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Archive for 24 dicembre 2008

Caro Mirco
bustaDifetto di questa lettera è l’essere, in teoria, pubblica; tutti, volendo, la possono leggere. Non può nascondere segreti ovvero deve dire solo quello che è già di evidenza. Magari servisse a mettere ordine. C’è sempre bisogno di ordine; intorno; in noi. Ma poi perché ordine. Io sono nato nel disordine. In un affascinante disordine improvvisato. Ho attraversato il disordine. Una storia e mille storie di disordine. Nel disordine ti ho conosciuto; lo ricordo come ora. Nemmeno saprei dire perché siamo, dove siamo approdati, cosa siamo divenuti. Certo non siamo più gli stessi. Il tempo non solo cambia ma ci cambia. E allora debbo dire che non mi piace quello che siamo. Persone che si nascondono in silenzio. Che cercano parole difficili. Che nei silenzi ricadono dopo sillabe sospese che non li aiutano a trovare il percorso dei pensieri. E poi è difficile cercare il dire tra le parole che vogliono affettuosi e indulgenti silenzi.
Ora so per certo che Annastella bene ha fatto a sottolineare la sua assenza. Non a nascondersi ma ad evitare di assistere a quello che siamo. A quello sbranare il vuoto. Ci vuole coraggio ad essere Lei. Ci vuole coraggio nel fare il gesto. Un coraggio che latitava. Perché sottrarsi a noi stessi, alle nostre idee? Bastava parlare di stanchezza. Non è una colpa. Il mondo è pieno di quella stanchezza; anche i migliori. Se era la stanchezza la ragione. Bastava accennare alle disillusioni. Alla rassegnazione, anche se la credevo estranea. Bastava appellarsi ai tempi. Aggrapparsi alle difficoltà. Sì! le cose sembrano crollarci torno. Chi siamo noi? Non abbiamo doveri. Possiamo, anche noi, solo guardare. Possiamo. Non avere la superbia dei salvatori. Ciò che non dovremmo potere è tacere, mostrare viltà di noi.
Certo credevo tutto più semplice; non è mai stato così complicato. Inutile negarselo. Inutile nasconderselo. La crisi della politica. La crisi delle organizzazioni della politica. Quella sorta di rassegnazione che sembra attraversare la nostra società, le nostre genti. Quel confuso e barcollante andare senza nemmeno sapere dove. Non mescoliamoci. Noi. Non ci siamo mai mescolati. Non facciamolo oggi. Perché negare ciò che si è detto? Si può cambiare idea. Non sempre la coerenza è un pregio, a volte è stupidità. Banale stupidità. Ma se è stupidità, in questo momento, in questo luogo, per le ragioni dette, ne soffro. E l’alternativa non è la contraddizione, ragionata, logica, palese, ma anche nascosta, viscerale, irrazionale, non metabolizzata, non riflessa. Ed è in momenti come questo che le regole che non ci sono non possono venirci in aiuto.
Non posso che augurarti: abbi cura di te
Michele

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