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Archive for dicembre 2008

Chi fa la spia

Non so se chi fa la spia non è figlio di Maria però a volte ne escono verità sconvolgenti: «Non l’ho mai sentita parlare di politica una sola volta. Mai. Nemmeno a livello di “Piove, governo ladro“»

Beato Lui. Vogliamo essere tutti Davide Mengacci.

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Ecco s’avanza uno strano soldato…
la nuova classe dirigente.

politica4Mio suocero, buonanima, non aveva alcuna simpatia per le zucchine. Era un uomo del suo tempo, non colto ma certo non stupido, molto pratico, legato alla terra; contadino era nato contadino, cioè con quella scorza di chi conosce la fatica. Delle zucchine diceva che “hanno un grado meno dell’acqua“. Così si meravigliava di chi amava quella verdura che aveva un sapore inutile. Non so se si sia mai trovato a usare lo stesso metro sugli uomini e ormai non sono più in tempo per chiederglielo. Per certo so che lui preferiva diffidare che dare la propria fiducia. Era con le mani che lavorava, era con il sudore che misurava quel lavoro. Fiero come solo un uomo segnato di tutte le intemperie può esserlo. Lui la guerra l’aveva vista, mica ne aveva solo sentito parlare, ed era andato in Africa che nemmeno gli sembrava guerra. Lì, in Africa, ci avevano fatto le strade, ricordava sempre, e a sparare avevano sparato solo a coccodrilli, per mangiarseli, ma quelli avevano una pelle dura come le pietre, le pallottole rimbalzavano, e, per mangiarseli, dovevano sparargli sugli occhi, ai coccodrilli. Certo che dopo la sorpresa il modo si trova, e lui cacciatore lo era prima, fin da bimbo, durante, e dopo. Comunque gran brutte bestie i coccodrilli. Se non ti stavi attento finivi per fare da preda.
Ma torniamo agli uomini-zucchine, tanto Oreste mica le sa tutte queste cose. Vedere un coccodrillo nemmeno a pensarci, distinguere un pescecane neanche alla lontana, che lui di problemi ha già i suoi e basterebbero per molti e molti, anzi riempirebbero ogni spazio disponibile. A volte li chiama, quei problemi, pensieri; già! è il suo unico modo di pensare un pensiero. Non si ricorda mai nessuno, a memoria di tutti, di averlo mai visto arrivare senza un sospiro e libero da preoccupazione. Una volta è la salute, l’altra e la politica (sua vera passione), l’altra è la famiglia cioè le famiglie, la vita l’ha fatto ripetere gli stessi errori, anche qui, come in ogni cosa, almeno tre volte, l’altra ancora è il condominio, l’altra ancora è il diavolo se lo porti. Prima e sempre ti ritrovi a toccarti nell’intimo, le palle, sopra i pantaloni; persino chi è donna se le cerca. Cominciano ad esseri lisi, e lucidi.
Qualcuno potrebbe avere il sospetto che sia colpa degli ormoni, quali ormoni, sono gli ominidi, cioè l’omino, dal sorriso serafico e la sfiga sempre in agguato. Ma come si diceva, e lui può confermare ad ogni piè sospinto, ne avesse fiato, resta la politica il suo grande amore. Ma la politica quella fatta di grandi ideali, di grandi idee grandi, di punti fermi, ché a spostarsi si rischia di non ritrovarsi più, di principi, naturalmente di Democrazia (si noti la maiuscola) e di ogni qual altra cosa suoni gonfia. Fin qui nemmeno sarebbe da criticare un tipo di quel tipo. Viene, prende il caffè e ripete lo stesso discorso, naturalmente premettendo almeno un accenno all’ultima, e perché no anche a qualche altra, preoccupazione. Sempre quello. E non