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Archive for dicembre 2009

Non l’aveva fatto per scortesia né tanto meno per mancanza di rispetto. Chi lo conosceva lo sapeva puntuale sino ad esagerare. I colleghi, naturalmente, si erano lasciati alle più disparate supposizioni. L’avevano trovato solo una settimana dopo ed era stata la donna delle pulizie ed i medici erano rimasti perplessi. Nemmeno i più intimi avevano capito che si era semplicemente scordato di vivere. La seconda data era una cosa assolutamente approssimativa e nemmeno sulla prima ci sarebbe stato da giurare.

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La ninfa del mare ha occhi più grandi del suo aspetto. Ciò che la distingue dall’originale è che non ha mai un capello fuori posto ma egualmente fissa senza tremori.
L’uomo era attento alle donne che dicono cose roboanti con una simile vocina flebile. Non conoscendo la cautela voleva fare il pavone ed era un gallinaccio e non l’aveva ancora sentita dire.
Si dovrebbero sempre accludere le controindicazioni in modo che ognuno sappia dei rischi a cui si espone, ma quel giorno l’umore di lei era indulgente; solo il sole insisteva violentemente su tutti. Nonostante ciò non bastarono gli occhiali a nascondere nello sguardo dell’uomo il suo vuoto.

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Non c’è certo da farsi meraviglia se mi sono svegliato leggermente di cattivo umore. Quando mi sono coricato, lo ricordo bene, era dopo l’ultimo telegiornale, ed era solo sabato e mi ritrovo, in questo stupido mattino grigio, ch’è già lunedì. E non mi sento certo come se avessi dormito più che a sufficienza; invero mi bruciano gli occhi e ho in bocca quel leggero amarognolo gusto delle troppe sigarette e del sonno arretrato. La notte, se è stata notte, non è stata certamente tranquilla ma non ricordo di cosa ho sognato; c’era un che di passato e qualcosa di non attribuibile a niente di una stretta realtà; questo lo ricordo, o più che un ricordo è una sorta di percezione cava. Per il resto niente, solo il gusto troppo forte del dentifricio e le luci dello specchio abbaglianti. Non mi sorprende che radendomi coli lungo la guancia un sottilissimo rivolo di sangue annacquato che cerco inutilmente di tamponare. Le mattine così sono destinate a regalarti violentemente la domanda se non è meglio tornare sotto le coperte, ma si sta già facendo tardi. E la domenica? Questo è il vero interrogativo che mi resta e che mi perseguiterà senza trovare risposta. E non è la prima volta. Credo ormai che duri da mesi. Forse tre, forse addirittura quattro; non saprei essere più preciso. Non me lo chiedo da ora, questo è certo. Ci ho fatto caso fin da subito, ma è nel tempo che il fastidio cresce. All’inizio pensavo di potermi sbagliare. Poi ne ho parlato anche con Ornella. Abbiamo sperato insieme in una serie di circostanze temporanee e imprevedibili. Non pretendo di trovare sempre tutte le spiegazioni. Poi la cosa è continuata. Il fastidio s’è fatto sempre più ingombrante. E poi, nel proseguo, le cose si sono ulteriormente complicate. Mi sveglio e lei non c’è. La chiamo, cerco in tutta la casa, niente; solo silenzio. So che è pazzesco ma ho elaborato una mia teoria solo perché non ho trovato altre spiegazioni meno sgangherate, e me ne sono fatto una ragione. Mica di buon grado anche se ho pensato che alla fine quello non era nemmeno il peggio. Insomma il giorno in cui mi sono reso conto della sua scomparsa sono giunto