Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 24 settembre 2008

L’amico Venises prosegue e conclude, sul sito-amicale fulminiesaette, il suo splendido diario di viaggio, di parole e immagini, in Ghana.

Read Full Post »

Già! ho anch’io quei miei giorni. Meglio lasciare stare. Lasciarmi in pace. Non mi parlate di Carlo Taragnin. Sì! sono un po’ insolente. Irascibile. Arrogante. E anche un po’ volgare. Mi escono tutti i difetti. Sono leggermente indisposto. Indisposto nei suoi confronti. Non ho niente di particolare verso l’uomo. Non sono uno capace di portare rancori. E poi anche la natura, con lui, è stata matrigna. Anche il troppo è troppo. Un poco come sparare sulla croce rossa. Ma cosa ci posso fare? Se s’è capito: non impazzisco per lui. Solo questo. Non impazzisco per il suo essere autoritario in modo affabile. Il suo lasciare lì le cose per occuparsi di piccole vendette, dei dispetti; di fare le boccacce. Beh! inutile proseguire. Dell’uomo Taragnin non mi va nulla. Peggio ancora dalle storie delle baracche.
Non gli succede spesso di stare ad ascoltare, a quel mezzo di primo cittadino. Gli altri possono anche pensare che stia riflettendo. Quel silenzio. Io lo so. Mica mi frega. L’ho già sgammato. Si sta cantando in testa una vecchia canzone di queste parti: vinasa, vinasa, e fiaschi de vin. Perché infondo ha una sua cultura. Viene dai campi (e si vede), ne ha ancora tutti gli odori, ma ce l’ha. Magari piccola e limitata ma precisa. Di una precisione che sembra cesellata. Tutta piena di etichette. Li conosce tutti. Tutti i tipi di vino. E li conosce per confidenza. E’ l’applicazione a tali studi che gli costa i gomiti delle giacche. Sembra ancora più piccolo vicino alla grande atleta. Ecco un’altra cosa che mi indispone: sale sul palco e noi paghiamo il palco. Persino il caffè lo lascia da pagare. E pensa a come metterci in conto anche la benzina. Parla, parla perché ha paura di dover tornare a lavorare.
Dovrebbe essermene grato, il Taragnin, perché, almeno qui, è un protagonista. Era un giorno di dieci (circa) giorni fa. Si toglie un biglietto dalla tasca. Legge: “Già! era proprio il 94, nel senso dell’anno novantaquattro. E’ stato allora che è finita la politica“. Strano detto da lui. Da lui che gravita in quell’area. Il paladino del centro destra. Dell’anticomunismo. Che i comunisti li vede come il diavolo. Tutti (e si segna). Non proprio tutti. Tranne quelli che hanno saltato come quaglie. Ne ha più lui in giunta di quanti ne siano rimasti per le strade. Ma sono ex. Niente peggio di loro. Non esiste un anticomunista più anticomunista di un ex comunista. Cioè, il Taragnin, è di quelli che lega no, perché non c’è abbastanza acqua santa, ma anche solo a vederla la bandiera della pace gli viene da grattarsi. Gli prende l’allergia; povera stella. E’ che lui è un ex democristo. Anche se adesso sorride agli ex socialisti. Si coccola i forzisti vecchi e quelli dell’ultima ora. Strizza l’occhio ad An. Palperebbe tutti i leghisti. Si deve sistemare. Infondo è finita la politica, mica la storia. E poi basta salvare le opportunità. Chissà gli gliel’ha scritto, il biglietto? Ma l’uomo ha un suo fascino. Di questo non si discute. Non lo colgo ma c’è chi si fa fascinare. E allora qualcosa deve pur esserci. Magari… forse… piò darsi… molto sotto. Forse quell’aria bonaria. Quella che frega i più. Perché poi le carte si perdono sempre se hai quella o l’altra tessera. Con quel sorriso da ho già spento tutte le candele ti spiega chi comanda. A comandare è lui. Fosse per lui lui crede in lui. Si sarebbe presentato anche per missitalia avesse potuto imbrogliare almeno all’anagrafe. Mai che i fannulloni servano a qualcosa. Ma lui non demorde. Magari si presenta, non invitato, al tuo matrimonio. Verrebbe (toccarsi è d’obbligo) al funerale. In quanto a presenza non si può negare che sia presente. Sa che la presenza è quello che conta. Se è sotto l’inquadratura alza la manina. Fa il ciao come lo fanno i cretini durante le dirette. Quando rincaso controllo sempre dove solitamente non cade l’occhio. Non è timore di trovarlo. Mi costa lo stesso evitarmi i fastidi. Pago lo stesso tasso per il mutuo. E’ solo che il mini è già anche troppo mini. E l’aria puzza già di suo che gli scarichi non scaricano bene.