parliamo dei fantasmi che gli fanno ressa dosso, né delle grandi cospirazioni che cospirano contro la sua persona e naturalmente il suo partito, Quello. Sicuramente i soggetti implicati, in queste malevolenze, comprendono chiunque gli si avvicini, il Mossad, il KGB o quello che ne è derivato, il KKK (che vuol dire Ku Klux Klan e si pronuncia come Joan Baez in “Drugstore Truck Drivin’ Man“), questa non l’ho proprio capita, la Cia che ci spia e molti altri tra cui quei biechi individui che rubano sul prezzo delle zucchine. In fondo è il mondo, non lui, ad avercela con lui.
Ha lo sguardo beota, gli occhi da agnello, e si guarda torno con eterno sospetto. Vittima è nato vittima. Vien quasi da mettersi a cercarglielo il carnefice all’incirca convinti che non ne possa fare a meno, che sarebbe il vero bene, non solo per lui; perché lui qualcosa di diverso lo vorrebbe dire, mica s’è detto che gli manca la buona volontà, è che non sempre c’è lì pronto qualcuno disposto a suggerirglielo. Sì! perché Oreste, nome forse troppo impegnativo per lui, pesante è pesante che già a piccole dosi digerirlo è impresa, ma ciò che non s’è ancora detto è che ciò che lo rovina è proprio la convinzione di essere tutto quello che non è. Tutto quello che servirebbe a alimentare la sua smisurata presunzione; che di arroganza non ne lascia mai nemmeno un briciolo ad alcuno. Lui è uomo d’azione, che già stare seduto a quel tavolo è fatica immane. Il sospetto è che se lo mandi a fare pipì è meglio spiegargli dove lo trova; povero caro. Lui è leader, e se lo dice da solo. Tutti son liberi di trovare il modo di nascondere ilarità. Lui, che non lo vedi nemmeno dopo che ti ha chiamato per nome.
Lui è il centro dell’attenzione. Ultimamente sembra sia diventato un intero partito, compresa la sua storia, cioè quella del partito, perché è sempre appartenuto a quel partito e a quella storia. Non ha mai tradito nessuno dei due. Un partito in verità persona. Composto solo da lui. Nessun’altro se ne era accorto, ma lui se l’è fatto suo e se l’è fatto mettere per iscritto, se non proprio da Roma da abbastanza in alto (ché, a suo dire, il padreterno era in altre faccende affaccendato). Forse è di questo che è uno e trino; lui, la storia e, soprattutto, il partito. Non accetta discussioni. Gli è facile essere democratico: come essere uno e trino succede raramente, ma succede, che lui si trovi in minoranza. Il primo che dice lui l’aveva giusto in mente o l’aveva già detto. Ma attenzione poiché se lo si contraddice pesta i piedi, fa spallucce, si adombra, riscopre dignità, fa il capriccio e se ne torna a casa; naturalmente se la sua compagna gli apre la porta. Lui ama tutti i pregi ma li lascia agli altri. Anche delle piccole cose. Niente è troppo per lui.
Mica è cattivo, che non ha tempo per essere anche quello. Certo è anche sfortunato, giusto ieri e incespicato della sua ombra, dopo che quella, l’ombra, gli aveva fatto prendere uno smisurato spavento. Ora se qualcuno si riconosce nel ritratto non perda tempo a prendersela che di ambizioni grandi e smisurate è pieno il mondo, ma di qualità ne è stata distribuita con grande parsimonia. Ché poi il male non è tanto l’ambizione, mi si lasci la mia che è stare qua, tranquillo, a cazzeggiare; e si lasci al mondo la libertà di riderci sopra (a quelle troppo in distonia) che il riso rende più bella la vita, anche se a ridere ridono di noi.
Joan Baez: Drugstore Truck Driving’ Man

