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Archive for febbraio 2009

politica3Mi ero riproposto, a suo tempo, il sabato, di commentare, eventualmente, qualora ce ne fossero, fatti e notizie di attualità. Da un po’ di giorni tengo sottocchio i giornali e le news. Cerco di tenermi aggiornato e al corrente. Non che non ci siano novità. E’ che ho cercato bene e non sono riuscito a trovare, da nessuna parte, il cartello: “Siete su scherzi a parte“. Avvertitemi se mi sono distratto.

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bustaLei,
caro Bardamu, dottore, affascinante canaglia; cosa spinge le persone verso di lei? Sono certa che lei stesso non può rispondermi. Che non ha argomenti per lei né per me. E’ stata solo una vacanza. Passione. Una vacanza anche da me, da tutto. Quasi una distrazione. Tutto qui. E io stupida, distratta dalla sua arrogante sicurezza. Era quasi una sfida. Sempre di fretta. Con il fascino della sfida. E lei ha avuto tutto e il mio disprezzo. Perché mi ha mostrata. Mi ha mostrata per quello che ero. Perché non ho saputo dirle di no. Forse chi era cieco non era Robinson. A proposito di Robinson, aveva ritrovato la vista. Lo sa? Ma certo che lo sa. Lei c’era quella sera. Ed è stato allora che è diventato veramente cieco. Non aveva più occhi che per sé. Ma anche questo lo sa. Glielo avrà raccontato; magari a modo suo. Chissà cosa le ha raccontato.
Caro Ferdinand, non deve pensare di me quello che pensa. Non sono quella che ha conosciuto. Se ho un peccato da emendare è aver creduto all’amore. All’amore con quella A grande. Chi l’ha mandata ha mandato un diavolo. E lei ha profittato della mia debolezza che è donna. Nonostante tutto io credevo di poter essere una buona moglie, ancora una buona moglie, fidavo in lei anche se gli amici non tradiscono gli amici, e lui mi aveva creduto, e io lo avevo amato, anch’io gli avevo creduto, e mi ero creduta; una moglie non una guida. E lo so che poteva essere bello. Avremmo, insieme, potuto scordare tutto. La vecchia è morta. Non è stata nemmeno una disgrazia. A che mi serviva saperlo? Tutto mi aveva già condannata. Anch’io ne ero, infondo, responsabile. E forse questo mi ha fatto esagerare. Mi ha dato una sicurezza che non avevo. Non le chiedo il suo pensiero a riguardo. Io l’ho capita. Io sapevo che avrebbe preso quel treno. Che non sarebbe tornato. Che non l’avrei rivista.
Caro Ferdinand, perché non mi ha rapita da quella infausta illusione? Poi tutto è precipitato. Io lo amavo. Ho voluto crederci. Ho voluto illudermi. Ho cercato di convincermene. Con tutte le mie forze. Perché nemmeno lei ha avuto un momento di benevolenza? Perché non ha provato a farmi capire che sbagliavo? A farmi ragionare? A salvami? Lei è colpevole quanto me. Lo so che questo non cambia le cose. Probabilmente non la interessa nemmeno. Per in attimo, di quegli attimi, ho creduto anche in lei. Poi ho difeso la mia bugia, la mia illusione. Con tutte le mie forze. Quello che ho fatto è stato orribile. Non me ne pento. Ho cercato di salvare la donna che è in me. Eppure non ho cancellato nessun dubbio. Dovevo restare con lei in riva a quel fiume. Capire. L’amore è nel gesto. Nell’amare. Nel fare l’amore. Tutto il resto sono solo sciocche illusioni. E non posso nemmeno dire d’essere stata illusa. Lei non mi ha mai detto quello che avrei voluto sentirmi dire. Lei mi ha sempre fatto capire che per lei non ero che quello. Una vacanza. Sì! un bel culo. Lui non mi ha mai detto quello che mi sarei aspettata. L’ho riempito d’amore. L’ho soffocato d’amore. Troppo? Volevo soffocare solo le mie incertezze. Dopo è stato troppo tardi. Una donna non conosce perdono.
Madelon¹


1] Personaggi di Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Céline

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poesiaDedicata a Lei che provoca con un sorriso

Le parole d’amore sono nelle labbra
con un suono composto ed educato.

Le parole d’amore sono nella bocca
e fuggono a cercare un loro pubblico.

Le parole d’amore sono negl’occhi
che si fanno intensi o larghi; enigmi.

Le parole d’amore sono nelle orecchie
per chi vuol sentire parole e amore.