E’ la Betty Darla che mi parla di lui. Si siede con me al bar e mi dice: “Lo sai“? So già di saperlo. E che vorrei non saperlo. Lo sapevo di doverla lasciare in piedi. Me ne parla come di un santo. Di un politico santo. Infondo cosa gli si può rimproverare? Meglio non cominciare. Mi ci vorrebbe troppo e dell’altro tempo. Oltre al fatto che è un po’ troppo fascista. Non a parole. A fatti. Il suo essere. Ma se “Piace a tutti. Da destra a sinistra“. La guardo stranito. Cos’è, una specie d’influenza? Nemmeno lei ha molto che mi piace. Cerca di nascondere i suoi anni. Si fa bella delle balle. Può ancora far girare la testa. Il merito cioè la colpa è del suo profumo. Un profumo intenso. Profuso. Sprecato. Esagerato. Troppo. Lo so che dopo mi pentirò. Com’è possibile non farsi sgarbato? Com’è possibile essere meno che cialtrone? Nemmeno me la facesse vedere cambierebbe di un pelo. Non fosse che il Taragnin basta! direi che ci sia qualcosa. Non può essere. Sarebbe stata la prima cosa che avrebbe detto. L’avrebbe sputacchiato subito. Con orgoglio. Dev’essere qualcuna di quelle cose del platonico. Quelle che non ho mai capito. Magari anche lei gli ha fatto il servizietto, con la bocca; ma solo nel suo immaginario. Che poi se tanto da tanto…
Lei, la Betty, se le sistema per farmele capire. Ormai le deve sollevare anche per sistemarsi la gonna. Non mi andrebbe comunque. E poi io odio le passionarie. Non è una questioni di pelo. Odio anche i passionari. Di più quelli Che a parole. Di qualsiasi razza. Ancor di più se si spacciano per la mia. Se rompono per convincere tutti che loro sì sono sinistra. Che hanno quell’orgoglio. E intanto sognano in intimo. Si vedono con questo fascistello. Magari (lei) se lo figura col boxer coi cagnolini. A frugarsi dentro per cercare la piccola materia morta. Petto in fuori come i cavalieri (l’uno e l’altro). Valle a capite tu queste persone. Mica posso raccontare tutto quello che le ho detto. Sono impulsivo. Non sarebbe carino. Potrei essere tacciato di turpiloquio. Alla fine le ho spiegato, alla Betty, che se fosse un uomo anche come uomo sarebbe un cesso, che non mi andrebbe il culo neanche con le pinze, ma nemmeno di essere preso per quello. Se lei è di sinistra allora io sono una bagascia.

Vuoi mettere con il Taragnin?

Svelata l’identità del candidato. L’uomo nuovo è una donna, anzi una grande donna. Altro che la Fede, Lei non vince la resistenza dell’acqua, ci cammina sopra. Ed è molto più grande. Chi la conosce veramente sa che è pure molto più alta di un metro e ottanta. Sto parlando della candidata.


P.S. Non esiste nessuna Betty ne una donna dei fatti. Più o meno esiste il fatto. Fosse veramente relativo ad una donna non mi sarei espresso in questo modo. Ho il massimo rispetto per tutte le donne. Beh! non esageriamo, non proprio, non tutte, magari tutte tranne quando si chiamano Betty.

Ho qui, proprio in questo momento, qui davanti al naso, il candidato sindaco di Taragnin cioè il provvisorio candidato sindaco di quel pezzo di centro-destra cioè l’ignoto Trevisan.  Annalisa dice, col suo dialetto diretto: “anca snianfo el xe”. L’impressione è che abbia lo stesso sapore delle zucchine e dell’acqua. Sono tentato di provarne pena.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: