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Archive for 23 marzo 2009

fulmineCerto che tutti son capaci a fare i Padreterni, il difficile è esserlo e restarci. Anche quello si dava tutte quelle arie, e altre gliene davano gli altri. Mentre Lui era il padre, e anche il figlio, e anche tutto il resto. Prima c’era il niente assoluto, altro che Caos; per lui che differenza c’era con gli altri uomini? Mica s’era fatto da sé. Quello era figlio di Crono e nipote di Urano. Si continua a dire che non v’è certezza del padre. Lì anche con le madri era una grandissima confusione. A sentir loro altro che sei giorni più uno. Avrebbe dovuto parlare con quel vecchio bacucco di Crono. Come fare che quello le raccontava grosse come capodogli. Finiva per crederci lui stesso e alla sua età ormai gli ci voleva l’ascensore per salire in cielo. Certo che non aveva fatto una bella fine. Onestamente faceva prima a parlare direttamente con lui. Ormai era lui il padrone della baracca. Provarci! E poi dicono della gratitudine dei figli.

Forse aveva proprio bisogno di un bel bagno. Anche per rilassarsi. A proposito di angeli. Certo che era donna. In quanto a curiosità non aveva limiti. Aveva sollevato la veste per controllare il sesso degli angeli. Era un bell’angelo, gli era riuscito proprio bene, ma in quanto a buonsenso e modestia ci sarebbe stato da parlare per mesi. E per dirla fino alla fine poteva mica infilarsi un paio di mutande? Chissà cosa va a pensare quella che una di buona non ne pensa? Chissà cosa finisce per mettersi in testa? Lei che per prima avrebbe fatto bene a starsene più composta. A vestirsi di più. A fare più attenzione. Insomma… non sarebbe stato proprio per niente male se fosse stata Lei, per prima, a dare il buon esempio, ad essere più… come dire? più costumata. Invece no. Era proprio il contrario. Spesso, e quasi sempre, come in quel caso, era Lei per prima; Lei a cominciare. Fortuna che l’angelo dormiva. E poi quello, non ci pensava proprio. Troppo bello per pensare in quel modo.
Lui aveva fatto gli angeli. E li aveva sistemati. E mica un mini con servizi. Li aveva messi un posticino anche ben arredato. Un vero paradiso. Poi aveva fatto i diavoli. Con quelli non si poteva andare d’accordo. Sempre a litigare. A fare dispetti. Fortuna che gli era rimasto libero un pianoterra. C’era sempre un bel caldino anche d’inverno. Lagnarsi, per loro, era diventata una missione. Subito a dire che era un inferno. E lì si era fermato. Era tutto in ordine. Gli altri erano venuti dopo. E non era nemmeno colpa sua. Sempre per quei due. Aveva dovuto provvedere Lui anche per il portinaio. Non aveva fatto mancare nemmeno un accompagnatore per stabile. E tutto sulle sue spalle. Erano tutti a busta paga da Lui. E ancora a lagnarsi; ingrati. Che un villaggio così signorile non s’era mai visto. Potevi farci almeno un ponte. Certo che poteva farlo ma poi chi avrebbe dato lavoro a quello; a Caronte. Magari l’avrebbe fatto. Col tempo. Magari. Intanto poteva prometterlo. Inaugurarlo.
Poi aveva cominciato a dire che a quella si poteva fare una scia. Mai contenta. Che quelle altre si potevano avvicinare, e mettere così e cosà, che sarebbe stato carino, sarebbero apparse proprio come un ricamo. Magari chiamarle costellazioni. Anche il nome Le sembrava adatto; a Lei. S’era un poco spazientito. Aveva fatto le stelle, che stessero al loro posto. Facevano già bello e servivano a poco altro se non a nulla. Naturalmente Lei aveva abbozzato. Se n’era andata bofonchiando che se è proprio deciso. Però. Sarebbe stato grazioso. Poi si sanno come vanno sempre le cose. L’indomani l’universo non era più lo stesso. Temeva che fosse una storia destinata a ripetersi. Che facesse parte dell’essere stesso donna. Per darGli ragione gli aveva dato ragione. Poi s’era trovato tutto spostato. Aveva fatto di testa sua. Come sempre. Bella ragione. Però non è che stesse proprio male, l’universo, così.
Ma la storia non s’era fermata all’episodio dell’angelo senza mutande. Quando c’era di mezzo Lei si poteva aspettare di tutto. Anche di ritrovarsi nell’imbarazzo. Una cosa che non sopportava. Lui se ne stava a fare le sue cose e Lei era da quelle parti. S’era avvicinata con un pretesto qualunque; qualcosa su cui aveva, naturalmente, da ridire. Lei si era piegata e Lui, il Padreterno, che a raccontarlo non ci si crederebbe, si era ritrovato a vederLe le tette. E no cazzo! Lui era Dio. Non un guardone qualsiasi. Non poteva mettersi a sbirciare nelle scollature. Si trovò in imbarazzo. Certo che anche Lei avrebbe potuto stare più attenta. Era stato solo un attimo, ma le aveva viste per bene, proprio bene. Tutte. Non fosse stato il caso, una situazione del tutto casuale, per raccogliere il fazzoletto che le era caduto, non avrebbe potuto giurare che non l’avesse fatto apposta. O almeno che non se ne fosse accorta. Ce n’è forse una che non sia civetta. Forse fingono di non esserlo solo quelle che non possono esserlo. Quelle proprio riuscite male.
Era certo di sbagliarsi. Che non era voluto. Ma quando si insinua il dubbio anche in Dio è come un tarlo. Certo che erano belle. Al contempo pensò che se l’aveva fatta così un po’ di responsabilità se la doveva pur prendere. E’ solo che per fare una donna, bene o male, è meglio darle fattezze da donna. Forse come amico non era il massimo ma come donna non poteva dire non fosse venuta bene. A vedere quel… panorama Gli sembrava di capire di più gli uomini, cioè certi uomini, cioè alcuni aspetti degli uomini, insomma cioè. Si sentiva più vicino a loro. Ma era la questione di un attimo. Come Dio non poteva mai perdere il controllo di sé.
Era quella specie di tonaca. Se se ne stava ritta pareva persino casta, e accollata. A piegarsi si allargava lo scollo. Aveva potuto vedere tutto. Non era colpa sua ma si sentiva colpevole. Era stato come spiare dal buco della serratura. Non lo avrebbe mai ammesso ma poi s’era soffermato, un breve attimo, solo quello, anche sul resto. Nonostante la stoffa ampia… come dicevano gli uomini? Ah! Sì. Per esserlo lo era. Era proprio una gran bella gnocca. Si vergognò subito di quel pensiero. Forse aveva esagerato. Forse nell’idearla s’era fatto prendere la mano. Forse nel pensarla stava pensando ad Afrodite. Certo che anche quelli di buone non ne facevano. Certo che anche su quella ce ne sarebbero state di cose da dire, e ridire, e tante se ne dicevano. Era uscita nuda dalla spuma. S’era ricoperta ben di rado, quella. Pareva stesse a proprio agio, così, nuda. Però questa nel carattere si sarebbe detta più un clone di Santippe. Forse faceva meglio a tornare alle proprie faccende.
Si guardò allo specchio: era ancora un tipo. Interessante. Parola di Dio.

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