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Archive for 2 dicembre 2008

poesiaFuori piove. Il tempo è quello che è; in tutti i sensi. Ne è passato tanto, di tempo, da allora. La scuola era un’altra scuola. Già! ogni anno la scuola è un’altra scuola. Cambiano per  il gusto di cambiare. Quasi fosse un obbligo. Cambiano per non cambiare. Per quel pochissimo che ho fatto, di scuola, non c’era certo entusiasmo. Non amavo la poesia allora, quella tiritera mandata a memoria da voci gracidanti, imberbi, chioccanti, senza pietà. La poesia ho imparato ad amarla in un secondo tempo, quando ho cominciato ad avvicinarmici per il mio piacere. Eppure c’è ne una, di poesia, che ricordo ancora. A distanza di quarantacinque e passa anni ve la voglio regalare, per dispetto e in allegria. E non vi preoccupate, la poesia è più “anziana” anche di quel mio ricordo.

Il Re Travicello

Giuseppe Giusti
1941

Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
e piego i ginocchi;

lo predico anch’io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!

Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:

ma subito tacque,
e al sommo dell’acque
rimase un corbello
il Re Travicello.

Da tutto il pantano
veduto quel coso,
«È questo il Sovrano
così rumoroso?»

(s’udì gracidare).
«Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?

Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:

sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello».

Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.

Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello.

Là là per la reggia
dal vento portato,
tentenna, galleggia,
e mai dello Stato

non pesca nel fondo:
che scienza di mondo!
che Re di cervello
è un Re Travicello!

Se a caso s’adopra
d’intingere il capo,
vedete? di sopra
lo porta daccapo

la sua leggerezza.
Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello
a un Re Travicello.

Volete il serpente
che il sonno vi scuota?
Dormite contente
costì nella mota,

o bestie impotenti:
per chi non ha denti,
è fatto a pennello
un Re Travicello!

Un popolo pieno
di tante fortune,
può farne di meno
del senso comune.

Che popolo ammodo,
che Principe sodo,
che santo modello
un Re Travicello!

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