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Archive for 16 febbraio 2009

fulmineNe ho parlato, anzi straparlato, esagerando, la cosa m’è sfuggita di mano, ma, per correttezza, sono costretto a tornarci. A tornare sulla storia di Dio e della Creazione. Per ristabilire la verità. E poi, un po’, mi sento provocato, da Lei. Certamente senza volerlo. E’ che mi stuzzica. E la cronaca stessa provoca. Ma prometto di cercare d’esser più breve.
Naturalmente quella era pura fantasia. Divertimento. Nulla c’era di vero. Amiamo, noi persone, al di là delle distinzioni di genere, delle passioni, il numero uno. Forse perché è più semplice da contare. Pensateci. In tutto. I multipli ci confondono; almeno noi occidentali. Adoriamo il singolare; anche nel parlarne. Abbiamo una mamma. Ci aspetta una casa. Una moglie. Una vita. L’auto. La badante. La patria. La bandiera. La squadra del cuore. Per un periodo persino un partito; bei tempi quelli, forse migliori; certo migliori di questi. Anche se Lui è uno e tre ne parliamo al singolare. Nonostante tutto Lui è e resta uno. Siamo monoteisti in tutto, ormai, anche nella carne. Accettiamo deroghe solo in fatto d’amore, inteso come passione, e di sesso. Ci spingiamo sino al tre, appunto, solo per fede o, al massimo, secondo le autonomie fisiche. Mica siamo mussulmani.
Che sia riservato ormai è risaputo. Cercherò d’essere breve, anche se un debutto è sempre un debutto. Dobbiamo comunque presumere che possa aver subito un attimo di debolezza, che si possa essere sentito solo ad ammirare quel caravanserraglio a risultato del suo operare, su cui non si vuole esprimere giudizio. Debolezza non umana; Lui non lo ammetterà mai. Solo tra cielo e nuvole. Tra sole e notte. Solo. Certo non ha creato coppie di sé. Né quelle si son messe a fare i Padreterni anche loro. Gente ben informata, notizie di prima mano, sostengono si sia fatto una corte di amici, ma di amici immaginari. Di figure esistenti solo nella sua fantasia, così che potesse dare loro i caratteri che voleva. Tra loro persino un’amica, ma è certo se ne sia pentito subito. Che senso ha una donna in tale Olimpo? E poi, quella, voleva sempre dire l’ultima parola. Le avrebbe anche dato l’incarico di impastare manna, per tenerla occupata. Pensava, Lui, alla fame del mondo. Basta vedere i risultati per capire quanto è stato ascoltato. Quella, mai che se ne faccia una ragione, sempre lì e pronta a ribattere. Sempre in mezzo a loro. Se Lui è l’essere perfetto quale definizione si può adattare a Lei?
Si diceva amici immaginari. Spiriti. Insomma; non proprio. Da non confondersi con i già defunti. Con i protagonisti da romanzo come fantasmi, presenze, spettri e misteri. La cosa è in realtà più banale ma anche meno, se proprio vogliamo. Lui li pensava e quelli uscivano dalla sua testa come fossero veri. Vederli li poteva vedere. Gli pareva di poterli persino toccare. Forse lo faceva. Lui, ancora, ci parla e li vede. Solo Lui li può vedere e sentire. Chi non ha avuto, magari nell’infanzia, amici simili? Alla fine sono un’ottima compagnia, la migliore. E lo sono, un’ottima compagnia, perché ascoltano a dibattono a proposito. Lo sono quasi sempre; naturalmente tranne Lei. Sì! sanno ascoltare. Può scegliere un argomento a suo piacimento. Neanche cercano di cambiare discorso. Può saltare di palo in frasca. Dire quello che gli viene. Persino lasciarsi andare a qualche ironia. Financo ad una battuta salace. Loro ridono. A volte v’è il dubbio lo facciano a comando, per condiscendenza. Se ne libera subito. Era brillante!
Si può immaginare anche che l’idea gli sia venuta, per la prima volta quel giorno. Era stato un giorno che ricorderà sempre. Impegnato nel suo gran daffare aveva voluto costruire un essere perfetto. Non a sua immagine e somiglianza, ma perfetto. E aveva creato il perfetto stupido. Lo stupido assoluto. Ma di questo se ne parlerà in altri posti e s’è già accennato. Anche quello non ha pensieri autonomi. Infondo non ne era rimasto del tutto soddisfatto. Era perfettamente inutile mentre aveva bisogno di una compagnia che lo accompagnasse, e riempisse certi angoli delle sue giornate, soprattutto quelli meno affaccendati. E’ pur vero che chi lo sa fare, quando è meno impegnato, è più soggetto al pensare. Ed è inutile arrampicarsi e alambiccarsi in grandi riflessioni se poi non c’è nessuno con cui confidarsi. Per esempio quel mattino stava pensando di inventare la filosofia. Non ne vedeva ancora del tutto l’utilità. L’essere inutile, la compagna, disse anzi che non ne avrebbe mai avuta alcuna. Una ci doveva pur essere. Decise di chiederlo al giovane ultimo creato, Albino, non un falco, certo, e quello si trovò d’accordo: una utilità ci dovrà pur essere; magari non proprio pratica. Si sedette e volle, per alcuni istanti, restare solo. Per riflettere. A volte anche Dio lo fa. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma Lui che sa tutto non sa come l’uomo potrebbe usare i regali che Lui gli fa. Se riuscirà a sviluppare “il pensiero”, o resterà tra le cose dimenticate, o si ingarbuglierà su sé stesso? Gli uomini erano a sua immagine e somiglianza, ma erano esseri decisamente stupidi e inutili e complicati. Non tra le sue più riuscite creazioni. Non era proprio possibile mai prevedere dove andavano a rifugiarsi, cosa avrebbero fatto. E lui era Dio, mica era un semplice indovino. Non poteva mica mettersi davanti ad una palla di cristallo o a smanettare con carte e tarocchi. A proposito di tarocchi gli venne in mente che avrebbe potuto creare anche l’illusione, l’illusionismo e le lotterie e le estrazioni. Si fece una prova in mente, gli usciva sempre il numero tre. Pensò che così non andava. Pensò che avrebbe potuto abolire il 54. Decise di rimandare tutto a un altro momento. L’amico, naturalmente immaginario, più vicino, in quel momento Giuseppe, nome infausto, forse era meglio glielo cambiasse, convenne che forse era la soluzione migliore. Quelle sono cose che riescono meglio di notte. La notte è più foriera di consigli sulle amenità leggere. Ma questo è solo l’inizio.

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