minacciate il mio bambino
non nato e senza nome
voi non valete il sangue
che scorre nelle vostre vene.

Che cosa sono io per parlare quando
non è il mio turno?
Direte che sono giovane
direte che non ne so abbastanza.
Ma c’è una cosa che so
anche se sono più giovane di voi:
so che perfino Gesù
non perdonerebbe quello che fate

Voglio farvi una domanda:
il vostro denaro vale così tanto
vi comprerà il perdono
pensate che potrebbe?
Io penso che scoprirete
quando la morte esigerà il pedaggio
che tutti i soldi che avete accumulato
non serviranno a ricomprarvi l’anima

E spero che moriate
e che la vostra morte giunga presto
seguirò la vostra bara
in un pallido pomeriggio
e guarderò mentre
vi calano giù nella fossa
e starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siate morti.

tu sei giovane ha detto
e se crescere vuoi
abbandona i tuoi giochi
e vieni con noi
sulla nuova frontiera
c’è un nemico mortal
che i tuoi sacri valori potrebbe annientar.

Mi da in mano un fucile
ma non viene con me
io mi trovo tra i morti
e mi chiedo perchè
son giovani i morti
che la guerra stroncò
son nel fango sepolti e tacere non so

son sepolti nel sangue
ed all’uomo che sa
io domando a che serve
tanta gente ammazzar
lui risponde paterno:
ubbidisci non sai
tu sei giovane uccidi così capirai

mentre urlan le bombe
io più forte urlerò
non so niente di niente
ma una cosa la so
son sicuro che Cristo
perdonar non portà
i tuoi sporchi profitti sull’umanità.

e una cosa ti dico;
col denaro che hai
il perdono da Dio
comperar non potrai
non potrai ripagare
tutto il sangue che tu
ci hai costretti a versare nel sangue quaggiù

quando tu sarai morto
a guardarti verrò
seguirò la tua bara
e ti maledirò
resterò ad aspettare
finchè sceso sarà
un gran mucchio di terra sull’uomo che sa.


[1] Vi invitiamo a leggere l’articolo di Repubblica perché i riportati progetti relativi alle produzioni belliche superano qualsiasi mia capacità di provare ad esercitare l’arte della satira o del paradosso.

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Se vi siete distrattiMemoria Nautilus – Quel cefalopode ricorda tutto:

E’ stato considerato poco più di un fossile vivente. Ora, uno studio americano, rilancia le qualità di questo mollusco. E’ capace di ricordi a breve e lungo termine [SARA FICOCELLI]

Tutto il mondo scientifico, e quello dell’editoria, è in febbrile attesa per la prossima uscita di un volume di memorie che promette di rendere risibili anche i più illustri precedenti, tra i quali ci permettiamo di citarne uno per tutti con “I miei primi quarant’anni” di Marina Ripa di Meana. Chissà quante cose avrà da dirci il nostro tenero, caro e arzillo vecchietto?

Pare che Roberto Giacobbo abbia già chiesto un intervista in esclusiva per Voyager. Si sussurra che il bravo conduttore sia certo di poter così inconfutabilmente dimostrare l’origine delle piramidi.

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Elaborazione fotografica con bandiera italianaCi siamo lasciati la Risiera alle spalle. Una Trieste estiva. Il cielo terso come lucidato con uno straccio. Già mentre ci incamminiamo, e Gerardo guida in un silenzio suo, forse abitato, forse solo abitato di noi, mi rendo conto che è tutto solo un pretesto. Toni è sempre lì, immobile nelle sue idee. Dietro me, perché quello è semplicemente il posto a sedere che abbiamo scelto per lui. A tratti fatico a sentirlo. A tratti debbo tirare il collo. Il tema dei nostri discorsi continua a ruotare su “i giovani e la storia”. Io sono testardo di mio. Cerco di spiegargli come se fosse semplice parlare a chi non vuole sentire e a chi non vuole capire. Impossibile perdersela. Lui è così. Ed è onesto anche in questa sua testarda sordità. E poi lui non è diverso dai molti. Mi è sempre più difficile parlare. E’ colpa degli altri o sono io che sto cambiando? E mi rendo conto che sono soprattutto io a parlare. E le parole si scompongono e diventano suoni eccitati.

Se mai la storia è servita a qualcosa o a qualcuno vorrei riuscire a spiegargli che l’ignoranza, purtroppo, non risparmia l’età, non ha rispetto nemmeno dei vecchi; infondo è molto democratica. E poi ci confondiamo, e confondiamo l’ignoranza alla stupidità.

E’ strano rendersi conto che con l’età alcuni fatti di cronaca son diventati storia; la nostra storia. Forse è quella che lui chiama la storia. O almeno anche quella. Allora è inutile cercare di parlarne e tentare di fargli capire che non esiste una storia ma esistono le storie. Dove c’era il forno c’è il segno di mattoni più giovani, proprio perché hanno cercato di cancellarla quella storia. Chi? Chi l’aveva prodotta, i carnefici; non certo le vittime. Eppure alle vittime sarebbe dovuta pesare di più che la vergogna. Eppure per loro dovrebbe avere un prezzo ben più pesante. Non vorrei disilluderlo; lui, vecchio compagno, militante, credente, di una fede cieca (come ogni fede).

Penso a cosa potranno pensare di noi chi sopravviverà a noi, di questa nostra storia, a come potrebbero raccontarci nei libri e mi spavento. Difficile regalare una bella prosa al vuoto. E la storia resta una gran bella baldracca; al servizio di chi la racconta. Parliamo come se la storia fosse solo chiusa dentro il televisore. Se la morte non fosse morte ma immagini. Se il dolore non appartenesse alla carne. E qui siamo sulla terra delle foibe. Poi Toni scende per farsi fotografare con pugno chiuso alzato. Martino si occupa di fotografarlo e alle sue spalle resta la frontiera. Sulla linea di frontiera sventola la bandiera della Slovenija. Dovremmo, certo, allungare il tragitto e andare fino a Srebrenica. Anche quella è storia. Fresca fresca che non hanno ancora stampato i libri. Che non si è ancora sciolto il sangue in inchiostro.

Ma poi c’è questa nostra storia quotidiana, fatta di piccoli momenti inutili. Le cose di cui si riempiono le nostre bocche. Di cui si gonfiano le nostre parole. Provate a pensarci anche voi. Io sprofondo nel silenzio. Ho bisogno di tempo. Ho bisogno di riprendermi. Non vorrei svegliarmi domani e accorgermi che è veramente vero che i nostri carri armati esportano democrazia. Ma non faccio l’anima candida. Ci sono dittature (tante) che non si possono tollerare. Ci sono dittature (tante) che ancora oggi, se ci va bene in tasca, continuiamo a tollerare. Quello che è certo è che saranno i “vincitori” a scrivere, come ogni volta, la storia. Quello che è altrettanto certo è che gli errori di quei “vincitori”, ancora una volta, non troveranno parole nelle pagine, o al massimo saranno meno errori. Poi, forse, un giorno, verrà qualcuno a dirci che quegli errori erano orrori.

Eppure forse un poca di ragione, Toni, ce l’ha se tanti si danno tanto da fare per riscriverla, questa benedetta storia. Ma questo è solo un blog.

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