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Archive for 6 luglio 2008

Logo del Partito Socialista Europeoscacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista. Martino non ne sa di congressi. Gli ho spiegato che si fanno nei corridoi, ma beato iddio, nei corridoi dove si parla e si ascolta. Lui si trova continuamente solo e nel posto sbagliato, con la preoccupazione di scansare il barman che cerca l’ordinazione.

Nessuno se ne va o almeno i primi disertori, che cedono alla stanchezza, son pochi e lo fanno alla chetichella. Si! se ne andranno a poco a poco in sordina. Attaccano i piccoli notabili dalle rovinose rovine dei piccoli comuni. Gente senza arte ne parte. Quasi tutti col compitino scritto. Qualcuno se lo deve esser fatto scrivere dal fratello maggiore, sopravissuto all’ultima guerra, probabilmente invalido in casa. Qualcuno si spinge fino a partire dall’ottocento per sostenere… nemmeno lui sa cosa. Forse un sopravissuto orgoglio. Eppure tutti sono d’accordo con tutti; naturalmente prima dei distinguo. E’ palese che sui circa cento presenti le tesi non sono tre ma almeno, a farla breve, un centinaio.

Tutti vogliono parlare per poter un indomani, vedi mai, dire che loro c’erano. E tutti vogliono splafonare il tempo loro concesso. E’ una sorta di gara a chi cede dopo. I restanti entrano ed escono distratti. Ognuno ha a disposizione almeno cinque “concludendo“. Uno la racconta alla sua donna imperterrito per conto suo e non è certo di politica che stanno parlando tanto fittamente, il suo chiacchiericcio fastidioso è veloce quanto una mitraglia. Si giustifica che è un pacifista. A me sembrava solo un maleducato.

Qualcuno stigmatizza sulle campagne fatte. Per esempio… sul culo della D’Abbraccio, pseudonimo di Emilia Cucciniello [vedi manifesto], per i muri di Roma. Comincio a capire il richiamo d’apertura alla famosa senatrice. Infondo è la senatrice che ha “mandato per strada” la povera “attrice”. Le ha letteralmente chiuso il posto di lavoro. Si! non è stata una scelta felice. Non chiedetemi quale. Non saprei che dire. Ho una scusa pronta: mica sono socialista. Forse si sottende che mica si possono mandare, allo stesso modo, a lavorare i tromboni. Un po’ per il mondo del lavoro, un po’… insomma non l’hanno mai fatto. Sarebbe una crudeltà bella e buona. E poi è storia che le seconde linee sono peggio delle prime. Comunque lunga vita al culo della compagna D’Abbraccio.

Nel Grande Nulla qualcuno canta le esequie degli altri morti; qualcuno spiega che il partito che si deve andare a costruire è il Partito Liberale anche se potrebbero continuare a chiamarlo Partito Socialista; qualcun altro spiega che il Partito Socialista è sempre stato un po’ di sinistra e un poco di destra e per il resto, di quel che rimane, anche un poco di centro; qualcuno precisa che l’opportunismo è una spazio politico reale; qualcuno teme da Brunetta che si possa assimilare qualche presente ai fannulloni del pubblico impiego, sarebbe ingiusto perché, pur non avendo mai fatto un cazzo, loro fanno danni e la chiamano politica; qualcuno sospetta che ci si dovrebbe occupare dei problemi reali del paese; un medico spiega varie volte d’essere medico, di non aver mai fatto politica e d’essere imbarazzato a parlare davanti a De Michelis, vorrebbe soffermarsi anche sulla malasanità e allora ci legge un estratto da un articolo di giornale, forse Repubblica o forse La Padania, non lo precisa, e, a parte errori dovuti all’emozione, la cosa (e la parte) non risulta chiara.

Ci prendiamo una pausa, anche a rate il troppo è troppo. Si siede al nostro tavolo quel tale innominabile, per la privacy e per risparmiarmi ritorsioni, che per cognome si chiama proprio come quel legno duro e scuro, e pregiato, il legno, usato in ebanisteria. La sua pelle ha lo stesso colore del legno. La sua testa la stessa consistenza del legno. E’ quello che ha definito il compagno Turati uomo di destra. Vorrei alzarmi per andare a prendere un cinar, visti i prezzi non mi resta che cercare il bagno anche se non mi scappa. Lì, in bagno, si fa in fretta perché non arriva l’aria condizionata. Non so perché ma il pranzo mi sta ancora sullo stomaco ed è in numerosa compagnia.

La mozione UNO, che vorrebbe proprio, unitariamente, sostenere il compagno Nencini, decide rammaricata di non poter votare perché in provincia di Treviso i lavori congressuali non sono andati in modo adamantino. Sembra siano stati invitati solo quelli della TRE o almeno tutti o parte della UNO sono stati invitati solo a congresso concluso. I sostenitori escono dalla sala. In realtà mi alzo, io che centro come i cavoli, assieme a Martino. Così siamo in tre con Cresco. Non mi guardo indietro per paura di essere seguito.

Forse è meglio che non mi sia preso appunti, almeno la memoria dimentica qualcosa e sa essere meno cruda. L’ultima volta hanno anche fatto l’appello. Forse ce ne siamo andati prima. Anche solo assistere alla politica è una gran fatica. Difficile resistere fino in fondo. Non ho nemmeno avuto il tempo di leggere il giornale. Magari fuori, in qualche parte d’Italia, è successo qualcosa.

Rino Gaetano: Nontereggae più [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/NuntereggaePiu.mp3”%5D

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