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Archive for 4 marzo 2009

spinolaChe vi devo dire… qui non succede molto, anzi non succede niente. Se però lasciamo un attimo in un cantuccio la riservatezza e la modestia dobbiamo ammettere che anche Spinola ha una storia. Una storia magari relativamente vicina e con le gambe brevi ma pur sempre una storia. Terra di migrati e di urbanizzazione recente, spesso la memoria tende a tradire e quella storia si scopre storia altra, ma non è poi difficile accertare la verità.
In realtà noi, CiccoBello, ce l’avevamo già prima che quelli di Roma. Quello romano era nessuno quando il nostro era già qualcuno. C’erano ancora, allora, ai suoi tempi, le grandi sigle [DC, PCI, PRI, PLI, VERDI, che proprio sigla non è mai stata, PSI, etc. (Sembrerà impossibile ma c’era quasi un unico partito socialista e anche numericamente consistente)] e lui era in quota ai socialisti (lasciamo stare invece che quello romano può campare più diritti solo perché lui è passato attraverso tutte quelle sigle, se non ne ha dimenticata qualcuna, e grazie al fatto che riesce bene nelle vignette). E Zazà (ve lo ricordate Zazà?) correva, allora, a procurargli i voti, al CiccioBello nostrano. Per quello Zazà continua a correre, e corri oggi, e corri domani, a volte si fatica a evitarlo. Oggi non ha più una vera meta e te lo ritrovi da per tutto. Ma non voglio certo parlare male dei compagni socialisti. Non ho nessuna particolare acredine con loro. Per parlarne ci sarà modo di parlarne, anche presto. E per parlarne male si arrangiano da soli. E poi sono socialisti solo a parole, chissà perché se non hanno nemmeno più la tessera? I socialisti, quelli socialisti, qui, oggi, sono altri. Meglio? Peggio? Difficile dirlo.
Il nostro CiccoBello detto anche WaterSoToMama, ma forse è meglio rimandare il rimando alla genesi di questo secondo appellativo (chissà poi perché debbono essere proprio le madri, che l’hanno dato, a storpiare il nome dei figli?), è una parte consistente di questa storia. Politico raffinato, per queste parti, è stato sindaco dei tempi d’oro e ancor oggi, a grande distanza, per tutti non è solo il migliore ma “il Sindaco”. E lui esce di casa solo nelle grandi occasioni.
Erano quelli i tempi d’oro della politica. Magari non avevano mai una maggioranza ma, come si diceva allora, da soli non si governa, e lui le maggioranze se le sapeva creare, e anche cambiare. Erano tempi di sviluppo, i condomini crescevano come funghi, le cooperative cooperavano e parevano avere il ballo di San Vito tanto sbocciavano a batter d’occhio. Ma c’era ancora spazio per costruire, non come oggi che per una villetta nuova, non di quelle che crescono con la scusa di restauri conservativi e poi scopri che il vecchio garage in lamiera, conservato, ha sempre avuto l’anima, nonché lo spirito, di una villa, quando non di un intero condominio. Si diceva: non come oggi che per una villetta nuova si deve abbattere qualcosa perché non c’è più spazio nemmeno per fermarsi a chiacchierare.
A volte, CiccioBello, lo si può incontrare ancora, per le strade di Spinola, col suo sorriso bonario. Rimpianto dai molti; ha lasciato i suoi orfani che ad ogni tornata sognano o minacciano un suo ritorno. Esistevano, allora, ancora i comunisti e non si vergognavano di farsi chiamare comunisti. Vestivano come vestivano quelli della Piazza rossa e avevano lo stesso irrigidito portamento, come avessero infilato loro una scopa. Beh! ora molti di loro si sono accasati altrove, con quelli che hanno vinto, ma qualcuno sostiene ancora di esserlo, comunista. Se ne sta magari al calduccio, nel grembo dell’amministrazione, confuso oggi con gli forzaitalioti, con in tasca quella stessa tessera, ma di tanto in tanto, all’occorrenza, si ricorda di essere “comunista”. Misteri di questi strani anni. Che sia questa la fine delle ideologie?
Quelli erano tempi d’oro perché almeno sapevi di non sapere, non come oggi. Allora votavi da una parte e i tuoi voti potevano benissimo andare dall’altra. Metti che vincessero appunto quei mangiapreti dei comunisti, succedeva spesso e potrebbe succedere ancora, qui, a Spinola. Quelli, i mangiapreti, per prima cosa si ingraziavano le due parrocchie e poi, quasi sempre, il primo uno che alzava il dito per un qualche chiarimento, al primo accenno, anche niente di grave, potevi esser certo, che forti del senso di governo, zak! e metà dei consiglieri passavano sulle poltrone di fronte; a fare i democristi. Mica cambiava il sindaco, questo però è ancora così, nemmeno ora cambia il sindaco, proprio come allora, ma allora il gioco era semplice, semplicemente cambiava il colore del governo. Lo so che forse non sono stato chiaro ma provateci voi… avevi votato per la sinistra e scoprivi di aver votato per la destra. Si! ma gli uomini erano gli stessi; erano sempre quelli che avevi votato tu. E lì capitanava sempre CiccioBello. Questo ti faceva stare più tranquillo, o quasi. E poi i soldi e i mattoni non hanno mai avuto nessun altro colore e odore che il loro, cioè quello dei soldi. E i soldi sono rimasti soldi, schei, franchi, un vero colpo de culo.
Poi, una volta ha provato a mettere qualcuno al posto suo, ma la cosa non ha avuto un buon risultato. E’ stata una parentesi. Ha scelto una donna e quella s’era messa in testa di fare di testa sua. Che poi era anche donna. Figuriamoci. Valle a capire le donne. Ma questa è un’altra storia.
E poi allora, a sinistra, c’era un ricambio di quadri continuo; vuoi mettere… In quel grande partito che era il PCI non c’era proprio il pericolo di morire di noia. Solo quello di morire democristi ma con la mentalità di allora era quasi un augurio. Uno di meno.

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