alla conclusione che lei stava godendosi il suo giorno di festa. Non l’ho più rivista ma questo è meno sorprendente, ogni settimana mi manca un giorno, sempre quello. Ormai, secondo i miei conti, le nostre vite dovrebbero essere sfalsate di nove giornate. Per lei è circa il ventuno mentre per me è già finito il mese. A conferma di ciò, per quanto pazzesco possa apparire, è che sento la sua presenza in casa. I suoi profumi. Quello che lei si mette addosso in modo anche troppo abbondante, da chi debba farsi annusare non so, e quelli del cibo, che è solita cucinare, pregno di spezie. Non sono mai stato troppo geloso, di lei; ci mancherebbe altro. Per cosa, per rovinarmi la vita? Se una donna vuole tanto te li fa. Credo che in questo momento si stia facendo il caffè. Mi chiedo perché a quest’ora quando potrebbe starsene un altro po’ a letto visto che non lo deve fare per me. Ma perché porsi troppe domande? E poi regna nelle cose il suo ordine maniacale anche se si manifesta con ritardo. Ad esempio ieri sera, cioè sabato, avevo lasciato i calzini per terra e gli indumenti che mi sono tolto sulla sedia. Non mi serve nemmeno ricordarlo perché lascio sempre le cose così quando mi spoglio per mettermi a letto che non avevo nemmeno voglia di fare la doccia. Al loro posto c’è il vuoto del suo silenzioso passaggio, e mi sono persino potuto risparmiare i suoi rimproveri per la mia pigrizia. In certi momenti mi sembra persino di sentire un leggero frusciare della sua voce. Non so la ragione ma all’improvviso mi torna alla mente il suo ricorrente rimbrotto sulla mia presunta mancanza di orgoglio. Sono rimasto quello che ero quando ci siamo conosciuti, ma non tutto è colpa mia. E poi corrono tutti e io non ho mai trovato una vera ragione per farlo. Chissà come avrà presa la mia mancanza; tutta e basta. Questa mia scomparsa. Cosa ci avrà trovato da rimproverarmi? Che risposte si sarà data. E poi posso fumarmi una cicca in santa pace in casa senza obbiezioni che mi pare persino più buona. Ma in fondo non è stata una cattiva compagna. Ho lentamente imparato a non ascoltarla troppo e le cose sono più che impercettibilmente migliorate. So di uomini che sono stati meno fortunati. Nella vita ci si deve accontentare e io credo di averlo fatto. O come diceva sempre lei “anche troppo”. Suona strano parlarne al passato, come se parlassi di una persona che non c’è più. Quando ho esposto la mia teoria a Ulisse mi ha guardato come un pazzo. Eppure lui sta vivendo una situazione del tutto analoga alla mia. Ma lui si accontenta di viverla senza chiedersi nulla. Certo gli è appena più semplice, non ha notato l’assenza di Daniela. Gran bella donna Daniela, ma lei se n’è andata ormai da due anni. Da quando l’ha scoperta. Eppure lui non ha mai fatto veramente l’abitudine alla sua assenza. La casa è in condizioni pietose, aspetta ancora il suo ritorno, povero illuso. Quando l’ha trovata a letto con Gigi, certo che farsi scoprire così, a letto, e in casa propria, non è il massimo della delicatezza e del buon gusto. Mica poteva immaginarlo lei che lui sospettasse e che proprio quella mattina si inventasse la puerile scusa della digestione. Quando l’ha trovata a letto con l’altro ha fatto una scenata vergognosa. Dopo l’avrebbe anche perdonata ma era ormai troppo tardi, si parlano solo attraverso gli avvocati come al solito. E forse avrebbe sbagliato perché lei poteva dirsi pentita quanto voleva e anche persino giurarglielo ma è certo che ci sarebbe