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Archive for 20 ottobre 2009

franca1Michele. La vita è proprio solo frammenti. Michele! ma lui è un uomo. Perché dovrebbe accorgersi di me? Di una ragazza come me? Hai visto come lo guarda Enrica? E come lui la guarda? Ma lui le guarda tutte. E tutte lo guardano. Ma io sono solo una ragazza. Non ho conosciuto che ragazzi. Chissà come mi giudicherà? Sarei una pazza a chiederlo. Eppure ha pazienza. Ed è bello parlarci. In fondo mi sembra quasi di capirlo. E poi non è nulla. Sono solo io che mi invento le cose. Siamo solo colleghi. Amici. Niente di diverso. Mi fa sentire donna. Importante. Ha attenzioni per me. Quando parlo pare ascoltarmi. E lui è un uomo; non come me. Forse vorrei non esserci. In fondo non è la prima volta. Ma perché ci vengo? E perché con me? E’ che… Come facevo a dirgli di no? E poi perché? Sono solo fisime. Una volta come le altre. Semplicemente una volta ancora. In più. E’ in me se c’è qualcosa che non va. Forse è perché non so nemmeno io ancora cosa sono. Cosa voglio. Eppure cos’ho che va? E cos’ho che non va? Dai che lo sai. Un poco, lui, ti incuriosisce. Perché è di quel mondo che vorresti diventasse il tuo mondo. Degli altri infondo, non mi importa. Dei commenti. Certo che la cosa mi imbarazza. Vorrei che non fosse. Ma forse anche lui mi vede bella. Casa vuol dire essere bella? Cresci ragazzina. Le cose non vanno mai come vorresti. E’ tempo di lasciare i sogni. Prima che siano loro a lasciarti. Infondo hai lasciato tante cose. E prima di lasciarle non te lo sei chiesto. Sono solo cose. Dopo non sono che passato. Cosa rimane? E poi quali sogni? Cosa t’hanno dato; i sogni? Come bolle. Si son dissolti al mattino. Non ero pronta ad essere grande, allora; con lui. Non lo sono ancora. Quella paura. Non era quello che volevo. O forse non con lui. Certo che io la volevo, quella libertà. Era un prezzo troppo alto. Sentirsi soffocare e nemmeno sapere di cosa. Cosa dice?
Posso darti un bacio”?
Continua a guidare. Perché? Ti sembrano domande? Vorrei non l’avesse fatta. Sei proprio una stupida. Cosa ti aspetti? Rispondigli. Non serve. Lo capisce da solo. Perché dovrebbe fare differenza. Parla già il mio silenzio. Miodio, gl’occhi. Vorrei non glielo dicessero, gli occhi. Che non capisse che ormai lo voglio anch’io. In fondo che cos’è? Solo mostrarsi una stupida ragazzina? Che sarà mai? E poi sono di quelle domande. Lui la sa già la risposta. Forse le donne rispondono. Forse lui si aspetta… Non ha bisogno. Non aspetta. Gli anni passano anche per te, bella mia. Però sa un buon odore. Vorrei sentirmi le sue mani addosso. Devi esserti impazzita. Non può essere così; senza nemmeno una promessa. Quasi solo curiosità. Spero finisca subito. E ha quel distacco. Quasi una indifferenza. Se non fosse lui me ne sentirei colpita, offesa. Che senso ha un bacio che non è un bacio. Un bacio come questo. E’ solo cercarsi le labbra. Frugare distrattamente nell’altro, pensando ad altro. Vorrei fuggire. Essere adulti è essere uguali. Non può essere imbarazzato. Sono io, quella. Scusami, conosco solo un ragazzo. Ma non era diverso. E non lo conosco più, quel ragazzo. Non so nemmeno se lo conoscevo. Non lo voglio ricordare. Nemmeno ha più un nome. Era tutto sbagliato. E’ stato meglio così. Non mi va di pensarci. Hai ragione, Michele: era tronfio con la sua divisa. E con quella sua aria. La sua arroganza. Un piccolo padreterno. Ad aspettare fuori. Eppure non lo dovresti dire. Non tu. Forse tu non puoi sapere cos’è essere ragazzi; giovani. Tu sei di un’altra generazione. Forse gli uomini sono uomini così. E che il mondo gli aspetti; gli uomini. Eppure mi sono sentita distaccata. Come se non mi appartenesse. Come fosse un’altra. Ti prego, metti in moto. Torniamo. Mi sento confusa. Non sono nemmeno riuscita ad abbandonarmi, tra le sue braccia. Che si sia accorto che ero imbarazzata? In fondo non lo può sapere che per me è importante. Ma è importante; veramente? Non è stato diverso dalle altre volte.
Per te cosa vuol dire”?
Gli devo essere sembrata proprio una sciocca. Ti sembrano domande da fare? Eppure vorrei che mi rispondesse. Mi imbarazza questo silenzio. E questa strada che sembra non finire mai. E vorrei essere già a casa. Che senso ha tutto questo? Ma domani è un altro giorno. Ci si ritrova come sempre. Ci si ritrova in ufficio. Sarà un giorno come un altro. In fondo che cos’è un bacio? Un semplice bacio? Le cose le complico io. Cosa può essere per uno come lui? Non molto più di nulla. Certo che era una domanda proprio stupida. Tanto per farsi riconoscere. E lui è un uomo, e un uomo sposato. Meglio così. Almeno resta niente. E mi sento più libera. Non ho nemmeno il dubbio per sognare. Pare così sicuro di sé. Dovrei sentirmi in colpa? Però avrei creduto fosse più bello. In fondo non è stato che un bacio. Uno stupido bacio. Anche distratto. Frettoloso. Senza trasporto. Forse curiosità di sapere se sapevo baciare. Ma cos’è un bacio? Io non so se so baciare. L’ho mai imparato veramente a fare? In fondo non mi ha dato niente. Eppure lo avrei pensato migliore. Credo ci possa essere di più. E questa strada non è che una stupida strada. Ma non si può continuare a baciare cercando di trovare il bacio. Quello che ti fa sognare. E forse le cose sono solo così. E un bacio non è nient’altro che un bacio. Ma dev’essere bello fidarsi della sua fiducia. Sentirsi sicure. Perché lui è sicuro. Eppure, in quel momento, non lo sembrava. Sembrava anche lui come lui. Quasi come me. E’ solo un attimo. Quasi senza sapore. Eppure tutto questo silenzio. Il frastuono di questo silenzio. Non sono certa di capire i suoi gusti. Forse è solo che non sono il suo tipo. Lui è così maturo. Io non lo sarò mai. Io con le mie stupide letture. Il mondo è reale. E’ quello che ti trovi davanti. E’ quello che ti mettono di fronte. Non so se sono mai stata quella ragazzina. Non ci voglio pensare. E non mi posso legare, come non lo potevo fare. Niente torna indietro. Ho bisogno ancora di vita. Però vorrei che mi dicesse una cosa carina. Anche solo almeno: ci vediamo domani? Certo che ci si vede. Ci si vede tutti i giorni; stupida.

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