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Archive for 21 dicembre 2008

Ecco s’avanza uno strano soldato…
la nuova classe dirigente.

politica4Mio suocero, buonanima, non aveva alcuna simpatia per le zucchine. Era un uomo del suo tempo, non colto ma certo non stupido, molto pratico, legato alla terra; contadino era nato contadino, cioè con quella scorza di chi conosce la fatica. Delle zucchine diceva che “hanno un grado meno dell’acqua“. Così si meravigliava di chi amava quella verdura che aveva un sapore inutile. Non so se si sia mai trovato a usare lo stesso metro sugli uomini e ormai non sono più in tempo per chiederglielo. Per certo so che lui preferiva diffidare che dare la propria fiducia. Era con le mani che lavorava, era con il sudore che misurava quel lavoro. Fiero come solo un uomo segnato di tutte le intemperie può esserlo. Lui la guerra l’aveva vista, mica ne aveva solo sentito parlare, ed era andato in Africa che nemmeno gli sembrava guerra. Lì, in Africa, ci avevano fatto le strade, ricordava sempre, e a sparare avevano sparato solo a coccodrilli, per mangiarseli, ma quelli avevano una pelle dura come le pietre, le pallottole rimbalzavano, e, per mangiarseli, dovevano sparargli sugli occhi, ai coccodrilli. Certo che dopo la sorpresa il modo si trova, e lui cacciatore lo era prima, fin da bimbo, durante, e dopo. Comunque gran brutte bestie i coccodrilli. Se non ti stavi attento finivi per fare da preda.
Ma torniamo agli uomini-zucchine, tanto Oreste mica le sa tutte queste cose. Vedere un coccodrillo nemmeno a pensarci, distinguere un pescecane neanche alla lontana, che lui di problemi ha già i suoi e basterebbero per molti e molti, anzi riempirebbero ogni spazio disponibile. A volte li chiama, quei problemi, pensieri; già! è il suo unico modo di pensare un pensiero. Non si ricorda mai nessuno, a memoria di tutti, di averlo mai visto arrivare senza un sospiro e libero da preoccupazione. Una volta è la salute, l’altra e la politica (sua vera passione), l’altra è la famiglia cioè le famiglie, la vita l’ha fatto ripetere gli stessi errori, anche qui, come in ogni cosa, almeno tre volte, l’altra ancora è il condominio, l’altra ancora è il diavolo se lo porti. Prima e sempre ti ritrovi a toccarti nell’intimo, le palle, sopra i pantaloni; persino chi è donna se le cerca. Cominciano ad esseri lisi, e lucidi.
Qualcuno potrebbe avere il sospetto che sia colpa degli ormoni, quali ormoni, sono gli ominidi, cioè l’omino, dal sorriso serafico e la sfiga sempre in agguato. Ma come si diceva, e lui può confermare ad ogni piè sospinto, ne avesse fiato, resta la politica il suo grande amore. Ma la politica quella fatta di grandi ideali, di grandi idee grandi, di punti fermi, ché a spostarsi si rischia di non ritrovarsi più, di principi, naturalmente di Democrazia (si noti la maiuscola) e di ogni qual altra cosa suoni gonfia. Fin qui nemmeno sarebbe da criticare un tipo di quel tipo. Viene, prende il caffè e ripete lo stesso discorso, naturalmente premettendo almeno un accenno all’ultima, e perché no anche a qualche altra, preoccupazione. Sempre quello. E non parliamo dei fantasmi che gli fanno ressa dosso, né delle grandi cospirazioni che cospirano contro la sua persona e naturalmente il suo partito, Quello. Sicuramente i soggetti implicati, in queste malevolenze, comprendono chiunque gli si avvicini, il Mossad, il KGB o quello che ne è derivato, il KKK (che vuol dire Ku Klux Klan e si pronuncia come Joan Baez in “Drugstore Truck Drivin’ Man“), questa non l’ho proprio capita, la Cia che ci spia e molti altri tra cui quei biechi individui che rubano sul prezzo delle zucchine. In fondo è il mondo, non lui, ad avercela con lui.
Ha lo sguardo beota, gli occhi da agnello, e si guarda torno con eterno sospetto. Vittima è nato vittima. Vien quasi da mettersi a cercarglielo il carnefice all’incirca convinti che non ne possa fare a meno, che sarebbe il vero bene, non solo per lui; perché lui qualcosa di diverso lo vorrebbe dire, mica s’è detto che gli manca la buona volontà, è che non sempre c’è lì pronto qualcuno disposto a suggerirglielo. Sì! perché Oreste, nome forse troppo impegnativo per lui, pesante è pesante che già a piccole dosi digerirlo è impresa, ma ciò che non s’è ancora detto è che ciò che lo rovina è proprio la convinzione di essere tutto quello che non è. Tutto quello che servirebbe a alimentare la sua smisurata presunzione; che di arroganza non ne lascia mai nemmeno un briciolo ad alcuno. Lui è uomo d’azione, che già stare seduto a quel tavolo è fatica immane. Il sospetto è che se lo mandi a fare pipì è meglio spiegargli dove lo trova; povero caro. Lui è leader, e se lo dice da solo. Tutti son liberi di trovare il modo di nascondere ilarità. Lui, che non lo vedi nemmeno dopo che ti ha chiamato per nome.
Lui è il centro dell’attenzione. Ultimamente sembra sia diventato un intero partito, compresa la sua storia, cioè quella del partito, perché è sempre appartenuto a quel partito e a quella storia. Non ha mai tradito nessuno dei due. Un partito in verità persona. Composto solo da lui. Nessun’altro se ne era accorto, ma lui se l’è fatto suo e se l’è fatto mettere per iscritto, se non proprio da Roma da abbastanza in alto (ché, a suo dire, il padreterno era in altre faccende affaccendato). Forse è di questo che è uno e trino; lui, la storia e, soprattutto, il partito. Non accetta discussioni. Gli è facile essere democratico: come essere uno e trino succede raramente, ma succede, che lui si trovi in minoranza. Il primo che dice lui l’aveva giusto in mente o l’aveva già detto. Ma attenzione poiché se lo si contraddice pesta i piedi, fa spallucce, si adombra, riscopre dignità, fa il capriccio e se ne torna a casa; naturalmente se la sua compagna gli apre la porta. Lui ama tutti i pregi ma li lascia agli altri. Anche delle piccole cose. Niente è troppo per lui.
Mica è cattivo, che non ha tempo per essere anche quello. Certo è anche sfortunato, giusto ieri e incespicato della sua ombra, dopo che quella, l’ombra, gli aveva fatto prendere uno smisurato spavento. Ora se qualcuno si riconosce nel ritratto non perda tempo a prendersela che di ambizioni grandi e smisurate è pieno il mondo, ma di qualità ne è stata distribuita con grande parsimonia. Ché poi il male non è tanto l’ambizione, mi si lasci la mia che è stare qua, tranquillo, a cazzeggiare; e si lasci al mondo la libertà di riderci sopra (a quelle troppo in distonia) che il riso rende più bella la vita, anche se a ridere ridono di noi.
Joan Baez: Drugstore Truck Driving’ Man

N.B. In realtà la canzone centra, col resto del racconto, come i cavoli a merenda, ma è sempre una bella canzone e un invito a tirarsi su dalla pochezza che circola intorno.

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