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Archive for 1 giugno 2009

E’ quando si ha il tempo di fermarsi a riflettere, a guardarsi indietro, che si ha la consapevolezza della strada fatta. Si vedono le cose positive ma, ancor più saltano agli occhi le cose negative; insomma, in fondo, le distrazioni; se si può dire così. Lo diceva anche il grande cantautore: chi non fa non falla. E quella situazione era ormai tutta una falla; tutto un buco. Certo che si era creato gli amici e mai da nessuno il consiglio giusto. E poi è facile dire, dopo, che era testardo. Lui avrebbe anche ascoltato se solo avessero detto, almeno una volta, una cosa di buon senso.
fulmineAdesso sì che era tutto un gran casino ma Lui casino non sapeva se era il termine appropriato. Insomma intorno regnava la più totale confusione. Quando aveva pensato di aver finito si era reso conto di essere solo all’inizio. Bisogna provare a fare il padreterno perché capita a tutti un momento di dubbio. A raccontarle tutte non si finirebbe mai. E ce n’erano da raccontare. Come quella. Lui forse era stato incauto. Pensava semplicemente al piacere. Quando aveva inventato l’amore. Cioè gliel’aveva dato all’uomo e alla donna. Invero a tutti gli esseri viventi. Pure alla cimice. Erano stati quelli a far confusione di tutto. Niente era normale con loro. Lui aveva inventato l’amore ma mica la morale, la vergogna e tutte quelle altre corbellerie. Cioè non gli pareva. In fondo non si può tenere conto di tutto. In realtà credeva di creare il piacere, allora. Scoprire che aveva creato così anche il tradimento non era stato rassicurante. Come dire fatta la legge trovato l’inganno; cioè l’inghippo. Come dire che aveva creato il piacere e, distrattamente, con lui anche il cornuto. Che colpa ne aveva se le donne avevano confuso il piacere con il sesso e il sesso con il piacere? E’ la donna, diciamo così, leggera… insomma con le donne non c’è mai ragione. Non si sa mai dove vanno a finire. A parare. Provi a parlarci ma mai che non facciano di testa loro. Guarda Lei. Per la verità anche quella. E l’altra. Per essere belle, e piacevoli, lo erano. E un poco presuntuose. E civette. Se colpa è questa. Quale donna non lo è? E le altre vorrebbero esserlo. E Lei a dire: “Dovevi pensarci prima”. Ma prima di quando? E poi come poteva sapere. Per ricordarsi Lui la ricordava così ma non proprio così: «Egli giunse nel tempo in cui i figli degli uomini si moltiplicarono e che da loro nacquero delle figlie piacevoli e belle a vedersi. E i figli del cielo le videro e le desiderarono. E si dissero l’un l’altro: Andiamo, scegliamoci delle femmine tra le figlie degli uomini e generiamo dei bambini (…) Essi presero, ognuno per sé, delle donne fra tutte quelle che conobbero: e cominciarono ad avvicinarsi, a sporcarsi con loro, a insegnare loro le arti dei filtri, l’arte di legare con l’incanto, l’arte di tagliare le radici e mostravano loro le erbe, ed esse rimasero incinte a causa loro e partorirono dei giganti alti tremila cubiti (…) ed essi divorarono il lavoro degli uomini (…) ed essi cospirarono di massacrare gli uomini e di divorarli…»
Se delle faccenda si fosse occupato personalmente… Cinque colori sarebbero stati sufficienti. E poi le razze. E quelli mescolati. E le lingue. Già i sessi che non era facile contare quanti erano, ormai. Crepi l’avarizia. Ma il troppo stroppia. Lui stesso non ci capiva più niente. E pazienza che le loro bestemmie arrivavano al cielo. Ci stavano arrivando di persona. Come una folla di inquilini litigiosi. E brontoloni. E dire che all’inizio di questa storie soffriva di essere solo. Ora rimpiangeva quella solitudine. Secondo Lui c’era lo zampino di Gabriele. Ma se c’entrava, in qualche modo, quale? Anche di sghimbescio, Prometeo allora non c’era di che star allegri. C’era da preoccuparsi. Con quelli, quei senza dio, cioè quelli che non uno ma troppi, insomma ci siamo capiti, con quelli era una guerra. Per loro tutto era normale. Loro non erano meglio degli uomini. Una ne pensavano e cento ne facevano e mille ne tramandavano. Bell’insegnamento da dare ai futuri del nostro futuro. E lui peggio degli altri. Che con quella barba chi non avrebbe pensato non fosse un tipo con la testa sulle spalle. Uno che almeno gli anni avevano reso saggio. Solo i greci potevano affidarsi a lui. Ma quelli, si sa, sono stati vivi solo nel passato. Pagani. Null’altro che pagani. E corrotti. E corruttori. Insomma…
