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Archive for 29 luglio 2008

Interrompiamo il gioco, proviamo a parlare sul serio, visto che a rifletterci, a volte, si può anche scoprire che la seconda risposta ha più buonsenso della prima. Fin troppo facile sparare sui fannulloni nel pubblico impiego ed è quando le cose sono troppo facili che divento sospettoso. In tutti si è costruita, nel tempo, questa immagine di una “burocrazia¹” che non funziona e dedita all’ozio, costruita in due lustri di governi che avevano usato l’impiego pubblico per “sistemare” il loro elettorato (è passato l’entrarci attraverso l’iscrizione ad un partito, persino ad un sindacato?). Era, allora, il posto sicuro, quello che nessuno ti avrebbe potuto togliere per tutta la vita. Pagato poco ma, appunto, sicuro. Persino gli stessi lavoratori denigrano l’ambiente e sono pronti a sparare contro: “nessuno lavora; naturalmente escludendo il sottoscritto“.

Cominciamo a chiarire che ci sono comparti dove, nel pubblico impiego, si lavora quasi o come in fabbrica (pensiamo a gran parte della sanità). Di contro, soprattutto scendendo sempre più lungo lo stivale, ci sono comparti dove le assunzioni non sono avvenute perché c’era lavoro ma proprio perché non c’era, cioè per fronteggiare la disoccupazione. Già qui si porrebbe logica una domanda, ad un ministro di provenienza socialista e che rischia di definirsi ancora tale anche dopo una lunga militanza in quello che ora e il PDL: “cosa ne facciamo dopo di un altro esercito di disoccupati che colpirebbe soprattutto il meridione oltre che l’intera nostra stessa economia“? Impossibile che il ministro non si sia posta questa domanda. Sospetto sappia invece bene che sta ragliando al vento. D’altro canto sono gli stessi che si ergono a paladini della sicurezza che poi tagliano gli stanziamenti alle forze dell’ordine o depenalizzano i reati. Una volta si chiamava demagogia; oggi non so.

Abbiamo detto che questo universo è stato creato da una certa politica. Quella stessa politica che ora grida ma che ancora ora continua a nominare per meriti e demeriti politici dei dirigenti incompetenti. Ma dove metti i trombati della politica? Minimo gli troviamo un posto in un consiglio di municipalizzata. Non mi sembra che la politica stia proprio dando segnali di riscatto o di etica. Non è forse vero che in Italia l’unica cosa che continua ad aumentare, oltre l’insicurezza e la disperazione, sono i loro redditi. I dipendenti non solo si trovano a lavorare, spesso con scarsità di mezzi (vedi il ritardo tecnologico), guidati da responsabili incompetenti, ma altrettanti spesso è una scelta prettamente politica e voluta il non raggiungere i risultati; una seria lotta all’evasione, delle tasse e delle imposte, creerebbe un’equità impositiva (ma chi la vuole?), ma allo stesso tempo destabilizzerebbe l’elettorato; naturalmente scontenterebbe qualcuno portatore di voto, perché le tasse si devono pagare ma le deve pagare “il vicino”. Infondo siamo tutti un poco conservatori soprattutto quando si tratta della nostra sedia e dei nostri emolumenti.

Ancora un piccolo punto da chiarire: chi sceglierebbe e con che criteri? Sono certo che in questo momento, io uomo di sinistra che lavoro in una amministrazione di destra, e solo perciò subisco una situazione di mobbing, io che avendo imparato a lavorare in un lungo tirocinio nel privato e che se ho momenti morti mi invento lavoro, io che non ho mai fatto caso ad una declaratoria professionale assumendomi compiti e oneri ben al di là del mio livello e delle responsabilità a cui dovrei rispondere, sempre io con una moglie nella sanità (appunto) che non si è mai risparmiata e ho sempre visto tornare stanca, ebbene io, quell’io, son matematicamente certo che mi troverei nell’elenco dei fannulloni ai primi posti perché non si fa uno sgarbo ad un amico. Perché anche le promozioni si fanno in base a favori (in un dare e avere) e a simpatie; e alcune passano anche in ambienti come le camere da letto o comunque adatti a pratiche non strettamente legate alle mansioni lavorative.

Ripeto che sono convinto che tutto questo il ministro lo sa. Non sarà un drago ma nemmeno così stupido. Sa che le leggi ci sono e che attraverso esse si sta già moralizzando ma si prende la gloria di procedimenti che sono partiti quando lui non aveva ancora nemmeno la speranza di avere un dicastero e si erge a censore e moralizzatore in un ruolo fin troppo facile e portatore di plausi. Una cosa seria invece sarebbe, per esempio, combattere seriamente l’evasione e la corruzione. Questo sarebbe un vero passo avanti ma nessuno lo vuole se non a parole. Poi potremmo cominciare un discorso di efficienza. La creazione degli strumenti di base sui quali sviluppare un lavoro che garantisca servizi, come la creazione di banche dati univoche e attendibili, come si è fatto per i codici fiscali, in alternativa alle quali non restano che le famose sfere di cristallo. Se io non ho un anagrafe seria e attendibile, ma sei o sette o all’infinito, frammentate per uffici (una, quando non due, per l’anagrafe vera e propria, una per ogni tassa o tributo, una per la protocollazione, etc.) e contraddittorie, quale certezza di dare un servizio posso avere? Se mi trovo a inviare ingiunzioni di pagamento ai morti è chiaro che si spreca il tempo lavoro che il fannullone potrebbe dedicare ai vivi. Questo è un paese di pazzi perché, se controlliamo i catasti ci accorgiamo che una infinità di italiani paga o pagava, ad esempio, l’Imposta Comunale sugli Immobili (ora soppressa per la prima casa) senza possedere immobili in quanto i loro non erano mai stati accatastati. Magari scopro che qualcun altro abita a casa mia e preferisco non saperlo per non correre il rischio anche di pensare male. Che ne so? che gli affittuari non pagano l’affitto perché nessuno tanto glielo va a chiedere, su alloggi destinati ai cosiddetti poveri, ma dati agli amici e agli amici degli amici, mentre quei poveri aspettano fuori della porta. Già! se hanno fortuna sono in graduatoria. Che gli appalti non sono affidati al fornitore che garantisce una esecuzione migliore al prezzo più basso. Onestamente non mi interessa a chi fa riferimento la ditta che esegue un intervento, mi infastidisce che l’intervento nasca per affidarlo ad una ditta, cioè che ci sia prima l’affidatario che la necessità dell’opera. E se provassimo, a questi fannulloni, a dargli lavoro e mezzi? Parliamone.

P.S. se lungo tutto il post (grazie della troppa attenzione) Vi siete chiesti dov’è la biondina? Beh! non potete vederla perché sta accovacciata sotto il tavolo.

Elio e le storie tese: La terra dei cachi

[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Laterradeicachi.mp3”%5D


1] Burocrazia e pubblico impiego non sono sinonimi

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