ricaduta. Quando una ce l’ha ha il vizio e lei ce l’aveva e come. Comunque come si dice: becco e bastonato; gli deve passare anche gli alimenti e dice sempre “alla zoccola”. E anche non Gigi non si parlano più. E pensare che poteva trovarci me. Non che sarebbe stato chissà quale dramma, non è poi chissà quale tesoro avere la sua amicizia che è sempre difficile conservarla con quel suo carattere, ma mi sarei trovato in imbarazzo. Certo che in quei casi l’amicizia non conta proprio. E poi magari sarebbe venuta a saperlo anche Ornella. Cosa avrei potuto dirle che sono sempre state amiche? E’ che Ornella non ha mai voluto capirlo com’è fatta Daniela che per essere fatta è fatta bene. Certo che a una così le occasioni non mancano e sono le occasioni che fanno l’uomo ladro, cioè la donna puttana. Insomma se non è proprio così cioè una regola almeno aiuta. Uno, cioè una si trova per forza a pensarci. Ulisse di suo non è che sia proprio il massimo, nemmeno allora. Non certo un adone né uno che non sappia far sentire la propria assenza. Sembra anzi uno che per esserci c’è veramente poco. E lei per pensarci ci pensava e anche troppo. Forse una donna ci nasce, ce l’ha scritto in faccia e nella pelle. Forse una ci nasce che le piace, cioè che le piace troppo. Se te la sposi, una così, la sfortuna è solo tua. Ti ha trovato. E semplicemente sei uno predestinato. A mio avviso ce l’aveva scritto in faccia fin da ragazzina. Solo che allora io non ero ancora in grado di capirlo e non avrei trovato il coraggio, se non era, appunto, per lei. Certo che me la son rischiata di brutto. Certo che allora quasi non ci potevo credere. Ma cosa vado a pensare, oggi? Ormai è solo acqua passata. Certo che ci ripasserei volentieri per quell’acqua. Ma ora sto ancora solo come la testa là e non riesco a distrarmene: dov’è finita la domenica? Non è tanto per quel giorno. In fondo un giorno stupido, non ho mai fatto niente di particolare tranne per le partite, cioè la domenicasportiva. Veramente anche non fosse stato per lei che lui di partite non se ne perde una, nemmeno quelle in trasferta. Chissà come va il Milan? Adesso che abbiamo un presidente che è anche il nostro presidente. Credo non sia mai successo. E’ che una vita senza la domenica è una vita solo di lavoro. E’ questo che mi scoccia. Che mi fa sentire come mi avessero sottratto una cosa importante. Stacco da una giornata di lavoro e mi ritrovo a tornare al lavoro. Una volta mi sarebbe pesato meno ma anche per l’età comincio a sentire il bisogno di una pausa, di prendere il respiro. Altrimenti mica è più vita. Farò bene ad accelerare. Dove avrà messo la tuta? Certo che per lei non è il mattino del lunedì. Secondo il mio personale conteggio per lei dovrebbe essere venerdì se non addirittura giovedì. A causa di ciò niente tuta lavata e stirata. Sono costretto a recuperare quella sporca dal cestino, ma tanto la devo comunque sporcare. E pensare a quante volte abbiamo sognato assieme una vita fatta solo di domeniche, ma una vita così è la vita di quelli che si possono permettere di farsi chiamare pensionati. Chissà se ci arriverò mai, io, alla pensione. Una vita così, che mica son convinto sia solo bella, se la possono permettere appunto solo loro, i pensionati, e quelli che li hanno, gli spiccioli. Quella sì ch’è vita. Mi ci saprei abituare più in fretta che subito. Non mi ricordo più quando è stata l’ultima volta che ho potuto alzarmi il mattino a fare solo quello che mi andava di fare in quel momento.