Le parole d’amore escono dal cuore
e non si possono trattenere perché volano leggere.

Le parole d’amore non esistono
perché l’amore non ha bisogno di parole.

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Visto che in questo spazio, ultimamente, si fa un gran parlare di mistica e di fede; non di quella che si porta al dito. Per essere coerente e ricordare che anche nella fede più tenace ci può essere spazio o si può insinuare un dubbio, e che il dubbio non sempre ha torto, oggi posto una canzone incisa, a quanto mi risulta, per la prima volta nel 1964; qui nella registrazione dal vivo dell’anno successivo di Enzo Jannacci: Prete Liprando e il giudizio di Dio
foto_00bis

Foto storica di un amico relativa a Forte Sirtori.

Testo di Dario Fo e Enzo Jannacci
Musica di Enzo Jannacci
Album: “E allora…concerto”

(parlato): Landolfo, cronista del Millecento, ci ha tramandato le “Storie del Comune di Milano” fra cui questa del giudizio di Dio, protagonista prete Liprando. Noi abbiamo cercato di musicarla con un certo impegno, e la dedichiamo a tutti quelli – e sono tanti – che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell’avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono!

Prete Liprando, ben visto dai poveri Cristi,
andò dall’arcivescovo Agiosolano, in Sant’Ambrogio:
“Sei ladro e simoniaco, – gli disse –
venduto all’Imperatore, quel porco..” “Cus’ee?!?
– disse l’Arcivescovo infuriato –
Come ti permetti, prete? Sono ex-combattente;
ho fatto la prima crociata, e anche la terza!
(…la seconda no, perché ero malato…)
Prete Liprando rispose: “Lo so, più d’una città hai conquistata;
lo so, più d’una città tu hai insanguinata;
e adesso, Milano tu vuoi, incatenata, vederla prostrata!”
“Liprando, a ‘sto punto esigo il Giudizio di Dio:
dovrai camminare sui carboni (s’intende, ardenti!);
le fascine di legna, quaranta (“Quaranta?”)
s’intende, le pago io.
Se tu non uscirai per niente arrostito,
io me ne andrò dalla città solo e umiliato,
e per giunta, appiedato!
“Prete Liprando, domani, al calar del sole
affronterà il Giudizio di Dio in Piazza Sant’Ambrogio!”
Quaranta fascine furono ammucchiate in una catasta;
la gente veniva fin da Venegòno e da Biandrate:
“Indietro, su, non spingete, per Diana!
C’è il fuoco, non lo vedete? ” “Ma io non vedo niente;
non vedo un accidente! Son venuto da Como per niente!”
“Tornate tutti a casa! Non se ne fa più niente!
Il Papa, da Roma l’ha proibito: lo spettacolo è finito!”
“Ed io lo faccio lo stesso! – disse prete Liprando –
ma le fascine, quaranta!- io non ce le ho!…”
…La gente portava le fascine fin da Biandrate;
facevano un sacco di fumo: la gente tossiva,
tossiva e piangeva, ma non si muoveva!
Che popolo pio! Voleva vedere il Giudizio di Dio!
“Eccolo là!… Liprando è già pronto…” “Dove l’e?”
“L’è là in fondo… È pallido, ha paura!…
Ha i piedi spogliati!… Che piedi lunghi!…”
La brace è rossa, e rosse son tutte le facce…
stan tutti con gli occhi sbarrati…
“Anch’io li ho sbarrati, però non vedo niente!”
È entrato in mezzo ai carboni senza guardare:
è dentro, è tutto sudato, ma non è bruciato…
due donne son svenute! Una ha partorito,
ma in buona salute…
“Dai, non spingete!” “…ma io non vedo niente!”
“Ecco, è arrivato; Dio l’ha salvato!”
“Gloria a Liprando, che Milano ha salvato!”
“L’arcivescovo è scappato” (“Gloria a Liprando!”)
“L’avete veduto!” (“Gloria a Liprando!”)
“Il cavallo s’è impennato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“Ecco, è cascato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“S’è mezzo massacrato!” (“Gloria a Liprando!”)
“…e io non ho visto niente!” (“Gloria a Liprando!”)
“Non ho visto un accidente!” (“Gloria a Liprando!”)
“Son venuto da Como per niente! Per nienteeee!” (“Gloria a Liprando!”)

