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Archive for 12 gennaio 2010

Sì! proprio quello stronzo. Anzi quel gran figlio di grandissima. Fortuna che io sono educata e so dove mettere la lingua. Che so come trattenermi. Altrimenti gliene avrei dette io. Che secondo me se le porta bene lui, le corna. E se le merita. Del cornuto ha anche la faccia. Ma si è mai chiesto dove va sua moglie, quella santa donna, si fa per dire, quando lui non c’è. Come quando è a Fiuggi. Che chi di corna ferisce. Nessuno mi convince di quell’ingegner Grazioli. Si è mai chiesto come mai il bravo ingegnere ha sempre da fare quando c’è da andare a Fiuggi? Perché il fisso di casa risponde sempre occupato? Non fosse perché non amo i pettegolezzi e non so parlare male glielo avrei ben spiegato. La bella è dal ganzo. Che poi lo dicono tutti. Ma l’ultimo è sempre l’interessato. Che ho visto io lei come lo guarda, l’ingegnere, quando lo viene a prendere. Che nemmeno capisce quello che lui le parla. Secondo me quella è porca. Ma fa bene. Certo che se l’è voluto un marito come il suo. Forse l’ha fatto per quello. Non si può dire certo che le fa mancare qualcosa. Che poi il letto non è mai il più grande dei problemi. Nemmeno in un matrimonio. Guarda me. Se dobbiamo stare lontani non ne ho mai fatto una malattia. Ma so che io di Guido mi posso fidare. Come lui si fida di me. Ma dire che le cose a Guido, non con lui ma a lui, non vanno bene è un eufemismo. Per quei quattro è quasi mortificante alzarsi il mattino, povero cucciolo. Forse sono stata precipitosa, mi si può capire. Sono solo una donna. In fondo l’ho fatto anche per lui; e per noi.
Sembrava un padreterno ed poi vengo a scoprire che è solo un ragioniere. Ma chi si crede? Non che… anzi all’inizio mi ero detta che non era nemmeno male. Che se dovevo proprio fare un sacrificio era meglio così. Nemmeno bene ma certo non malaccio. Insomma per uno della sua età. Anche per le cravatte aveva gusto. Poi non mi è sembrato nemmeno questo grande sacrificio, lui è stato anche sempre molto gentile. Certo che è normale che una donna si lasci anche un po’ affascinare dal lusso. Non ne ho mai visto troppo. Non c’è sempre caviale a tavola. Le luci. Le cene. Non l’avevo mai assaggiato il carpaccio di tonno. Se è per quello nemmeno il fagiano. E poi cucinato a quel modo. Certo che non si è sprecato troppo. In nove mesi cioè otto appena quella collanina. Che se non ero io a vederla. Fortuna che mi sono caduti gli occhi e che è caduta con il compleanno. E mi ha creduto. Ma in fondo cosa sono? Solo un paio d’anni. Che anche io quelli dimostro. In fondo un po’ di bene glielo voglio anch’io. Più come un papà. O un fratello. Meglio un vecchio amico. Sì! meglio.
Non sono mica una di quelle. Che poi nemmeno era granché. Però sempre meglio di quel buzzurro del Martinengo. Che se non me l’ha detto fuori dai denti poco ci mancava. Come fossi una di quelle. E me l’ha fatto capire con la delicatezza del bovaro. E quelle mani larghe e ruvide. Stupida! mi dicevo: “Ti piace il gioco duro? Hai trovato pane per”. Ma cosa potevo fare? Gli uomini sono uomini. Difficile trovarne che fanno della gentilezza, del garbo, filosofia di vita. Non è il primo che mi si presenta. Ormai so come prenderli. “Signora lo sei già. Sai come vanno. Io do una mano a te e tu la dai a me. Capisci”? Certo che avevo capito. Lo avrei capito anche se i suoi occhi non si fossero abbassati. Se non avessero accennato a lì. E non avevo bisogno che mi mostrasse che lì lui era già… impaziente. Quasi lo aveva tirato fuori. Avrei voluto vedere io se gli avessi chiesto “Riesce ad aspettare o gliela debbo dare qui, subito, sulla scrivania, davanti a tutti”. Perché poi mi vengono in mente questi pensieri stupidi. Se avesse risposto “subito!” poi cosa facevo? Avrei dovuto sul serio aprire le gambe su quella scomoda stupida scrivania. Preferisco un bel letto. Come con lui. Al massimo se ci si deve accontentare va bene anche la macchina come con quel cornuto d’un porco del Martinengo. In fondo anche con Guido le prime volte è andata così. Ma si è accontentato di poco. E per quel poco la macchina era più che sufficiente. Non il massimo della riservatezza, soprattutto in quell’ora e in quel posto, ma non più di tanto scomoda. Deve prendere bene oppure ruba per permettersi una macchina così.
