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Archive for 3 marzo 2009

politica3Un buon post, soddisfatto di sé, accattivante, concluso, dovrebbe sempre contenere, secondo me, un’architettura metaforica. L’assenza di questa lo condanna ad essere solamente (solitamente) una semplice testimonianza del personale; un parlarsi addosso. Una sorta di pagina di un diario impudentemente pubblico. Meglio se oltre alla/e metafora/e si utilizza un linguaggio ironico. Rende leggero l’argomento e la lettura. Lo rende, il post, amicale, piacevole. E poi si possono dire le stesse cose, quasi sempre, con leggerezza e con un sorriso come sa fare maestralmente Lei.
Due paroline semplici semplici: metafora e ironia.
Vediamo cosa dice, dopo averci dato il benvenuto, a proposito di questi due termini la sempre presente Wikipedia, ormai strumento molto diffuso in rete, e quello più abusato dalla curiosità, e lo prendiamo per buono:
■ La metafora (dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto») è un tropo (una figura retorica che implica un trasferimento di significato), e si ha quando, al termine che normalmente occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui “essenza” o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando, così, immagini di forte carica espressiva. Differisce dalla similitudine per l’assenza di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (“come”).
La metafora non è totalmente arbitraria: in genere si basa sullo stabilimento di un rapporto di somiglianza tra il termine di partenza e il termine metaforico, ma il potere comunicativo della metafora è tanto maggiore quanto più i termini di cui è composta sono lontani nel campo semantico.
■ L’ironia, a differenza del comico e del riso, è contemporaneamente un tema, una struttura discorsiva ed una figura retorica. In senso freudiano l’ironia consiste nell’esprimere idee che violano la censura dei tabù. In alcuni casi consiste nel far intendere una cosa mediante una frase di senso esattamente opposto. Ne sono alcuni esempi:
• “Che bell’auto!” di fronte ad un catorcio
• “Hai avuto proprio un’idea geniale!” nel caso in cui una decisione abbia avuto effetti disastrosi.
Numerosissimi sono gli utilizzi a cui questa figura retorica e le sue derivazioni si prestano, nel mondo della comicità, e ancor più specificatamente nella satira. Il termine generalmente viene associato inoltre al sarcasmo, presentando nella mentalità volgare, significati affini se non proprio sinonimi. In realtà i due termini si differenziano molto tra loro.
Sin qui tutto pare quello che non è. Non volevo fare un post dotto. Non ne ho gli strumenti. E’ pur vero che in questa nostra società l’una e l’altra, la metafora e soprattutto la satira, sono state bandite. Solo il principe può ridere del principe, per mostrarsi talmente democratico da potersi permettere di ironizzare persino su sé stesso. Guai cercare di sbeffeggiare l’amico di riferimento, del tuo partito, della tua associazione, del tuo gruppo, della tua elite. Finché lo sberleffo è diretto all’avversario ancora può andare. Ma così come sono morte le testate satiriche è bandita la satira nei blog poiché i blog sono pubblici, li leggono tutti, quelli di destra e quelli di sinistra, i baciapile e gli atei, quelli che sono per la vita anche dopo la morte e quelli che sono per il rispetto della vita in vita, i bianchi e i bianchi -ve lo vedete voi un extra, magari di colore, che gira in rete e legge i BlogS?
Poco importa se, magari, il giorno prima hai sbertucciato l’avversario politico, non è ammissibile che oggi deridi quello di questa parte. Naturalmente e viceversa. Sarebbe fin troppo facile fare dell’ironia sulla ricrescita del cuoio capelluto del più noto tra i leaders politici, o, che ne so, se castroni una chiamata al ridicolo su quell’altro leader a cui la natura non ha fornito altra grazia se non l’arroganza; non si è nemmeno sprecata sull’altezza; in questo caso ancora più risparmina; la natura. Poco importa se avevi appena ricordato che il massimo carisma del leader avverso è stato raggiunto come venditore di figurine. C’è sempre chi si indigna. Che ti infastidisce e fancula nei commenti. A cui ti trovi in imbarazzo a spiegare che anche il più grande dei leader si più dipingere con il pisello piccolo. Che il post era un invito ad una risata e che il riso non è ideologico.
Alla fine ci rinunci. Io ci ho rinunciato dall’inizio. Me la rido da solo. Ho rinunciato persino ad approfondire i temi e non sono nemmeno riuscito a iniziare a parlare di metafora. Mi sono rotto. Ho perso il gusto. Noi italiani siamo un popolo strano. Riusciamo ad essere rappresentati più dalla macchietta che da un ritratto serio, ma abbiamo perso il gusto di riderci addosso. C’è sempre quel qualcuno che si riconosce in una ritratto per quanto surreale e inventato. Parli del perfetto stronzo, o del perfetto cretino, e trovi quello che ti dice “come ti permetti? Io non sono proprio come mi dipingi”. Magari manco lo conosci. Non ci provo perché la perfezione non è di questo mondo e lo so. Anche il perfetto stronzo e il perfetto stupido possono perfezionare le loro arti. Non c’è mai un limite al massimo. Allora parliamo d’altro. Parliamo di politica? C’è la crisi che c’è, la gente ha la percezione della mancanza di sicurezza. Cosa facciamo? L’Italia fa le ronde. La pugnalata più forte alla satira la dà la realtà. Come puoi fare satira se la politica è questa?

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