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fulmineNe ho parlato, anzi straparlato, esagerando, la cosa m’è sfuggita di mano, ma, per correttezza, sono costretto a tornarci. A tornare sulla storia di Dio e della Creazione. Per ristabilire la verità. E poi, un po’, mi sento provocato, da Lei. Certamente senza volerlo. E’ che mi stuzzica. E la cronaca stessa provoca. Ma prometto di cercare d’esser più breve.
Naturalmente quella era pura fantasia. Divertimento. Nulla c’era di vero. Amiamo, noi persone, al di là delle distinzioni di genere, delle passioni, il numero uno. Forse perché è più semplice da contare. Pensateci. In tutto. I multipli ci confondono; almeno noi occidentali. Adoriamo il singolare; anche nel parlarne. Abbiamo una mamma. Ci aspetta una casa. Una moglie. Una vita. L’auto. La badante. La patria. La bandiera. La squadra del cuore. Per un periodo persino un partito; bei tempi quelli, forse migliori; certo migliori di questi. Anche se Lui è uno e tre ne parliamo al singolare. Nonostante tutto Lui è e resta uno. Siamo monoteisti in tutto, ormai, anche nella carne. Accettiamo deroghe solo in fatto d’amore, inteso come passione, e di sesso. Ci spingiamo sino al tre, appunto, solo per fede o, al massimo, secondo le autonomie fisiche. Mica siamo mussulmani.
Che sia riservato ormai è risaputo. Cercherò d’essere breve, anche se un debutto è sempre un debutto. Dobbiamo comunque presumere che possa aver subito un attimo di debolezza, che si possa essere sentito solo ad ammirare quel caravanserraglio a risultato del suo operare, su cui non si vuole esprimere giudizio. Debolezza non umana; Lui non lo ammetterà mai. Solo tra cielo e nuvole. Tra sole e notte. Solo. Certo non ha creato coppie di sé. Né quelle si son messe a fare i Padreterni anche loro. Gente ben informata, notizie di prima mano, sostengono si sia fatto una corte di amici, ma di amici immaginari. Di figure esistenti solo nella sua fantasia, così che potesse dare loro i caratteri che voleva. Tra loro persino un’amica, ma è certo se ne sia pentito subito. Che senso ha una donna in tale Olimpo? E poi, quella, voleva sempre dire l’ultima parola. Le avrebbe anche dato l’incarico di impastare manna, per tenerla occupata. Pensava, Lui, alla fame del mondo. Basta vedere i risultati per capire quanto è stato ascoltato. Quella, mai che se ne faccia una ragione, sempre lì e pronta a ribattere. Sempre in mezzo a loro. Se Lui è l’essere perfetto quale definizione si può adattare a Lei?
Si diceva amici immaginari. Spiriti. Insomma; non proprio. Da non confondersi con i già defunti. Con i protagonisti da romanzo come fantasmi, presenze, spettri e misteri. La cosa è in realtà più banale ma anche meno, se proprio vogliamo. Lui li pensava e quelli uscivano dalla sua testa come fossero veri. Vederli li poteva vedere. Gli pareva di poterli persino toccare. Forse lo faceva. Lui, ancora, ci parla e li vede. Solo Lui li può vedere e sentire. Chi non ha avuto, magari nell’infanzia, amici simili? Alla fine sono un’ottima compagnia, la migliore. E lo sono, un’ottima compagnia, perché ascoltano a dibattono a proposito. Lo sono quasi sempre; naturalmente tranne Lei. Sì! sanno ascoltare. Può scegliere un argomento a suo piacimento. Neanche cercano di cambiare discorso. Può saltare di palo in frasca. Dire quello che gli viene. Persino lasciarsi andare a qualche ironia. Financo ad una battuta salace. Loro ridono. A volte v’è il dubbio lo facciano a comando, per condiscendenza. Se ne libera subito. Era brillante!
Si può immaginare anche che l’idea gli sia venuta, per la prima volta quel giorno. Era stato un giorno che ricorderà sempre. Impegnato nel suo gran daffare aveva voluto costruire un essere perfetto. Non a sua immagine e somiglianza, ma perfetto. E aveva creato il perfetto stupido. Lo stupido assoluto. Ma di questo se ne parlerà in altri posti e s’è già accennato. Anche quello non ha pensieri autonomi. Infondo non ne era rimasto del tutto soddisfatto. Era perfettamente inutile mentre aveva bisogno di una compagnia che lo accompagnasse, e riempisse certi angoli delle sue giornate, soprattutto quelli meno affaccendati. E’ pur vero che chi lo sa fare, quando è meno impegnato, è più soggetto al pensare. Ed è inutile arrampicarsi e alambiccarsi in grandi riflessioni se poi non c’è nessuno con cui confidarsi. Per esempio quel mattino stava pensando di inventare la filosofia. Non ne vedeva ancora del tutto l’utilità. L’essere inutile, la compagna, disse anzi che non ne avrebbe mai avuta alcuna. Una ci doveva pur essere. Decise di chiederlo al giovane ultimo creato, Albino, non un falco, certo, e quello si trovò d’accordo: una utilità ci dovrà pur essere; magari non proprio pratica. Si sedette e volle, per alcuni istanti, restare solo. Per riflettere. A volte anche Dio lo fa. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma Lui che sa tutto non sa come l’uomo potrebbe usare i regali che Lui gli fa. Se riuscirà a sviluppare “il pensiero”, o resterà tra le cose dimenticate, o si ingarbuglierà su sé stesso? Gli uomini erano a sua immagine e somiglianza, ma erano esseri decisamente stupidi e inutili e complicati. Non tra le sue più riuscite creazioni. Non era proprio possibile mai prevedere dove andavano a rifugiarsi, cosa avrebbero fatto. E lui era Dio, mica era un semplice indovino. Non poteva mica mettersi davanti ad una palla di cristallo o a smanettare con carte e tarocchi. A proposito di tarocchi gli venne in mente che avrebbe potuto creare anche l’illusione, l’illusionismo e le lotterie e le estrazioni. Si fece una prova in mente, gli usciva sempre il numero tre. Pensò che così non andava. Pensò che avrebbe potuto abolire il 54. Decise di rimandare tutto a un altro momento. L’amico, naturalmente immaginario, più vicino, in quel momento Giuseppe, nome infausto, forse era meglio glielo cambiasse, convenne che forse era la soluzione migliore. Quelle sono cose che riescono meglio di notte. La notte è più foriera di consigli sulle amenità leggere. Ma questo è solo l’inizio.