E anche dei gran cornuti. L’ira di dio è pur sempre ira divina. Quando non rimbalzavano al cielo i loro sospiri arrivavano le loro grida, i lamenti, il borbottamento, il rumore del loro affaccendarsi e di lavori. Nemmeno Lui riusciva, con facilità, a destreggiarsi tra tutti quegli idiomi (idiomi da idioti). Ma cosa fatta capo ha; parola di dio. Insomma a suon di parlare era una confusione tragica. E poi non era certo il caso di divorarlo, il lavoro. Ci aveva opportunamente pensato. Facile dire ma ci aveva pensato. Aveva creato apporta i fannulloni. Solo che poi aveva dovuto trovar loro un lavoro dove non si lavorasse. E quello lì, nano di suo, non certo per merito divino, proprio lui che per il lavoro aveva sempre provato allergia, che della fatica nemmeno voleva sentirne parlare, s’era innalzato a censore. Certo che il pudore… Beh! che centra il pudore. Era chiaro che pudore e politica non sarebbero mai andati d’accordo. Prendi quell’altro. Non misurava più di un soldo di cacio. Già non riusciva a contenere tutta l’arroganza, figuriamoci il pudore. Si credeva un Cesare… ma questa potrebbe essere un’altra storia. Inutile esortare al dovere. Si credeva un principe e si sa che i principi non rispondono per principio, nemmeno a sé stessi. A pensare a certi principi, non che amasse i nobili, ma a pensare a certi principi, prendi i Borgia, per esempio, gli veniva la depressione. Ma quelli come lui galleggiavano anche nella merda. Beh! “merda” gli era proprio scappata. E il cielo aveva rimbombato. Altro che parola. Era stata come una scoreggia divina. Per giorni e giorni era piovuto liquame. Ma poi chi l’aveva creato? Forse era una questione d’età. Forse era solo che… a volte scordare e la cosa più semplice. Un colpo di spugna e via.
«E così stravolsero l’ordine della sua natura coloro che furono maledetti al tempo del diluvio, quando a causa loro devastò la terra, annientando ogni frutto e ogni suo abitante» (Testamento di Naphtali, III 2-IV-1)
E allora parliamo di terremoti, e di epidemie. Ché di disgrazie ce ne sono state anche di più grosse”.
Parliamo ma anche no perché è facile parlare ma non fare”.
Certo però se ne aveva, di culo. Cioè non Lui; lei. Non sapeva come contenerla. Che Lui l’aveva fatta dolce. Che bisogno aveva di dimostrare che non aveva paura delle cose? C’è né una che ci sa star, al suo posto? Certo che con tutto quel casino di Noè sperava che almeno qualcosa fosse andato in ordine. Ora con le lingue… con le razze… con… insomma quelli erano uomini, donne o che? insomma di male in peggio. E Lui che di suo era per il bianco o nero. Per le cose chiare. Cioè per il bianco o bianco. Che già si guardavano di sospetto. Certo che non era razzista. Mica come quelli ignoranti. Quei… quei… contadini. Farneticanti. Che dicono e non fanno. E se fanno fanno troppo, e mai una di giusta. Lui era per le cose semplici. Non mescolava nemmeno l’acqua al vino. Anche con lei. Due sarebbero state troppe che una già lo era. Un giorno aveva la luna. L’altro sembrava leggera. Era solo donna.*


* “Ti stai scordando di me”.

E’ pure vero che ho dovuto interrompere la cronaca di queste testimonianza ma ho avuto anche altro da fare. Capita. Ci sono giorni che non sono uguali agli altri. Questi stessi personaggi si affollano nel quotidiano. Lui ha di che brontolare ma le cose fatte non si possono certo definire ben fatte. E tra altre cose son dovuto correre a Venezia. Mica è un discorso di razze. Ci sono i neri e i neri. Per quelli che non hanno la pelle nera ma solo la camicia, come un tarlo nella testa, per quelli che vogliono negare le libertà agli altri, non c’è posto a Venezia. Lui l’ha fatta libera. Un’isola come ponte con tutti i mondi possibili. Libera è sempre stata e nessun piede fascista può sporcare le sue strade e le sue calli.

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