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Archive for 7 settembre 2009

Certe mattine come quella si sentiva proprio onnipotente, ma lui era onnipotente. Evitava di chiederselo perché che senso ha essere onnipotente se poi ciascuno fa quello che vuole?
fulmineIl più era fatto e a dirla tutta un poco si annoiava. Certo che era tutto da ridere. Quelli, ovvero quelli dell’attico “ad Olympia” (avevano storpiato il nome per darsi un tono) avevano continuato a sfornare eroi. I suoi erano tutt’altro, si sarebbero detti rincoglioniti precoci. Non ne azzeccavano una. E’ un bel dire di cambiare la realtà descrivendola. Penna in mano sarebbe stata tutta da riscrivere. Avrebbe fatto bene a prender spunto da loro. Tanta originalità per distinguersi e poi fare la figura del bamboccione, del casinista; di quello che non sa fare e se fa fa confusione; fa un pastrocchio. In fondo aveva fatto un sacco di cose meravigliose; prendiamo per esempio… al momento non gli veniva niente, ma bastava guardarsi attorno. Certo che a volte giravano anche a lui. Però forse sarebbe stato meglio che avesse cambiato, che si fosse trovato un vero addetto stampa come si deve. Uno che sa come presentare le notizie, o un intero staff. Non poteva continuare così. Per fare un figura così… che se tacevano era meglio. S’era rimasti a Abramo; quel gran curiosatore. Avrebbe dovuto ridurre di sale pure lui. Intanto c’aveva avuto da fare.
Sapeva già cosa gli avrebbe risposto quel vecchio scimunito. Rimbambito. Andava a dire che le cose lui le sapeva anche prima di Lui. Che per alcune sarebbe bastato anche solo un po’ di buon senso. Certo che se le cercava. Così imparava a non farsi solo quelli propri. Persino ai serpenti era andato a romperle. La sapeva già la risposta: la donna. Nessuno meglio di lui che la donna l’aveva creata. Che poi aveva fatto oltre la donna anche quella Donna. E lei mica ne faceva mistero. Delle sue risate era rimbombata tutta la volta celeste. Ma se qualcuno avesse raccontato anche quella lo avrebbe fulminato. Lo aveva giurato: acqua in bocca. A quello invece gli era toccato fare la donna per sette anni; così avrebbe imparato. Se la rideva. Forse era anche una pena mite. E poi a chiamarla pena faceva pena. A sentir lui doveva essersi bene divertito. Ma Lui non ci voleva proprio parlare con quelli.
A pensarci ci aveva pensato. Gli avessero almeno mostrato le bozze quella biografia non sarebbe mai uscita; questo era certo. Era il minimo. Ogn’uno invece faceva a modo suo. Volavano le notizie più impensate, assurde. Non poteva occuparsi proprio di tutto. Qualsiasi cosa decidesse era sempre troppo tardi. Nessuno tocchi Caino. Lui l’aveva detto. Come avesse parlato al vento. Che senso aveva se poi continuavano ad ammazzarsi tra loro? Anche Lui l’aveva il suo carattere, ma così appariva solo un vecchio iroso. Quasi stesse sfogando una frustrazione. Certo non si poteva dire soddisfatto, ma le cose erano meno peggio di quel che sembravano. Erano gli uomini ad incasinarle. Valli a capire. Mica li costringeva. Avessero usato la testa. Che lui la testa gliel’aveva data. Beh, testa! Col cavolo a sua immagine e somiglianza. Invece usavano sempre quell’altra parte. Prendi quello. Nemmeno gli era riuscito tra i meno peggio. Poco meno di uno sputo. Una vera mezza… si insomma… e si credeva un dio. Di quelli ce n’erano fin troppi. Come poteva starci tanta boria in una cosa tanto piccola, e… insomma… sgradevole. Non l’aveva coniata lui la parola merda, ma non poteva non pensare a quella. Sì, insomma. S’era svegliato non tanto di buon’umore. Com’è possibile diversamente? Se quello era un supereroe allora Lui era SuperDio. Ovvero SuperDi. A facile dire ch’è stato solo un sogno. I suoi sogni diventavano realtà. E quand’erano incubi… E quelli giù a raccontare; per di più aggiungendo del loro. Figurarsi. Scrivevano tutto, quelli, e Lui non si ricordava di averla ancora creata; la scrittura.
Non che Lui… ma insomma… Certo che gli uomini erano ben strani. Torniamo alla nostra storia. Pazienza tutte le escort: «Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace [Genesi 19.7]». Sapeva che chiedere un consiglio a Lei era mettersi nei guai. Non chiedeva altro che prendere un aperitivo in pace. Con gli amici. Sembrava uno di quei films. Non ci capiva più nulla. Cosa aveva fatto a fare le donne se quelli si preferivano fra loro? Dei gusti degli altri avrebbe preferito lavarsene le mani. Non che Lui… però stupidi erano stupidi. Certo che anche quel padre. Per due stranieri; in fondo. Gli aveva detto “Fai tu che fai bene”. Lui aveva il suo da fare. E poi un attimo di tregua lo si concede a tutti. In fondo era stato Lui a fare tutto quello. Certo che per quelli, i cugini, andava bene tutto. Uomini con uomini. Donne con donne. Non avrebbe saputo che dire. La verità è che quello che avrebbe dovuto dire glielo mettevano in bocca gli altri. Era vero o no che aveva dato loro capacità di decidere? Mica puoi dire a uno di decidere come gli garbava e poi alla prima che fa fargli tutto quel putiferio. Zolfo e fuoco. A parte tutto anche la puzza. Certo che con il diluvio non poteva dire che era andata un granché meglio. S’era ritrovato i pesci sulle cime delle montagne. S’era ritrovato tutto sottosopra. Più che diluvio si sarebbe potuto chiamare “il grande ammollo”. Ma non bastava lasciarle semplicemente scivolare nel mar morto? Non c’era comunque di che stare allegri. Cosa ci poteva fare? Protestare su una stampa che denunciava solo falsità? Si sa come sono quelli. Pare si divertano. Tutti contro. E magari poi trovava qualche paladino a parlare di bavagli.

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