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Archive for 14 maggio 2009

raccontiRovistò nella borsetta. Tra le solite cose. Pensò proprio e in un rapido momento che erano proprio le solite cose. Fazzoletti di carta. L’eterna agendina, sempre nuova e sempre diversa. La penna. Un’altra penna. Il necessario per il trucco; presente affinché non una improvvisa novità, mai avvenuta, non le richiedesse un restauro improvviso. Una confezione di profilattici. La ricordava sempre là, dono di una amica, forse uno scherzo, una vera presa per i fondelli. Probabilmente scaduta, se anche quelle cose portano impressa una data di scadenza. Eppure il cellulare continuava a squillare. Temeva fosse lui. La sua insistenza, la sua stessa voce ormai le dava un senso d’angoscia. Decise che, fosse stato lui, non avrebbe risposto. Quando, finalmente, recuperò il cellulare aveva smesso di squillare. Più precisamente lo aveva impugnato proprio mentre terminava l’ultimo squillo. Nel display c’era un numero che non le diceva nulla. Questo non escludeva che potesse essere lui. Decise comunque, per non rischiare, di non richiamare. In fondo per una volta poteva anche non essere curiosa. E poi, se era veramente una cosa importante, se volevano, l’avrebbero richiamata.

Strana storia la sua con Osvaldo. In realtà non lo sapeva nemmeno lei. Se avesse dovuto proprio raccontarla nemmeno avrebbe saputo da dove cominciare. Non aveva ne capo ne coda. Non li aveva mai avuti. E alla fine sarebbe stata la prima a farsi confusione. Era solo che lui si era fatto delle idee. Non per colpa sua, era certa. Non sapeva in base a cosa. Certo era un cosa che non stava né in cielo né in terra. Una storia impossibile. Non riusciva a capirlo che era stato il ragazzo della sua migliore amica. Per quello si erano conosciuti. E dopo avevano cominciato a frequentarsi. E anche dopo che la sua storia con Marileva era finita. E poi conosceva i suoi. Per dirla tutta ai suoi stava proprio simpatico. Non certo in quel senso. Solo come un cortese amico. Una persona educata. Educato lo era. Ma questo cosa voleva dire? Nemmeno il nome era adatto. Uno non potrà mai fare strada con un nome simile: Bona Osvaldo. E poi era giovane, troppo giovane, quasi dieci anni meno di lei. Se poteva andare per Marileva non poteva essere certo lo stesso per lei. Anche Marileva era più giovane di lei. Se ricordava bene un paio d’anni. Forse no. Forse meno. Certo non era costretta ad ammetterlo. L’aveva persa di vista, Marileva. Non che fosse brutto, lui, questo proprio no; solo non era proprio il suo tipo ma… insomma, poteva sembrare suo figlio. Magari il figlio proprio no. Insomma si vedeva. Le pareva si vedesse. Anche quel suo modo di vestire; ma gentile era gentile. Non ne aveva mai trovato uno così. Forse non lo avrebbe mai incontrato. Ma non si può mai dire mai, come diceva quel vecchio film.

A proposito di film… quella sua insistenza a invitarla a cena. La cena è sempre una cosa diversa quando attorno ad un tavolo si siede un uomo, cioè un ragazzo, e una ragazza, cioè una donna. Non era lo stesso che passare il pomeriggio al caffè a parlare distrattamente. O fare due passi e magari spingersi fino al parco, che lei poi odiava passeggiare tra quelle moribonde aiuole. Odiava gli insetti. Si riempiono tanto la bocca con la natura, ma in fondo cos’è la natura? O salire da lui, e il caffè prenderlo lì, e parlare dei libri che stavano leggendo, o comunque di tutto e di niente, di loro. Comunque in due non è mai una vera cena. Cioè in due non è mai solo una cena. Era stato proprio un pazzo poi ad invitarla, quella volta, per quel fine settimana in montagna. Poteva accettare? Cose da pazzi. Che poi lei odiava viaggiare. Ma due amici si mettono in viaggio insieme? Insomma era una cosa che non andava. E poi i suoi continui inviti per andare a vedere un film ogni volta che ne usciva uno che a lui sembrava interessante. C’era tempo per loro, ed era bastante, durante il giorno. Perché insistere per incontrarla di sera. Cosa s’era messo in testa? Era chiaro che lei non poteva che rifiutare. Certo che a pensarci bene era sempre stata lei ad esprimere per prima il desiderio di vedere quei films, ma si era, poi, sempre fermata in tempo. Aveva inventato la scusa giusta. Chissà se lui le aveva sempre creduto? Se l’aveva sempre bevuta? Ora… sapeva che era stato meglio così. Cosa gli era preso? Così all’improvviso?

Lei era un tipo con la testa sulle spalle. Era una ragazza precisa, forse qualcuno avrebbe detto meticolosa. Si sarebbe anche potuto dire una donna. Gli anni passano per tutti; anche per lei. Era questo il punto. Da quanto si conoscevano? Da tanto che avrebbe potuto dire che non sapeva nemmeno da quanto. Vaghi momenti nei ricordi. Soprattutto da quando i due si erano lasciati. Era stato dopo allora che erano veramente entrati in confidenza. Prima meno. Era pur sempre l’uomo, cioè il ragazzo, della sua migliore amica. Quella stupida di Marilena. Non ricordava nemmeno perché s’erano litigate. Sapeva però perché l’avevano fatto tra loro. Però non era pettegola. Certo che i ricordi ricordano quello che vogliono. Sono selettivi, a modo loro. Avrebbe però dovuto capirlo. Non che ne avesse questa grande esperienza, questo no, ma quando quella sera s’era presentato con i fiori, e con quella stupida faccia da stupido, forse lì avrebbe dovuto capirlo. Cosa avrebbe cambiato? Però queste cose si dovrebbero sentire. Eppure dopo quella sera lei aveva provato a farglielo capire. Forse era stata troppo delicata. Forse avrebbe dovuto essere più decisa. Forse avrebbe dovuto tacere di meno. Certo avrebbe voluto evitare di trovarcisi dentro. Lo sapeva che non poteva dare la colpa a lui, a nessuno. Sono cose che succedono. Ma poi perché pensarci ancora tanto. Era solo uno stupido in preda ad un’idea stupida. La cosa l’aveva comunque infastidita. Anzi fatta incazzare. Stizzita. E avrebbe preferito non essere costretta a dirglielo, a dover essere tanto cattiva; poverino.

Non aveva potuto, santiddio, fare altro che rompere. Ma poi non è nemmeno rompere se una storia non c’è. A malincuore ma doveva essere così. Già quella pettegola della signora Pina chissà cosa si era messa in testa; e chissà cosa andava a raccontare in giro. Eppure non doveva succedere e non era successo.

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