N.B. In realtà la canzone centra, col resto del racconto, come i cavoli a merenda, ma è sempre una bella canzone e un invito a tirarsi su dalla pochezza che circola intorno.

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Ogni tanto si torna a parlare di morti. Persino di milioni di morti che si vuol far credere che non sono mai morti; ma questa è un’altra storia. Magari scopriamo che è vero che la shoah se l’è inventata Steven Spielberg, di recente, per farci il film. O prima di lui altri come Gillo Pontecorvo o Antonio Pietrangeli, etc. cioè una cosa da cinema; non una delle più grandi vergogne della storia dell’umanità (umanità che di vergogne e atrocità non è che se ne sia risparmiate molte).
Chi può avere qualcosa da farsi perdonare allora cerca di passare la colpa al silenzio della chiesa. Che i morti siano morti non ci sono dubbi. Che a guardarli siano un poco tutti uguali nemmeno. E poi è passato tanto di quel tempo. E poi chi si mette a guardarli ‘sti morti ammazzati da allora.
Uguali a chi?
Ditelo ai parenti delle vittime di Monticano, o di Montalto, di Cessapolombo, o di Montemaggio e di Monteriggioni¹, etc.
Con che coraggio?

Strage_di_Piazzale_Loreto ²

Non scherziamo, per favore. Con le vittime di quell’11 settembre, quello americano, quello delle torri gemelle, tanto per capirci, si dovrebbero commemorare, forse, anche i dirottatori? Eppure sono morti anche loro e per quello che loro potevano definire un ideale. Ma poi mica che un solo 11 settembre. Ogni anno ce ne uno. Velocemente ne menziono uno prima: quello in cui, con l’aiuto americano, fu barbaramente trucidato il governo Allende. Rapidamente ne rammento uno anche dopo: quello degli attentati terroristici, di analogo stampo islamico; attentati che in Spagna ridiedero agli spagnoli la dignità per eleggere José Luis Rodríguez Zapatero.
E qui vorrei approfittare per ricordare che si continua a morire anche di lavoro. E rivendicare tutti i nostri morti di questi sessant’anni e passa di “democrazia” come i morti di Reggio Emilia. La nostra libertà, anche le libertà che cercano di toglierci, la nostra dignità, la dobbiamo innanzitutto a loro. Ed è per questo che ripropongo Fausto Amodei: Per i morti di Reggio Emilia [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Fausto Amodei – Per i morti di Reggio Emilia.mp3”]


1] A Monticano l´11 marzo del 1944 ci fu un eccidio, dopo un processo sommario. A Montalto di Cessapolombo, 27 ragazzi, avevano poco più di vent´anni, furono fucilati dai miliziani fascisti. Lo stesso avvenne a Montemaggio, a Cumiana. A Monteriggioni 147 civili furono massacrati, altri 400 deportati in Germania, la metà vi morì. 269 civili caddero sotto il fuoco fascista a Lipa, I loro cadaveri furono fatti esplodere con la dinamite. Eccidi ci furono a Turchino, a Milano, a Borgo Ticino, a Tavolacci, dove la polizia repubblichina arse vivi 64 civili. Tratto da Reset.

2] Ci scusiamo per la crudeltà dell’immagine ma non per il suo valore storico e simbolico.

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Politica pulita

varie2Avevo deciso di prendermi, con calma, cura di me. Un’ora tutta mia in una serata decisa a non lasciare molto altro da ricordare, tranne l’attesa. Insomma! niente di eccezionale; niente più che lavarmi. Riempio la vasca. Avvicino il cordless perché aspettavo una telefonata sul fisso (dirla tutta la aspetto ancora ed è telefonata importante). Mi immergo nell’acqua tepida e mi rilasso. Nemmeno il tempo di provarci e suona il cellulare. Questo non l’avevo proprio previsto. Lo raggiungo riempiendo il bagno e il corridoio di pozzanghere. Ritorno col minuscolo apparecchio in mano, grondante di pozza in pozza, saltellando per non mancarle (il suono fa circa scicchete schiacchete). Naturalmente senza gli occhiali sbaglio il microscopico pulsante e invece di aprire la comunicazione la chiudo. Ho un bel chiedere chi è che dall’altra parte nessuno si degna di rispondere. Inforco gli occhiali e mi rimetto a mollo. Guardo le telefonate perse e richiamo (per questa volta trascurerò di dire sia il nome che lo pseudonimo del mascalzone). Mi annuncia beato che qualcosa è cambiato nella politica di Spinola. Sarà un niente ma qualcosa è successo. In realtà è poco meno che niente; un partito-persona ha deciso di prendersi una settimana sabatica. Ammesso e non concesso che il termine sia stato usato in modo opportuno. Sottolineato che non è ancora sabato. Ricordato che quelli del PD li stanno prendendo tutti. Elencati tutti i santi del caso. Pensato in silenzio che avrei saputo io dove infilargli il cellulare. Mi domando se questo benedetto cimitero di città non riesce a trovare altri momenti per risvegliarsi dal coma. Ho l’istinto di affogare il cellulare ma mi trattengo, sarebbe il terzo. E già so che dopo questa settimana il genio e tutti i suoi proseliti si prenderanno una settimana di vacanze per prepararsi riposati alle feste natalizie. Comincio così a formulare, sin da ora, il mio BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO A TUTTI.

