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Archive for 20 gennaio 2009

melaA qualcuno piace la storia antica, e sull’argomento ha ben più titolo di parlare di me. Personalmente sono sempre stato affascinato dalla loro mitologia; non che ne sappia poi molto. Mi arrampico in un argomento non mio. Certo che ne hanno dette e fatte in quei tempi che a pensarci qualche dubbio sull’evoluzione della specie viene. Forse più di qualcuno.

In realtà stavo pensando a tutt’altro: a come dire in modo semplice come questa società sia tendenzialmente portata a divorare i propri figli. A farla breve cerco un riferimento, come fanno quelli studiati. Sfogliare memoria con gli anni diventa impresa che nemmeno sorprende più, e non trovo di meglio che impastoiarmi col mito di Crono. Non mi viene altro. Ma non sarebbe venuto in mente solo a me. Prendo una coka e ne parlo. Scopro che anche a dire di altri è un riferimento adatto. Cosmogonia complessa di argomenti e viva. Stavolta, nel mito, c’è un po’ di tutto e forse di più. Son così i miti, non si risparmiano né per le pagine né a sottilizzare sugli argomenti. Saltano di qui e là e fanno di tutto un caos. Potrebbe essere di traccia per qualsiasi argomentazione. Di post ne potrei scrivere due. Anche di più. E forse di meglio. Cerco insolitamente di andare con ordine, ché la cosa mi affascina e mi intriga.
Torniamo nel caos perché tutto nasce veramente dal Caos. Bel tipo questo Caos; uno che s’è fatto proprio da sé. Insomma, senza stare a sottilizzare; ti si inventa. Non quelli che hanno già qualcosa. O che hanno un padre. O una azienda avviata dietro le spalle. Una sorta di dio ma meno ordinato. Non di quelli che si fa un calendario di lavoro. E poi riposa la domenica. Forse si potrebbe dire ancor più casinista. Meno artigiano e più artista. Improvvisa. Fa e disfa e non sempre sa quello che fa o perché lo fa. Gli è venuto così. Ma anche di lui non c’era verso di liberarsene. In qualsiasi parte andavi te lo trovavi tra i piedi. Non certo un padre di quelli facili. Potremmo dire un po’ invadente. E’ da lui che nascono Urano e Gea. Potremmo dire sangue del suo sangue e carne della sua carne. Figli del suo seme se le cose non si complicassero un po’, sia per la paternità (ma anche maternità; probabilmente al tempo le anagrafi non erano così precise), sia per quel loro strano rapporto parentale, cioè per come lo vivono.
Urano lo vive come molti uomini vorrebbero viverlo, in uno stretto rapporto affettivo al ventre materno. Urano si aletta, come si potrebbe dire con termine ospedaliero, e, usando un linguaggio un po’ meno forbito, mette sotto la madre. Non era certo come certi personaggi moderni che tanto vantano ma alla verifica dei fatti… Che maschio Urano. Chi non invidia la sua maschilità? La sua caparbia possanza instancabile? E’ talmente preso nel fare che per generare genera ma non dà nemmeno il tempo alla povera donna, terra, di partorire i suoi “piccoli”. Lui non si ferma un solo istante. E’ forse questo l’amore universale? E non parliamo di morale. Ogni tempo si inventa la sua, di morale. Non c’era in giro nemmeno un confessore. Di cosa ci si poteva perdonare? Si stava, allora, creando il mondo. Inventando la Storia. E mica quella piccola. Mica una barzelletta. La Storia vera. Se ne parla ancora. Una Storia fatta di quello che si ha, e di un buon letto.
Ma si sa come sono fatte le donne, sono volubili. Lei, Gea, dopo un po’, a dire il vero un bel po’, si stanca. Forse, la povera donna, aveva anche le sue buone ragioni. Ormai doveva anche pesarle avere sempre sto impiastro addosso. Forse cominciava a invecchiare; puzzare di sudore. Cosa ne possiamo sapere della sopportazione delle dee o delle sudorazioni degli dei? Come pensa di risolvere la situazione? Rivolgendosi a Crono, Il suo ultimo figlio, il più piccolo, il nostro eroe odierno. Il quale, dietro suggerimento, evira il padre (cioè glielo taglia) con un falcetto. Prima ancora di nascere priva il padre del suo grande orgoglio. E non lo vuole nemmeno come custode del letto. Probabilmente nasce riservato. Poi caccia i fratelli; non doveva essere certo di buon carattere il pargolo. Forse non amava la compagnia. Forse era la confusione che lo infastidiva. A pensarci bene la confusione gli doveva ricordare quel padre ormai eunuco e tanto ingombrante.
Li caccia tutti tranne una sorella: Rea. E mica son gente qualsiasi: sono dei. Ma lei… Infondo Rea non è male. -deve pensare- Forse la guarda e la vede. Piena di tutte quelle cosettine buone messe al posto giusto. Quando l’uomo le donne le guarda con attenzione… E poi anche il nome sembra invogliare. E’ tutto un programma, il nome. I greci son sempre stati, fin dai tempi dei tempi, amanti del bello. Pensa bene di farne, diciamo così, la sua sposa. Non è dato sapere se la sposa, anzi sposarla non la sposa; nemmeno con rito civile. Ne fa, sempre per così dire, la sua compagna. Seppure in un universo non molto affollato c’era una certa promiscuità. Non c’era tempo a sottilizzare. A fare i sofisti. Ora ce ne sarebbero delle malelingue. Non che la morale sia poi così cambiata. Per fare si fa; è nel modo di dire. Si dice solo se fa notizia, altrimenti lei è solo puttana.
Ma le malelingue sono state inventate col mondo e, anche all’epoca, le solite malelingue cominciano a sussurrare che i figli gli riserveranno lo stesso trattamento da lui riservato al padre. Veramente la voce era nata su una sua detronizzazione da parte dei figli, ma si sa come si diffondono le chiacchiere. Sussurra oggi, sussurra domani. Il sussurro si fa pettegolezzo. Il pettegolezzo calunnia. E’ così da che è mondo. Che poi gli schizzi colpiscono dove schizzano, un po’ a dovere ma molto a caso. E poi i Greci erano bravi in queste trovate molto coreografiche e a effetto. Infondo potrebbe essere lo stesso; come nella profezia in cui figli uccidono il padre. Se fa lo stesso, io ho una figlia, ma ci riesce egregiamente. Ma insomma di questo se ne è parlato a iosa, fin troppo. E a dirla tutta ne parlavo più volentieri prima d’essere padre. E’ perciò un bel po’ che ne ho perso il gusto. Infondo è una storia vecchia. S’è già sentita.
E’ verosimile, digredendo, ci fosse soprattutto amarezza e sorpresa nella bocca di quel padre, più che l’intenzione di offendere il figlio per la sua poca avvenenza. Fatto sta che sappiamo come finì. Ma già da prima si era a conoscenza di fatti simili. Da molto prima. Ne è piena la Storia -prima e dopo- della memoria di come in certi ambienti -bei posticini- si andasse alla successione previo soppressione del genitore e dei parenti in genere. Mica come fino a solo ieri che il padre lasciava il posto sicuro al figlio, se non riusciva a sistemarlo prima. Andando così indietro, quelli di allora, erano un poco più, diciamo così, spicci. Come ricordavo di questo se ne parlava già da tempo fin alla nausea. Inutile ricordare che sul nome di un povero orfano, Edipo, si è messo in piedi un complesso (facile ironia fuori luogo sarebbe per me l’ammettere di non averlo mai sentito suonare). Insomma c’era tutta sta storia dei figli che ucciderebbero i genitori. Una cosa tanto confusa da rischiare di perdercisi dentro. E anche una storia un po’ rock. Ma qui è solo caos e divertimento.
La cronaca ricorda pochi episodi e li condanna come eccezioni. La verità assomiglia più all’altra faccia della medaglia. Con l’evoluzione della specie l’età media continua ad aumentare. Carrozzine se ne vedono sempre meno, e sempre meno si sente il belare di neonati. Quello che è, quello che non è, stiamo diventando una società gerontocratica. Il mestiere più diffuso e quello dei badanti. Si incontrano sempre più figli del tale. Sempre meno giovani vivi e vegeti. Sto ancora coi miei. Le nuove leve che avanzano lo fanno a vetusta età e anche. Qui è difficile dirimere la confusione. Pare evidente come sia giunta l’età di Crono che per difendersi dai figli li divora. Potremmo, a questo punto, chiedere aiuto alla Mitopsicologia, ma anche no. Anche perché vallo a spiegare che son finiti i tempi dell’invidia del pene, e sono arrivati quelli dell’invidia del pane. Quello che poi conta è il risultato. Quanto sia invadente la figura di un padre, di certi padri, e relazionabile all’impossibilità di emergere dei figli. Conoscevo uno che ha passato cinquant’anni a fare la sicura promessa. Dalla sera alla mattina si è trasformato da promessa in ex. Il suo mentore è tutt’ora lì, al suo posto. E questo sarebbe nulla, e consolatorio, se appartenesse solo alla storia recente e locale. Ci vuole tatto quando si incontra. Solitamente spinge lui la carrozzina e guarda dentro con sguardo famelico.

