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Archive for 26 novembre 2009

Nessuno è bravo come me a raccontare storie fantastiche e affascinanti. E qual è quella donna che non è pronta a lasciarsi affascinare? Lidia dice: «Sei un gran figlio di puttana ma ti amo». E dell’argomento, parlando di puttane, beh! se fossi un signore non dovrei dirlo, ma lei è una che se ne intende; di quello e, naturalmente, di corna. Sono dell’avviso che le dia più gusto la consapevolezza del tradimento, come ad ogni donna.
La prima con lei è stata in macchina, il giorno stesso. E’ stata quasi una cosa senza seduzione. Non è servita nessuna storia. Non sapevo come difendermi dalle sue mani. In fondo crede di essere stata lei a sedurre. Almeno a decidere. Con quella sua mancanza di ritegno e di grazia; e pudore. Sarebbe stata una cosa assolutamente priva di interesse e comune non fosse, appunto, così assolutamente porca. Quale donna non lo è se sai toccare le corde giuste? Non è servita nessuna storia almeno quella prima volta. In seguito sono state utili, intendo le storie. Ora lei crede di essere eccezionalmente straordinaria, almeno nel sesso, per il resto, a parlarci, non è che si può pretendere: non si può dire una cima. E quel poco è anche confuso. Certo non ha né remore né limiti. Il nostro… rapporto vive ancora di quello, mantiene il fascino del proibito e del peccato. Si accontenta di sentirsi dire quanto è porca e che mai ho trovato nessuna come lei. Sarebbe una noia non avesse anche lei quella grande fantasia a letto e quel paio di tette da competizione. Elena non ha niente da invidiarle come porca e quelle di Armanda, come tette, intendo, sono anche meglio, che bastano loro a far sognare, ma lei, Lidia, ha le due cose assieme e non è mai sazia. E poi è perfetta quando ho la fantasia un po’ scarica perché va di fretta, non ha tempo di aspettare, passa direttamente al dunque. Si accontenta anche di una piccola bugia.
Mica come Rita, ma lei è giovane. Con lei ho dovuto inventarmi le cose più incredibili e dipingere Carlotta come una megera che mi maltratta e mi tradisce. Lei si aspetta che me ne liberi e io glielo lascio credere. Con lei è come se dovessi ricominciare ogni volta d’accapo. Lei mi dice sempre che sono un poeta e in fondo una parte di ragione ce l’ha. Spesso dice che è stanca di aspettare. Dice che sono un po’ troppo galante con Filippa, fortuna che lei, Filippa, è la sua più grande amica; ma che colpa posso avere io se quella ha allungato la mano sotto il tavolo. Nemmeno il tempo di arrivare a finire l’antipasto. Fortuna non se n’è accorta. Crede ancora, povera piccola, che l’amore sia quella bella cosa di cui vanno raccontando e che le racconto. Non fosse di quelle donne che hanno bisogno di crederci dovrei sentirmi una vera carogna. Credo che per lei credere faccia parte del gioco. Diversamente forse aspetterebbe ancora la sua prima volta. Così mi parla di fiori d’arancio con gli occhi che si perdono nel sogno e quando fa all’amore quegli occhi sono sempre abbassati, le guancie arrossate e si mette vergogna ad ogni cosa; e meraviglia. Fosse per lei lo faremmo solo a luci spente. Solo quelle volte che eravamo fuori mica potevo spegnere il sole o che ne so? il riflesso dei colori del grande schermo. Alla fine è ragionevole, le basta quella giustificazione, e vuole sentirsi dire continuamente Ti amo.
E io che mi credevo che fossero finiti i tempi per il romanticismo anche per le donne. Nemmeno Teresa mi fa mancare niente. E a lei quella frase darebbe anzi fastidio. Vuole sia chiaro che il nostro è solo sesso. Non sa che io so che non disdegna nemmeno le donne. Questo mi da un gusto con non provo con le altre. Mi lascio andare alle fantasia. Sarebbe un’amante perfetta se non pretendesse che fossi pronto in ogni occasione che lei riesce a liberarsi. E lei è esigente e lui è spesso fuori, con il lavoro che fa. A volte ne devo inventare veramente delle belle, ma a volte proprio non posso. Dovrebbe capirlo anche lei che non può chiamare e pensare che sia già là. Certo che crede che sia ancora completamente libero da qualsiasi impegno. Con Ambra invece ho dovuto usare l’avventura; questo mi è successo spesso. Farmi persona intrigata e interessante. Crede che le mie assenze dipendano dal fatto che mi occupo di pozzi di petrolio. Paesi dove anche il più piccolo gesto è pericolo e intrigo imprevisto. L’ansia rende i nostri radi incontri ancora più appassionati; quasi disperati. E’ come cercare di domare un cavallo impazzito. E’ con Giovanna che ho un po’ esagerato. L’ho guardata dentro gl’occhi e non ho potuto fare diversamente. E’ stato come se lo chiedesse e quello fosse l’unico mezzo. Mi crede un noto e avventuroso archeologo. E ha visto tutti i film di Indiana. Nemmeno se lo mette il sospetto che indagare reperti non sia quello che mostrano quei film. A volte mi riesce fatica a soddisfare le sue curiosità. Non fa che chiedere il seguito della puntata precedente.
L’importante, in casi come il mio, è la memoria. Mica ci si può sbagliare. Non si può confondere la storia raccontata ad una donna con quella ad un’altra. Sarebbe terribile, e terribile è stato l’unica volta che m’è successo. E’ stato con Ezia, come potrei dimenticarlo. Quella sera non mi ha lasciato nemmeno il tempo di metterle le mani addosso. Non sarebbe finita com’è finita. Lei non sa che arrendersi quando le sente, le mie mani. E’ stata una scenata durante la cena, in un ristorante. La ricordo come ora. Tutti a guardarci. S’è alzata indignata e la cena è andata, naturalmente, a scatafascio. E con la cena anche il dopo cena. Ho cercato di seguirla, un improbabile recupero in estremis. In quel caso la fantasia non mi è bastata. “Per chi mi avevi presa?” mi ha detto. E per chi dovevo prenderla se non per quello che era. Mica aveva fatto tanto la difficile. E poi gliel’avevo detto che non amo quelle gelose. Certo che a volte sei costretto a fare delle eccezioni. Ma chi non sa non ha nulla da temere. Lei invece non ne ha più voluto sapere. E quel saluto d’addio è stato alquanto volgare. S’è alzata e s’è alzata la gonna “scordatela”. E mi è servito da lezione.
Carlotta, mia moglie, che appropriato e disgustoso nome da moglie, santa donna, ha una pazienza straordinaria per aspettare; la pazienza della moglie fedele. Certo che spesso va da Marilena e qualche volta si ferma e questo le rende meno dure quelle ore. Per conto mio ormai, con Marilena, ho chiuso e son contento che vada da lei piuttosto che si impigrisca davanti alla televisione. Che magari gli possono venire strane idee. Che quando una donna si mette in testa qualcosa poi è quasi impossibile toglierla. Dice sempre «Non so se ne vale la pena; lavorare tanto, intendo.» ma lei non sa, naturalmente.

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