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Archive for 1 gennaio 2010

Proprio perché allora qualcuno me lo aveva fatto notare torno e cerco di spiegare per quanto posso. In realtà avrei potuto chiederlo direttamente a lui, a dio, perché ha deciso di creare il creato proprio il quattordici marzo, ma ultimamente i nostri rapporti si sono un poco raffreddati. Più che raffreddati si sono proprio interrotti da quando Lui s’è adombrato. Forse è più corretto spiegare che sono sbottato e a Lui non è piaciuto il mio sfogo, e che Lui, a volte, è persona irascibile. Mi ribellai benché lo sapessi della sua irritabilità poiché io non sono fatto di materia divina bensì di umana carne, muscoli, ossa, difetti, vizi (come amo i vizi) e reazioni. Non sono riuscito a trattenermi quando mi ha annunciato che come uomo non era nel mio diritto di parlare, che già era molto se non si ricordava di rimproverarmi di pensare, che a pensare non ero proprio adatto, omologato. Sbottai in un «chi ti credi; dio?» che trovò subito conferma nella sua subitanea risposta. Ammetto di essermi comportato con superbia e presunzione, nonché con estrema mancanza di rispetto, ma ero fuori di me, e nel momento avevo persino scordato qualsiasi cautela ben sapendo della sua permalosità. E’ a conoscenza universale di come reagì, e porti tutt’ora eterno rancore, per una semplice e stupida mela. Dico una mela e per una mela tutto quel baccano che ancora ne subiscono gli eredi che di quella mela non hanno sentito nemmeno l’odore, né possono ricordare se aveva almeno il bollino. Comunque io lo so e basta e se vuole smentirmi che si provi a smentirmi.
La storia è presto detta: il quattordici marzo si batté sulla sua sapiente fronte. Era un’idea che gli era venuta molti e molti anni prima, ma poi, per cause che è inutile stare a rivangare, se n’era scordato, o più semplicemente non c’aveva più pensato. Aveva semplicemente esclamato «com’è che non c’ho pensato prima?» –stava proprio perdendo la memoria quell’uomo che si credeva più che uomo. Comunque si sa che il tempo a quel tempo scorreva veloce e fuori del tempo. Cos’erano allora e per lui tutti quegli anni quando Lui viveva per l’eternità? Nell’eternità anche un secolo pare un attimo, figuriamoci un po’ di anni che erano anche meno di mezzo di quel secolo. Che poi pensava che tanto non c’era fretta e le cose, anche se non si fanno all’istante, basta farle prima o dopo. Se ci si chiede perché la ragione era sempre la stessa: solo si sentiva un po’ solo. Insomma c’erano gli angeli ma con quelli non aveva un grande feeling. Sempre a rimirarsi allo specchio. Sempre in giro; non essendoci ancora gli uomini non c’erano ancora i postini e quel servizio lo facevano loro. E avrebbero continuato a farlo per un pezzo, almeno fino alla nascita di suo figlio, prima che lui imparasse a fidarsi più degli uomini che anche se si perdevano qualche messaggio almeno quelli che portavano li portavano così com’erano, tutt’al più un po’ sgualciti. Gli era rimasto sul gozzo proprio di quella volta e di come l’avevano raccontata quella gravidanza che ci aveva fatto la figura dell’allocco mentre voleva solo essere riservato. In fondo era solo ragazzina. E poi non è mai bello mettere in piazza quelle cose e rendere pubbliche le faccende private, cioè parlare di corna a casa del cornuto. Veramente avrebbe già potuto creare i giganti ma era certo meno divertente crearli che generarli, e non solo per Lui; mica voleva che qualcuno se la prendesse. Cosa cambiava se avesse rimandato, almeno per quello. C’erano gli dei, è vero, ma figurarsi se con quelli… e troppo tardi si accorgerà che forse erano proprio quelli a sconsigliargli di creare l’uomo, ché con l’uomo si mescolavano e persino con le bestie. Ma non poteva certo preoccuparsi di tutto né immaginare, e poi è sempre meglio che ogn’uno razzoli sul proprio orticello.
Mi rendo conto che sto divagando ma è solo perché la materia mi prende e preme per avere le sue spiegazione, tutto è così complesso e insolito che si è tentati di non credere mentre tutto è dettagliatamente documentabile; e senza l’intervento di Giacobbo. Proprio tutto magari no ma non si può pretendere, in fondo non si può essere troppo esigenti con la storia se è storia prima della storia. Nemmeno era cominciata, infatti, la storia, figuriamoci se potevano esserci gli storici, certo che a pensarci era meglio se ci avesse pensato prima. In verità quel quattordici marzo aveva inventato l’amore, ma non è forse vero che è dall’amore che nasce la vita? Ci sono giorni, probabilmente quand’è di cattivo umore, che sostiene il contrario, cioè che con l’amore finisce. In quei momenti torna a pensare alla faccenda della mela, e a tanti vecchi amici che come hanno iniziato ad amare hanno smesso di vivere; ma Lui, alla sua età, comincia a fare un po’ di confusione. Veramente ma veramente quel giorno era nato l’amore e lui ci entrava come i cavoli, non ne aveva avuto ne arte ne parte.
