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Archive for 2 novembre 2009

raccontiAveva ragione Clelia. Doveva ammetterlo, anche se non glielo avrebbe mai detto, a costo di mentire. Per nulla al mondo. A quella. Con quella. Gli rodeva. Ecco la parola giusta: gli rodeva. Piuttosto monaca. Anzi meglio se nemmeno le diceva niente di niente. Eppure belloccio era belloccio. Anche qualcosa di più. Si faceva guardare. Ed era un gran bel guardare. Garbato ed elegante. Ai giorni d’oggi se ne vedono pochi. E non son certo tempi da scialacquare. S’intende di così educati. Pareva nato con la cravatta. E le aveva tenuta aperta la porta. Non che non l’avesse notato. E’ morta la vecchia educazione, la gentilezza, la galanteria. Eppure aveva quegli occhi brillanti che parevano prometterle tutto. Persino di più. Aveva sospettato subito come sarebbe andata a finire. Forse lo sapeva da prima. Oppure lo poteva intuire. Era certa che rischiava, con lui, di mettersi nei guai. Si chiedeva solo: quando? Dove? In fondo: quanto? Cioè, certo che non son cose che si dovrebbero dire, non una vera signora, ma insomma, quanto ci avrebbe messo. Era convinta che l’avrebbe convinta. Come può una donna resistere a tanto. Non aveva scordato niente. Era persino il giusto spiritoso. E un po’ allusivo. Anche un po’ più di un po’. Certo doppi sensi garbati. Appena accennati. Nemmeno tanto appena. Aveva dovuto fingere qualcuno di non afferrarlo. A qualche altro s’era mostrata di dover arrossire. E né aveva riso. La mano a nascondersi la bocca. Gli occhi ad evitarlo e ad invitarlo a proseguire. Aveva messo il meglio. Non è facile farsi corteggiare. Non è da tutte riuscire a rendere gradevole e quasi naturale quell’invito. Suscitare quella serena confidenza. Dire e non dire. Ma nemmeno lui era difettoso nel gioco. Sapeva capire il momento. Le aveva persino regalato la rosa. E aveva saputo cogliere il momento opportuno la appoggiare la sua amano alla sua mano. Credeva che quel brivido che l’aveva attraversata la potesse tradire. Fosse stato evidente. Se aveva finto aveva finto bene. Era stato perfetto. Proprio come non se ne fosse nemmeno accorto. Non era nemmeno stato troppo curioso di lei. S’era informato solo di Giulio e del più piccolo. Pareva interessato e allo stesso tempo distaccato. Poi aveva interrotto la domanda a metà, giusto in tempo. Giusto per non addentrarsi in uno stupido imbarazzo. E lei aveva appoggiato la forchetta al piatto. Lo aveva guardato fisso. Aveva solo avuto timore quando le aveva chiesto per che ora doveva rientrare. Allora s’era messo un po’ di fretta. Ma solo un po’. Poco più di un niente. Solo allora tutto si era fatto più evidente. Un po’ era riuscita a prendere tempo. Non voleva cedere troppo presto. Ma i suoi occhi andavano sempre più frequentemente al polso. Era ormai troppo tempo che non assaporava quelle cose. Voleva godersele e godersele affondo. Era bello essere corteggiata. Non che le fossero mancate le occasioni ma fa sempre piacere. Un piacere a cui nessuna può sottrarsi. Si sa come vanno le cose. Alla fine non aveva saputo più resistere. Aveva accettato che lui la accompagnasse. Ma solo fino a sotto casa. E quando l’aveva presa sottobraccio lo aveva sentito sicuro. Era stato proprio in quel momento che aveva capito che non avrebbe potuto dirgli nessun no. Strana è la vita, non ci aveva pensato finché non l’avevano fatto pensare le parole di quella stupida di Clelia. Si può dire che fosse tutta colpa sua. Senza quel suo spettegolare non avrebbe mai accettato. Si sa che la curiosità e donna. E aveva pensato a quanto si era sbagliata. Pensato che la colpa fosse sua, di Clelia. Appena soli si era mostrato romantico. Romantico come Giulio non era mai stato. Come non avrebbe mai potuto essere. Come quelle parole che lasciano senza fiato. Che ti frugano nel petto. S’era tornata a sentire quella ragazza. Gli occhi di lui erano una lusinga. La vedeva bella. Ancor più bella di come era mai stata. Ed era tornato a prenderle la mano. A mescolare le loro dita come in una preghiera. E che parole. Sembrava conoscerle tutte. Tutte quelle parole. Le parole degli innamorati. Le parole di chi ama. E poi le parole di chi desidera. Ah! come la desiderava. E come si sentiva desiderata. E come desiderava. Sarebbe bastato il tono della sua voce. Quel suono pastoso e suadente. La disperazione che nascondeva. Sarebbe bastato anche solo quello. Nessuna avrebbe potuto resistere a tanto; nemmeno lei. Aveva cercato di farlo. Ci aveva veramente provato. E gli aveva allontanato le mani. Forse non era stata troppo convincente. Non era convinta nemmeno lei di volerlo, veramente. I suoi no forse sembravano fin troppo dei ti prego. E poi lei aveva dovuto accettare di rispondere a quella preghiera. Ormai si era persa. Era tardi. Ormai lo sapeva, si conosceva, non avrebbe potuto fare nient’altro. Era sempre più convinta. Non gli erano mai mancate le occasioni. Lo aveva sempre visto in bella compagnia. Non poteva che essersi sbagliata Clelia. Oppure aveva cercato di burlarsi di lei. Non era mai stata così bene. S’era scordata di tutto. Persino dell’ora e del posto. Ma al momento del dunque era stato un bel misero dunque. Tante promesse per così poco.

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