Vorrei soffermarmi ad un ultima considerazione di struscio su Crono perché a volte si dovrebbe riflettere bene prima di una decisione decisa. Non sempre tolta la causa hai risolto il problema. Sarebbe fin troppo facile. Zac! basta un taglio netto. Nella vita, a volte, le cose sono più complesse. E quando stappi il tappo ne esce tutto. Non si può scegliere. Ne esce il bene come il male. Le cose buone mescolate a quelle di cui si sarebbe potuto fare a meno. Crono libera la madre dal giogo del padre e libera i fratelli. Mica uno stuolo di pargoletti carini carucci. Non erano tutti riusciti come belli di mamma. Tra loro c’erano anche i ciclopi. Il nome stesso li condannava. Quelli con una sola palla degli occhi. Ricordate quello che si addormentò contando le pecore, e ci ha rimise anche quell’unico occhio? Furbi manco a sperarci.
Grandi, grossi, e minchioni; è risaputo. Non se ne conta uno che veda oltre il naso. Ricordate? un occhio solo; e anche cecato. Probabilmente una cataratta. Comunque, fin da sempre, quando va alla grande, miopia. Impossibile annoverarli tra i lungimiranti. Li vedi avanzare con quel loro passo caracollante. Ricordano proprio le loro caricature disegnate in certi lungometraggi a cartoni animati. Vedere non ci vedono proprio ma a parlare escono solo suoni disarticolati. Puoi vestirli in doppio petto blu e cravatta regimental ma minchioni restano. E dicendo questo non ho in mente nessun personaggio in particolare. Se il pensiero del lettore va a qualche individuo preciso, con nome e cognome, è sola ed esclusiva perfidia dello stesso lettore.

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colombaContro questa e qualsiasi guerra, continuo a postare una canzone. Qui propongo Luigi Tenco con la sua E se ci diranno [Audio http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Tenco – E se ci diranno.mp3]

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