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Archive for 14 novembre 2008

Cara amica che narravi la tua vita in poche frasi ed io… in un solo saluto
bustaMai tanto silenzio è stato così affollato, così fragoroso. Mai tanto passato, all’improvviso, è così trascorso nel nulla. Ritrovarti e come ritrovare me stesso. Ritrovare un altro me che non conosco più. Scordato. Guardarti mentre ti allontani. Capire. Guardarti e vederti per la prima volta.
Stupido è ogni uomo che ama. Io non sono alcuna eccezione. Stupido lo è sempre e di più quando lo capisce dopo. Con colpevole ritardo. Troppo intento a lusingarsi. Troppo intento a volerne ancora. A cercare quello che già aveva. Perché io ti avevo cercata tanto e, alla fine, sei stata tu a trovarmi.
Forse la giovane età; allora. Ora cos’è? Troppo intenti a mentire gli stessi silenzi, in opposti, consapevoli di essere solo umani. Imbrattati di convenevoli. Incapaci di liberarsi dei ruoli, di quel peccato, del sospetto, di ogni ritrosia. Forse destinati a questo niente; perseguendolo. Eppure incerti, ignorando che potesse avere tanta violenza, per poi negare tutto e cercare altre parole e altre spiegazioni altrove.
Niente torna sui passi calpestati.
Vorrei raccontanti qualcosa, qualcosa che scordasse la pochezza, il nulla di allora. L’imbarazzo. Il non riconoscerti. Qualcosa che ritrovasse un attimo, forse l’attimo che non c’è stato. Raccontarti Roma, Roma e dintorni. Sola una primavera. Tardiva. Il ghiaino sotto i piedi. I miei passi che ridevano. Il mio silenzio fatto di non parole. L’uomo. La natura. In tutto un sole pallido, appena accennato. La mia cortesia. Ero solo quella. Almeno quella, spero. Fa strani scherzi la memoria. La tua amica. La tua amica era la mia Laura. Era una semplicità spontanea. Era quello che trovi senza cercare. Era confusione. Era una illusione. Era l’età acerba. E il tuo silenzio vicino. Era in quel mio avvicinarti colpevole. Nel provare rimorso per una storia che non era.
Un Eskimo e una arroganza. O solo timidezza. O solo un modo per nascondermi. Parole difficili ora. Difficili quanto inutili. Potessi ora… ma non posso. Non vi è nulla nella ricerca del tempo ch’è perduto. E la tua voce suona, oggi, come uno sberleffo.

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1] Il verso corretto di Guccini recita: povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto (ndr. Incontro; dall’Album Radici).

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