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Archive for 15 aprile 2009

colombaNon vuole che la chiami Bambola. Avrà le sue ragioni. Anzi le ha. Per un attimo ho pensato di non chiamarla proprio. Non ho ancora deciso. Anche gli angeli hanno il loro daffare. Non è facile nemmeno per loro. Né con loro. A volte ci vorrebbe pazienza. Siamo d’accordo che è gratis ma non sempre la si trova la pazienza. In realtà Bambola era per chiarire di quanto era graziosa. Per corrompere la sua vanità. Ma è pur vero che una bambola appare vuota, senza un’anima. A questo non saprei rispondere. E poi, parlando di angeli, ad altre si addice meno il nome di Bambola. Così per lei, se la chiamerò, e per tutte userò il nomignolo convenzionale di Fata. Si addice di più. Una fata non ha bisogni di spazi tanto circondati. Anzi ricordo il bisogno dell’aria, della natura. In realtà lei potrebbe sparire tra pochi fili d’erba. L’ho detto che mi preoccupa quando la vedo sparire? Certo che non posso essermene dimenticato. Però oggi sono distratto. Oggi non è di Lei. Tra le fate oggi mi intriga parlare di una Fata a tutto tondo. E’ di Lei che voglio parlare. Di Lei che posseggo solo un ricordo. Anche Lei quando se n’è andata non mi ha lasciato un appuntamento. Nemmeno un sussurro. Solo una nota non chiara. E la stanza vuota. Non l’ho aspettata. Sapevo di non doverla aspettare. Aveva un appuntamento troppo distante. Come puoi chiamare Bambola una così. Anche questo mi ha aiutato. Come il giorno che risale. Lei era piena di energia. Inutile fare paragoni. Gli angeli son tutti belli. Li si può scorgere solo per questo, ma bisogna prestare fin troppa attenzione. E diranno sempre di no. Questo angelo, donna, naturalmente, (di nome anch’essa Fata) era aspettata. Aveva mille viaggi ad aspettarla. Non aveva seno per non rendere l’uomo cupido e ne era gelosa. Veramente portava vergogna anche di quel poco. E arrossiva come sanno fare le donne, ma per Lei era naturale. Le fate in quanto angeli amano ma non amano come noi. Non è, il loro, un amore di carne. Meglio se nell’amarle le tieni per mano. Sai dove ritrovarle. E non bastano certo le parole. Fu un silenzio lontano l’ultima cosa che disse. Forse l’avevo sporcata di un bacio. Giuro, niente di più. Non avrei mai avuto l’ardire di andare oltre. Lasciatemi tacere per un attimo per ricordare in contatto dolcissimo e incredibile, di velluto, delle sue labbra. M’era bastato sfiorarle. Avrei voluto essere meno egoista. Non riuscivo che a pensare di poterla trattenere ancora con me. Solo per me. Stupido, impacciato, ragazzino. Lei doveva volare via e niente al mondo l’avrebbe potuta trattenere. Non so se, magari un giorno, la rivedrò. Hanno anche smesso di parlarmene. Però so che è ancora. So che mi ha lasciato il ricordo di un suo lieve sospiro. E in mano un fiocco di neve. Così la racconta. E quel fiocco non s’è ancora sciolto. Forse non può farlo senza di Lei. Dietro la finestra guardo la strada. Un tuffo al cuore. Non è Lei. Chi ha detto che non si può morire per amore o passare tutta la vita ad aspettare? Era un amico distratto.
Tante sono le strade. Non sono ancora stanco di percorrerle. E tu che sei e non rimani, tu, gentilissima Annastella, ti chiedo scusa. Spero che: Fata ti aggradi.

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