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IV – PUDICA OMBRA CELA
Memoria riscritta
incauta – distratta – sequenza:
altro tempo non c’era
(luna ruffiana)
se non dividerti con fragili amanti,
ombre, e tu mistero e incanto
rabbie coltivavi      come fiori preziosi,
le mie e le tue (le nostre) rabbie
sottili fantasmi non letti,
a cui non chieder nemmeno ragione,
e se la luna era
oscena promessa mancata
che si dimenava (lasciva) sull’acqua
la tua mano tergere ha saputo      la paura
(mano già sicura)
per togliere quel sospetto di sogno
(sogno dolce temere) (tremore)
null’altro sapevamo e
attraversare il calendario
baciandoci avidamente.¹


1] 5 marzo 1983

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Nuda

Non essere timido”.
Aveva trovato quelle parole indelicate, un poco offensive.
Lei voleva piacere e pretendeva il piacere. Era una cosa insolita per lui, quasi sconveniente.
Però vederla nuda lo faceva essere più accomodante. Non era solo un bel vedere: davanti ad una donna nuda non sapeva dire di no.
Lui che non era persona facile a fare eccezioni sapeva quand’era il momento di derogare.

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Si chiamava Antonio. Fin da bambino era diventato Toni o Totonno tra divergenze geografiche. Da ciò naturalmente, dandosi che era allora un soldo di cacio, senza fatica si era trovato ad essere per i primi Tonino e per quegli altri Titino. Il passo era diventato breve e, seppure qualcuno non avesse voluto cambiare le proprie abitudini ormai consolidate, in alcuni casi era divenuto Santo, in altri Totò, in altri ancora Antonino e infine, ma solo per la ragazza del momento, Antonello. Tra tutte quelle persone si sentiva perdersi e non sapeva chi essere. Non riconobbe la voce al telefono e si limitò a riferire: “Non sono in casa”.

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…Prossimi a distanza

C’è gente che passa distratta.
A volte, qui e là, credo, cioè ho scritto anche delle cose buone, cioè avrei scritto anche delle cose buone se il tempo non fosse il tempo che è, cioè cose per vent’anni fa, quando si scriveva ancora per la carta. Questo tempo è un tempo che non ha estetica, tutti possono dire tutto. E’ un tempo che non mi piace”.
Sembra convinto di quello che dice. Forse ci crede veramente. Lo guardo attonita, un poco rintronata, come se non potessi capire. Consapevole che si aggrappa a quello che ha, eppure non è presunzione, non si esibisce. Non l’ho mai visto farlo e al contempo mica ho elementi per giudicare, e taccio. Che poi mi chiedo a cosa servono queste cose che non servono. Riporto gli occhi allo schermo. Che centra? A volte i nostri silenzi non sembrano lunghi. A volte li chiamiamo a soccorrerci, non spesso, quanto basta. Se ci penso non mi è successo facilmente. Pensandoci non succede spesso, nemmeno tra noi. Lo guardo. Ha la barba da fare. Solitamente non amo quelli che non hanno cura di sé, anche nei dettagli; a lui perdono anche questo. E’ solo che la sua barba punge, ma è un problema ormai stanco. Sono ormai così poche le occasioni di tenerezza. Non ci si pensa semplicemente. Giaciamo lì ognuno nei propri pensieri. Il tempo pare passato. E’ anche per questo che trovo inutile ogni suo tentativo di sorprendermi ancora. Semplicemente accetto che le sue siano solo parole. Magari a volte mi infastidiscono, soprattutto per il momento. Però la mia mente è allenata e ormai riesce a restare attenta dov’era. Intanto lui si versa un altro bicchiere di rosso. Ho imparato a trattenere la lingua. Diventa ombroso ma il vino la fa anche taciturno. In fondo se non ci pensa lui. E pensare che un tempo ci credeva. Forse è stato quello che m’è piaciuto in lui; allora. Certo che il tempo cambia le cose. Dovrei dire che me ne dispiace. Tira sù col naso, pare piangere, perché non lo soffia quel maledetto naso? Pigro è sempre stato pigro. E mi chiedo fin quando una donna resta donna. Per fortuna che ormai non se ne ricorda quasi più. Avessi continuato ad aspettare lui… Certo che ad una certa età, come la mia, non che sia vecchia, non mi sento certo vecchia, ma a questa età… mi sembrano cose di un’altra età. Ed Ernesto comincia ad essere stanco. Fosse per lui, ma lui cosa può darmi? Un po’ mi fa pena ma la vita te la scegli o te la costruisci. Certo che insistente è insistente. Non lo vuole capire. Dove andiamo? A fare i ragazzini? E’ ancora in affitto e coi tempi che corrono. La crisi non tocca solo i portafogli, tocca pure i sentimenti. Anche se amore è una parola che mi sembra anche troppo importante, ma bene gli voglio bene. A volte mi chiedo cos’è l’amore. Anche lui me l’ha detto, ma sono sempre stata convinta che era solo per fare scena e colpo; per portarmi a letto. In fondo c’è riuscito; povero piccolo. Forse crede ancora di essere stato il primo e l’ultimo. Gli uomini restano sempre i bambini che sono. Certo che a pensarlo così mi sembra una miseria. Ne parlano tanto ma è come sabbia, mica riesci a prenderlo. Ho deciso che i piatti possono anche aspettare, non ne ho proprio voglia.

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