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Premio Dardos

Premio Dardos

Grazie tante a Visco, che già appariva fin dall’inizio nel mio Blogroll, per la segnalazione tra “i blog che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali.”

Lascio ad altri i commenti perché credo che la segnalazione sia soprattutto frutto di benevolenza.
Veniamo al regolamento:

I premiati devono solo seguire queste tre semplici regole:
1. accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio
2. linkare i blog che ti hanno premiato
3. premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio
Quindi:
1. Accetto il premio, grazie ancora
1.1. Il regolamento è qui sopra
2. Fatto. All’inizio del post
3. Nomino a mia volta alcuni blog che, quando posso, frequento, magari in silenzio, certo di dimenticarne altri:

Mi scuso con chi ho scordato e con quelli che non ho potuto citare perché la scelta è sempre dolorosa.

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yin-yangIl portale di LiberoNotizie ospita, in attualità, l’invito: Usa il preservativo. La cosa è degna di merito e dovrebbe essere sottolineata. Non si fa mai abbastanza per combattere la piaga dell’HIV (Human Immunodeficiency Virus). Un piccolo appunto però, al portale e un poco a tutte le campagne sul tema: perché questo invito possa essere realmente una pubblicità progresso, segno di civiltà, mi pare che sarebbe più opportuno smettere di usare solo foto di coppie gay, come se il problema fosse solo loro. Preferirei vedere lo stesso slogan accompagnato anche da foto di coppie etero.

Avevo già scritto questo breve post senza pretese, come mi capita, con largo anticipo. Poi è scoppiato il caso Brokeback Mountain. Rete due manda il film in seconda serata. Il film è più corto. Visibilmente più corto. Più corto di un bacio. In realtà tagliato in tre parti (così confermano i più attenti). Del tema sappiamo tutti. Lo sapevo anch’io che a volte sono distratto, e non ho visto il film ne allora ne ora. Senza sapere niente di niente mi sorge un dubbio: certo si può mostrare la morte ma non la passione, al limite si può mostrare il sesso, non certo l’affetto fra due persone dello stesso “genere”; nello specifico due maschi. Si può correre il rischio che allo spettatore possa venire il sospetto che vi possa essere vero amore anche tra due persone dello stesso sesso.

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spinolaMi chiamo Mario e sono un blog. In testata c’è scritto EmmeDiGi ed è quell’Emme che sta per Mario. E poi è dal primo post che firmo Mario. Dal primo momento. Quando ancora non lo volevo un blog; credevo non fosse mio; non sapevo che avrei continuato. Mi chiamo Mario e questo è un segreto di Pulcinella. Forse di Arlecchino giacché non siamo di Napoli. Io sto qui al nord. Nel “civile” nord. Nell’ombelico del mondo democratico e civile e produttivo. Meglio di Pantalone. Insomma tutti lo sanno. Allo stesso modo segreto è il segreto di dove abito. Sto a due passi da Venezia. A Venezia ci sono nato. A pochi passi dalla casa di Goldoni. Quando ci torno godo come un maiale. Non ho, qui, grandi segreti. Si sa molto di me. E, in molti casi, anche di come la penso. Eppure non ero in cerca di un posto per farci un diario.
Io, da mesi, vivo praticamente per strada; in un bar; tra un bar e l’altro. Voglio vedere scorrere la mia gente. Voglio sentire muoversi questa città che a colpo d’occhio pare immobile. Voglio capire le cose. Amo le persone. Le amo dal vivo. Amo il loro sorriso. Un sorriso mandato per mail o una faccina in facebook illuminano meno. Le sento borbottare, quelle persone. Alcune allungano le labbra in una smorfia amara. E io non sono così. Quando le cose non vanno non mugugno, cerco di cambiarle. Se la politica è questa qualcosa bisogna fare; animo! Io una ricetta ce l’ho. Provate anche voi a cambiare quello che vi sta intorno; quello che non va. Si può riuscire o meno. Io credo di potercela fare. Chi non ce la fa avrà almeno la soddisfazione di averci provato. E poi mi sto anche divertendo.
mariangela-icona A costo di ripetermi propongo una bella persona per sindaco. Ricordate il Candidato che aveva un volto ma non aveva ancora un nome? Dite un po’ voi se non è una bella persona anche al solo vederla? Comunque non ve lo consiglio, non tentate di contraddirmi, avreste a che fare direttamente con me.