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spinolaIn fondo ogni città è un piccolo posto. Anche quelle grandi. O meglio una serie di piccoli posti. I posti in cui ci si trova. Una piazza. Un bar. Una sede. Tanti paesini come piccole scatole. Spinola non è differente. La vita sembra tutta e solo quella che vedi. Il bar da Clara resta il bar da Clara. Gli spinolenti sembrano tutti lì. Forse non è così.  Forse lo è per me. Forse è solo una impressione. Poi mi accorgo che l’orizzonte va oltre il piccolo parco; il mio sguardo, ciò che posso vedere standomene seduto. Certo che, almeno lì, tra uno spostamento in macchina e l’altro, passano in molti. In certi giorni si parla molto di politica. In alcuni anche di più Ora sono finite le primarie. Non mi è capitato che si sprecassero commenti. Forse sono i commenti che per il momento mi evitano. E allora mi sono trovato a pensare a quando ero ancora ragazzino. A un Italia diversa. A mille cose. A volte i pensieri se ne vanno proprio dove vogliono. Ma anche non molto tempo fa non era così. Per un periodo i miei posti erano il lavoro, le pizze con gli amici, la sede dell’associazione. Era un’associazione per rifondare la politica. Tutti volevano una politica nuova. In cosa consistesse è rimasto un mistero, o almeno un insieme di misteri, uno per ciascuno di chi affermava tale affermazione. Ultimamente me lo ha ricordato Martino, non direttamente ma per il canale della trasmissione delle chiacchiere. Infondo la politica è cambiata. Senza che ci si potesse fare troppo caso. E parlo della piccola politica, non degli ideali. Ora, per esempio, non ci governano i ladri. Cazzo! a fare mente locale ti accorgi che non governano i ladri perché quelli di adesso non sanno nemmeno rubare. Quando ci provano li beccano subito  (lo conferma anche la stessa madre di un aspirante leader). E prima ancora che possano mettere in tasca il bottino. Ma ti saresti potuto immaginare allora, che ne so? Un Bondi a fare il portavoce. Ne avrebbero fatto un film. Il titolo: “Stai zitto cretino“. L’evoluzione della politica va avanti parimenti all’evoluzione della specie. Non c’è più un po’ di pudore. Fatemi bere in pace il mio caffè.
Non che sia particolarmente deluso dalle grandi e piccole cose. Chiedo a Gerardo, il canapa, se ha notizie di Jacqueline. Lui ch’è un vero esperto. E’ un po’ che non la vedo. Non che fosse bella ma si chiamava Jacqueline. Il cognome era del tutto italiano (Bertolaso) ma poco importava, bastava quel nome a darle un aura di esoticità. E poi aveva un cuore più grande della piazza che ad ogni elezione tutti promettono.

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