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Archive for 6 luglio 2009

In realtà si era allontanato, per alcuni attimi; assentato. Aveva bisogno di starsene da solo. Man mano le cose si complicavano. E di complicazione in complicazione cominciava a non capirci niente. Più guardava quello che aveva fatto, come le cose stavano andando, e più si preoccupava. Pensi che una bella ripulita risolva tutto e ti ritrovi quel tutto tra i piedi. Cambiano i suonatori ma la musica resta uguale. Arriva uno che credi semplicemente un giullare e quello, bandana in testa, si inventa un Cesare. Hai un bel dire che è solo un vespasiamo. Avrebbe dovuto mettersi Lui, di buzzo buono, e scriverla; la storia della stupidità.

fulmineEppure c’era ancora qualcuno che si fidava di lui, anche troppo. Certo che son strani gli uomini. Resta un mistero perché alcuni corrono dietro ad altri. E corrono mica per una gonna. Questo l’avrebbe anche capito. Magari rincorrono un uomo, anche se piccolo e brutto. Anche se senza capelli, cioè insomma ora li ha ma mica si sa, cioè si sa, insomma le cose vanno come vanno. Carisma, lo chiamano. Dai agli uomini il libero arbitrio ed ecco che ne fanno. Avrebbe detto semplicemente che erano pecore. Prendiamo Abramo, per esempio. Non si parli di eroe o padre quando si parla di lui. Ogni patria ha almeno un padre della patria. Con tutta la fatica fatta prima di essere padre (e padre è quasi una payrola grossa). Nemmeno c’era una patria. Forse è lui il padre di tutte le disgrazie. Era già sordo allora o doveva essere del tutto rintronato. Figuriamoci se Lui gli aveva chiesto quello; proprio Lui che al solo vederlo, il sangue, gli veniva da voltare la testa e, anche, qualche conato di vomito. Nausea che sembrava una donna in quei periodi. Certo che a scherzare con quello era un vero dramma. Prendeva tutto sul serio e a modo suo. Nemmeno un briciolo di ironia. Neanche il minimo dubbio. Se gli raccontavi una favola, anche una sempliciotta come questa, prendeva tutto per oro colato. Senza menzionare che Lui aveva detto abbacchio non Isacco. Se non si sbrigava rischiava che facesse sul serio. Certo che aveva dovuto cambiargli nome. Era stato costretto a consigliargli un poca di clandestinità. Litigioso era litigioso, come pochi. E poi doveva andare in Palestina e restarci. Alla prima contrarietà, al primo bivio, era finito in Egitto. Inutile dire tutti i casini che sono seguiti a quel casino. Sono sotto gli occhi di tutti. Gli aveva dato poi, dopo, un gran bel da fare. Ancora non sapeva come venirne fuori.
Quell’Abramo non era certo uno stinco di santo. Aveva Lui un bel da fare a parlargli, tanto quello mica ascoltava. Diceva a tutti che ad essere in difetto era lei, era Sara. Poi non puoi prenderla sempre con la donna se le cose vanno come vanno. E lui a divertirsi. A saltare la cavallina. E lei che portava pazienza, povera donna. Era ormai sotto gli occhi di tutti che aveva creato la stoica rassegnazione per darla in dote alle donne. Quella donna ne era l’esempio vivente. E lui, il marito, ad invitare i forestieri nella sua tenda che nemmeno li conosceva tanto bene; anzi per niente. E quelli a dire che allora, da giovane, era bellissima, la più bella. Non ti viene nemmeno un sospetto? Certo che lo era stata, bella. E lo era ancora, nonostante l’età; per una della sua età. Che poi quelli erano in viaggio, e da un bel po’ viaggiavano. Avrebbero mangiato anche l’erba dal vaso, si fa per dire, tanta era la fame. Ma lui aveva i grilli in testa. E quelli, i grilli, a strusciarsi, a frinire. Ma lui niente. C’è proprio chi se le vuole. E quelli, prima di andare, gli avevano spiegato che sarebbe diventata mamma. Non ci credeva. Ci voleva nulla a capire ma non lo voleva proprio fare. Così lei ebbe quel figlio e lo chiamò Sorriso di Dio. Dio, in realtà, sghignazzava. Non somigliava a suo padre. A guardarlo bene aveva qualcosa di tutti e tre. Ma lui mica aveva capito. Non era per quello. Era proprio che era rincitrullito. Ma forse non era nemmeno questione dell’età: tanto sveglio non lo era mai stato. Son fin troppi a portare la prova della loro ottusità con non celato orgoglio. Alla fine viene persino il dubbio se lo sono o lo fanno. Se lo diceva non era certo per invidia o per lavarsi la bocca.
Mica poteva darle torto, a Sara. Che lei era anche stata attenta ma si sa come va in certi frangenti. Sara s’era fatta prendere la mano. Come biasimarla; con quello? Pronto a raccontare che lui spaccava il mondo. Padre di molti? Quel figlio aveva avuto, e manco si era certi. Fosse stato per lui sarebbe rimasto senza anche quello. Altro che “con ogni benedizione”. Il pennuto aveva riferito giusto: “stupido coglione”. Mai una volta che capisse quello che gli si diceva. A riscrivere tutta quella storia ci sarebbe stato da ridere. Non aveva più voglia di ridere. Aveva sghignazzato abbastanza con la storia del Sorriso. Infatti non l’aveva mandato da nessuna parte. Se era per lui se ne sarebbe dovuto stare tranquillo a guardare il suo orticello, così non avrebbe combinato guai. Che poi voleva metter naso in ogni cosa. Fare il generoso. Preoccuparsi per gli altri e quelli, gli altri, erano una specie di comune, peggio di un Centro sociale occupato. Che pensasse per sé. Se c’era un leader questo era lui. Rischiava di finire per restare una figura in secondo piano. Messo in un angolo. Non che ci tenesse. Quello no. Non aveva fatto tutto quel creato per quello. Nemmeno era certo di sapere il perché. Ma era in gioco. E poi quelli scrivevano tutto per filo e per segno. Scrivevano ciò che volevano. La prima mattana che gli capitava in testa. Mica poteva lasciare che tutto andasse come andava. Poi rischiava che dessero ancora la colpa a lui. Che lui avesse scelto Abramo, piuttosto avrebbe scelto Sara; ed era tutto dire. Aveva chiesto un consiglio a Ambrogio. A che servono gli amici, anche se immaginari, se poi le cose se le doveva sbrigare tutte da sé. Quello con quel nome da cameriere gli aveva detto. “Si! no! ma vuoi che non capisca. Certo che capisce. Anche un sordo. E poi, beh! fai tu”. Eccolo lì. Tutti erano buoni e bravi a dargli una risposta come quella. Forse era quello il limite delle figure immaginarie. Mai un minimo di autonomia, di iniziativa. L’avesse chiesto allo stupido assoluto, a Felice, non avrebbe avuto uno risposta più inutile. A tutto c’è un limite.

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