(cliccate sull’icona per vederla, in un altra finestra, a tutto schermo)

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Mutandine appese al filoPer coloro che ignorano, anche per quelli che ignorano perché vogliono ignorare, il Gazzettino è un quotidiano locale, del Veneto, del nordest, anche se ormai non credo che in nessuna parte dello stivale ci sia qualcuno che possa non conoscere la sua esistenza. Il 10 dicembre era un mercoledì e il giornale titolava in prima pagina: “Treni più lenti di 70 anni fa”. C’è stato un momento, in questo strano paese che è l’Italia, in cui tutti gridavano alla privatizzazione come panacea di tutti i mali. Fermiamoci un attimo a pensare ai costi e ai servizi di questa grande rivoluzione. Pensiamo non solo ai tremi ma alla telefonia, mobile e immobile. A tutti i servizi e alle difficoltà persino di fare i contratti senza poter parlare con una persona davanti. Agli appalti che sminuzzano l’installazione dei contatori, cavi, apparecchi e quant’altro, che non si riesce mai a sapere chi deve fare cosa. Avete anche voi il dubbio che questo paese non si salvi con gli slogans?

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Da quali esperienze proviene quel filone musicale della nostra musica di cui si accennava la volta precedente e che è stato definito come musica progressiva? Si inserisce nella musica, soprattutto inglese di quegli anni, che vede tra le sue espressioni massime Pink Floyd, Traffic, Jethro Tull, Genesis, Van der graff generator, etc. Io preferisco ricordarla con una pietra miliare fin troppo nota (ma non forse la più nota) del 1969 dei King Crimson: Epithaf presente nel primo album della band In the Court of the Crimson King, vero emblema del genere.

013-ragazzini02Composizione grafica di Mario DG

Spesso, nel tracciare la storia di questo movimento, si inseriscono al suo interno esperienze che niente hanno a che fare con lo stesso come, per esempio, l’Hard rock che ne è l’esatto contrapposto sulla scena. Io invece tenderei a lasciare fuori anche quelle esperienze, come la scuola di Canterbury, più influenzate da un approccio jazzistico alla musica che non dalla mediazione con una musica di impronta colta se non addirittura sinfonica cioè intente in una vera e propria contaminazione con la musica classica. Si dovrebbe dire che infondo tutto inizia dall’inizio. L’idea in embrione è già nei primi Procol Harum con la loro hit A whiter shade of Pale del 1967 e poi nei Moody Blues, negli E.L.O. e nei Move fino ai Nice di Keith Emerson (poi in Emerson, Lake e Palmer), correndo spesso il rischio di cadere nel virtuosismo, prima di prendere la forma definitiva e matura degli esempi che ancor oggi vengono ricordati, come quello qui presentato.
Con il tempo diventerà una musica sempre più “complessiva” fatta di suoni, di luci, di colori. Con le grandi amplificazioni. Con la presenza sul palco di veri “attori” come Peter Gabriel. Con tourné mastodontiche e palchi senza fine. E’ la musica della mente. Fino ai mena concerti degli stessi Pink Floyd.
Il quartetto che incide il disco è composto da Robert Fripp, Greg Lake, Mike Giles e Ian McDonald a cui si aggiunge con il contributo di idee proprie e geniale creatività poetica Peter Sinfield, ma il Re cremisi è e resterà soprattutto il chitarrista Robert Fripp, comunque il risultato di tale connubio è assolutamente eccezionale.
Epitaph anche se qui non c’è tutta la cifra stilistica della musica di Fripp ma si è cercato di evitare la scelta più scontata e questo è comunque l’epitaffio dell’uomo schizoide.