L’amore, anche a quel tempo, era già una cosa bizzarra che sbocciava all’improvviso dove voleva tra chi voleva, come per Elena ma quella era una storia in cui non c’entrava e poi era lei che era poco seria, o quell’altra che la testa, si fa per dire, l’aveva persa per un cigno che come può una con un cigno; ché ancora un toro è questione discutibile ma un cigno altro non è che una dannato uccello pennuto, o quell’altra… ma è meglio fermarsi qui che le donne una ne pensano (è un modo di dire) e mille ne fanno, in quanto, l’amore, è cieco più del più cieco tra i non vedenti, e questo lo sanno tutti anche senza la parola del signore. Che poi mica è una questione di vista e conta vedere per capire e sapere quel ch’è meglio fare o come ci si dovrebbe comportare in fatti come quelli, anzi a volte non serve nemmeno appicciare la luce che ci si riesce lo stesso. E poco conta la luce se è la donna che non vuole mostrarvi la strada; ne sa qualcosa anche il vostro umile servo, e chi lo nega non è vissuto o è un mentitore.
Spesso le storie umane e quelle divine si mescolano. C’è persino qualche uomo, ma qui preferisco glissare per non aumentare la già aumentata confusione, che sostiene che è proprio l’uomo che ha creato Lui. Ma qui tali vicende si dipanano e si terrà separata l’una dall’altra, anche perché Lui ha delle strane idee tutte sue sull’amore. A sentir Lui, o almeno quelli che dicono quello di Lui, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) creato l’amore e poi, forse pentito, ha messo così tante obiezioni che l’uomo dovrebbe tenersi l’amore senza fare all’amore. Perciò da questo punto in poi qui si parlerà solo di vicende umane viste dall’aspetto umano. In questo mondo, come in quello che vivo e gradisco, chi ama ha non solo il diritto ma persino il dovere di fare all’amore; ci mancherebbe. E’ per amore che un uomo, proprio come me, in una notte di Natale e a Venezia può, giocoforza, camminare sull’acque; naturalmente bagnandosi scarpe e calzini, seppur sacramentando per poi trovarsi a mettere tutto a mollo perché l’acqua salsa non è proprio il massimo per passeggiarci scarpe ai piedi. Insomma mi sembra naturale che gli amanti amino (mi parrebbe anzi demenziale l’inverso), nel limite del possibile persino che lo facciano e continuino a farlo anche i mariti con le proprie mogli. Per quelle degli altri ognuno si regoli come meglio crede, e giudichi di caso in caso, purché sia fatto con quel minimo di cautela dovuto. E’ spesso la mancanza di cautela e di signorilità foriera di drammi, comunque gli amanti lo sono perché amano, anche se dovrebbero ricordare che una cosa è farlo con la donna di un altro e un’altra farlo nel suo letto, cioè in quello dell’altro, e magari trovarsi lì quando arriva, quell’altro. E’ questa soprattutto una questione di buon gusto che poi le lingue, si sa come sono, chiacchierano.
Insomma che ognuno ami come vuole e lo faccia con chi vuole, certamente non oltre il limite del lecito. Io la penso così e per lecito sia ben inteso che si intende il rispetto per l’altro e gli altri e i diritti di tutti soprattutto dei tutelati. Cosa diversa è fare l’amore quando non c’è l’amore; c’è chi lo fa per necessità, chi per opportunità e chi per vizi. C’è poi chi lo fa senza pensarci, e tra questi c’è sempre il rischio di accorgersene troppo tardi che si è fatto all’amore senza fare all’amore. E’ una persona tra questi, per la precisione doveva essere una donna perché la frase è frase da donna, ad aver coniato il famoso detto: “Avrei creduto meglio”. Se il problema non è solo di goffaggine del partner o di dimensioni sarebbe ben lecito chiedersi cosa si aspettava quella, ma forse meglio sarebbe chiederlo direttamente a lei qual’ora si incontrasse. Io non posso avere tutte le risposte né lo pretendo, e qualcuna non è adatta ad essere qui riportata. Le donne hanno sempre nel cuore il principe e nella mente lo stallone. Per quanto mi riguarda io potrei anche, mi trovassi nelle condizioni sopra descritte, provarmi a camminare sulle acque, ma non ho la presunzione di cambiare l’animo umano, soprattutto quando si tratta di una donna, o di cambiarle la testa, o, addirittura, di cambiare il passato.
Lei era stesa sul lettino di questo vostro modesto servitore, che della vicenda e di questo è anche modesto biografo, e rivivendo il passato sembrava rivolgersi a quella figura nel suo passato quando mi ha detto “Tienimi con te”. Anche se il posto non era altro che un piccolo buco mi sono ricordato come mia madre mi ha sempre ricordato che dove si mangia in uno si può mangiare anche in due, e che dove ci sono due cuori ci può anche essere capanna, anche se quest’ultima cosa non è d’obbligo e non so quanto c’entra. Comunque lo ammetto che io non sono un granché come psicologo, nemmeno ho studiato per esserlo, e lo so che l’etica lo vieterebbe con una paziente, persino il vecchio buon senso, e nemmeno era bella come solitamente si dice bella di una donna, e nemmeno era più così giovane, ma c’era quel qualcosa in lei, benché non pensassi certamente ad una capanna, e poi non è un uomo l’uomo che si lascia scappare l’occasione. Non ho certo aspettato che riaprisse gli occhi per darle tempo di cercare di distinguere la realtà dal sogno e le ho sussurrato “Lasciati amare”, ma lei mi aveva già invitato ad accomodarmi lasciandomi non so se più sbalordito o più allibito. Ora non posso chiedere aiuto a nessun dio perché lo sapevo da me che, ad andare con una donna, a giocare con l’amore, si sa sempre dove inizia il gioco ma mai dove ti porta e quando finisce. Scusate perché ora si sta svegliando e debbo mettere il caffè sul fuoco ché a lei piace bollente; il caffè.
Se qui abbiamo parlato dell’amore e non della passione è stato solo per ragioni di tempo che mi hanno costretto a limitarmi ad una breve introduzione parziale dell’argomento. E perché se l’amore mi lascia un attimo di respiro la passione non riesce ad ammettere soste.

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