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Archive for 6 novembre 2008

poesiaSenghor è nato nel 1906 a Joal-la-Portugaise. Qui non troviamo i colori dell’Africa. Qui c’è la negritudine. Le radici del Blues, del Jazz. Si intravvede appena la sensualità. Mi piace immaginarlo, nella sua Parigi, dietro i vetri di una giornata piovosa. Ho scelto questo componimento perché racchiude il dolore di una razza, di un continente. Un dolore endemico quello di quei popoli che la miseria e la morte spingono ad affrontare qualsiasi rischio per venire a bussare alle nostre porte. Una povertà e una disperazione alle quali noi occidentali abbiamo contribuito; li abbiamo costretti. C’è qualcosa di ogn’uno di noi nella responsabilità per l’eredità e il destino di queste martoriate genti. Non ho parole che ricordare che non è possibile vedere in un uomo il colore delle pelle invece che la limpidezza delle sue idee.

In memoriam

E’ domenica.
Ho paura della folla dei miei simili dai visi di pietra.
Dalla mia torre di vetro abitata dalle emicranie, dagli Avi irrequieti
tetti e colline guardo nella gruma
nel silenzio – i comignoli severi e spogli.
Ai loro piedi dormono i miei morti, tutti i miei sogni divenuti polvere
tutti i miei sogni, il sangue inutile sparso nelle strade mischiato al sangue delle macellerie.
E ora, da questo osservatorio di periferia
Contemplo i miei sogni sfumati lungo le strade, distesi ai piedi delle colline
come i traghettatori della mia razza lungo le sponde della Gambia e del Soloum
e adesso della Senna, ai piedi delle colline.
Lasciate che pensi ai miei morti!
Era ieri Ognissanti, l’anniversario solenne del Sole
e nessun ricordo in nessun cimitero.
O Morti, che sempre rifiutaste di morire, che sapeste resistere alla Morte
là nel Sine¹ qui nella Senna, e nelle mie fragili vene, nel mio sangue irriducibile
proteggete i miei sogni come voi coi vostri figli, i migratori dalle esili gambe.
O Morti! Custodite nella foschia domenicale questi tetti di Parigi
i tetti che proteggono i miei morti.
Perché anch’io scenda nella strada dalla mia torre dannata e sicura
Coi miei fratelli dagli occhi azzurri
e dalle mani dure.

[da Poesie d’Africa a cura di Carlo Castellaneta; edizioni Accademia 1969]


1] Territorio del Senegal, chiamato anche Sine-Saloum

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