Epitaph

Epitaffio

The wall on which the prophets wrote
Is cracking at the seams.
Upon the instruments of death
The sunlight brightly gleams.
When every man is torn apart
With nightmares and with dreams,
Will no one lay the laurel wreath
As silence drowns the screams.

Between the iron gates of fate,
The seeds of time were sown,
And watered by the deeds of those
Who know and who are known;
Knowledge is a deadly friend
When no one sets the rules.
The fate of all mankind I see
Is in the hands of fools.

Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
and laugh.
But I fear tomorrow I’ll be crying,
Yes I fear tomorrow I’ll be crying.

Il muro su cui i profeti hanno scritto
Si sta spaccando alle giunzioni
Sopra gli strumenti di morte
Brilla la luce del sole
Quando ogni uomo è fatto a pezzi
Dagli incubi e dai sogni
Deporrà qualcuno la corona d’alloro
Mentre il silenzio affoga le urla?

Tra i cancelli di ferro del fato
Furono piantati i semi del tempo
Ed innaffiati dalle gesta di coloro
Che conoscono e sono conosciuti
La conoscenza è un amico letale
Quando nessuno fissa le regole
Io vedo che il destino dell’interà umanità
E’ nelle mani di sciocchi

La confusione sarà il mio epitaffio
Mentre striscio su un sentiero accidentato e in rovina
Se ci riusciremo potremo tutti sederci
E ridere
Ma temo che domani piangerò
Sì, temo che domani piangerò


Se non sapete cosa regalare a Natale cercate questo disco: Fab Ensemble – 2008 – Storia di un impiegato. Se invece avete già tutti i regali pronti, regalatevelo. Credetemi: ne vale la pena.

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Non possiamo restare immobili davanti alla deriva che sta prendendo il nostro paese. Ricevo e pubblico:

politica3LEGGETE CON ATTENZIONE L’ALLEGATO E’ STATO PREPARATO DA NOI DELEGATI SINDACALI E DELEGATI RSU DELLA FUNZIONE PUBBLICA CGIL DI VENEZIA PER FARE APPELLO A TUTTE LE LAVORATRICI E A TUTTI I LAVORATORI DEL PUBBLICO IMPIEGO PERCHE’ ADERISCANO ALLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE PROCLAMATO DALLA CGIL IL 12 DICEMBRE 2008.

PRENDIAMO COSCIENZA DI QUANTO STA ACCADENDO NEL NOSTRO PAESE, PENSIAMO A QUANTO HANNO LOTTATO I NOSTRI GENITORI, I NOSTRI NONNI PER POTERCI LASCIARE UN MONDO DEL LAVORO CHE GARANTISSE I DIRITTI E I DOVERI DEI LAVORATORI DEGNI DI UNA SOCIETA’ DEMOCRATICA.

PER IMPEDIRE DI ESSERE SPAZZATI VIA DA CHI VUOLE METTERE ALL’ANGOLO I LAVORATORI, I PENSIONATI, I PRECARI, LE DONNE, I GIOVANI, GLI IMMIGRATI, GLI STUDENTI E I CITTADINI DI QUESTO PAESE, SCIOPERIAMO IL 12 DICEMBRE.

TUTTO IL PAESE, I GIORNALI, LE TELEVISIONI E LA CLASSE POLITICA DEVONO VEDERCI, CONTARCI E PRENDERE ATTO CHE BISOGNA RIVEDERE RADICALMENTE LA MANOVRA ECONOMICA E ATTUARE IN ALTERNATIVA MISURE EQUE A FAVORE DEI SALARI, DEI CONSUMI, DEL LAVORO, DELLO STATO SOCIALE, DELLA SCUOLA, DELL’OCCUPAZIONE E DEI DIRITTI DI TUTTI I CITTADINI. PROPRIO IL CONTRARIO DI QUELLO CHE STA FACENDO E CHE SI APPRESTA A FARE IL GOVERNO E IL PARLAMENTO CON IL DISEGNO DI LEGGE FINANZIARIA E LE RIDICOLE MISURE ANTICRISI.

Ciao Fiore

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