Invece con lui è stato diverso. A parte l’occasione. Che non sempre è quella a fare il ladro. Ma lui non mi ha rubato nulla. E cosa doveva rubare? Non c’era nulla da rubare. Quando mi ha chiesto di Fiuggi per poco non mi è preso un coccolone. Ci speravo, certo. Mi sono detta: E’ fatta. Ma finché non mi è arrivata la lettera non ci volevo credere. Quasi pensavo ad uno scherzo. Ho pensato che l’avesse detto per vedere cosa facevo. Cosa ero pronta a fare? Insomma se ci stavo pur di andarci. Non so. Credo di no. Ma forse anche sì. E’ vero che il posto ormai era mio ma l’occasione era l’occasione. Si fosse trattato di uno scherzo avrei saputo io come convincerlo. A sentirmi pensare così sembrerei una che spacca il mondo. Non mi ci si crederebbe. Che poi l’avevo già convinto con quello che l’avevo lasciato vedere. Perché a lui piace vedere che quasi di più. Certo qual è quello a cui non piace guardare. Se è uno da guardare mi piace guardare anch’io. Anche se per una donna sono importanti altri cose. Ma un bell’uomo è sempre un bell’uomo. Che se uno si trova davanti George mica può dirgli di no. Ma certe fortune capitano solo alle altre. Le leggi solo su certe riviste. Che poi sono storie destinate a non durare. Certo che il fisico e tutto ce l’avrei.
E poi quell’albergo. E le luci. Tutte quelle luci. E lo champagne. Basta meno per una donna. Per fortuna che io so stare con i piedi per terra e so come comportarmi. E’ naturale che mi sentissi al settimo cielo. Anzi avevo smesso di contarli i cieli. Che poi se non era per me staremo ancora lì ad aspettare. Ci sono certi uomini che proprio non li capisco. Che nemmeno se glielo spieghi e gli fai un grafico. Eppure glielo avevo certo fatto capire. Eppure per guardarmi mi guardava. E sapeva come guardarmi. E ormai conosceva abbastanza di me e le mie mutandine come i biglietti del tram. Con tutto quello che ho fatto per farmi notare. Perché nonostante tutto so esserlo quando voglio. Intendo dire che non fossi così timida non ho bisogno di lezioni di malizia da nessuno. Anzi potrei giurare che alla faccia della mia riservatezza, che Guido mi dice sempre che sono anche troppo riservata, e come Guido non mi conosce che Guido, se dovevo essere sfacciata lo sono stata sfacciata, anzi proprio porca. Che non so come ho fatto. Che mi dovrebbe ancora ringraziare. Altro che fiori. Ma chi è che potendolo non farebbe come me?
Comunque sembrava tutto bene. Ero convinta di averlo convinto; dopo quella prima volta. Ero stata convincente. Ne sono sicura. Non so cosa ma è certo che ci deve essere qualcosa sotto. Non me lo spiegherei diversamente. Lo vedevo da me che era stato soddisfatto. E dalla sua faccia. Poi quando mi ci metto mi ci metto. Non sarò neanche una troppo esperta ma le cose le so. Non ho più nulla da imparare. Lo dice anche Guido. Mi sa che lui prima di me qualche volta è andato con qualcuna di quelle. Me lo fanno pensare certi commenti. Mica sono scema. Ma prima è prima. E poi dopo quando lo trovava, il tempo. E la voglia. E la forza. Lui lo sa che se ha bisogno ha me. E gliela tolgo io la voglia. Sono sua moglie anche per questo. Certo che per lui questo non conta. Lui la moglie, bella o brutta, la tiene a casa. Mi sembra sia la seconda. Sembra ormai quasi normale. Che uno si possa sposare due volte. Anche tre. Non dovrebbe essere così. Non ha mai fatto cenno di lei. Sembra che sia un segreto.
Ma i figli secondo me sono della prima. Però bravi ragazzi. Che il primo non mi dispiace proprio. Sembra più alto anche di Guido. Se l’altezza è in proporzione. Credo abbia un negozio. Mi sembra di lingerie. Dovrei andarmi a provare qualcosa. Ma con i tempi grami. Magari dopo me la regala quel qualcosa. Solo che non mi sembra bello. Certo che sono proprio una stupida. In fondo non ho nessun dovere. Chissà com’è conoscere il figlio dopo aver conosciuto il padre? Decisamente potrebbe sembrare di cattivo gusto. E poi credo che se cercano personale il padre me l’avrebbe detto. Non penso che sia stronzo o geloso fino a questo punto. Ma poi cosa vado a pensare che è anche più giovane di me, quello. Certo che se vado a provarmene un paio, di mutandine, da lui lo rendo balbuziente. Come faccio a pensarle. Certo che ci vuole nulla. Basterebbe lasciare appena scostata la tenda. Solo che se poi mi chiede i soldi non ne ho un becco. Certo ne avrei proprio bisogno.
Comunque sfortuna è sfortuna. C’ero quasi riuscita. Sono convinta che l’avevo quasi convinto. Bastava ancora un poco. Ce l’avevo in pugno. Ci ho messo fin dal primo momento tutto il mio impegno. E quando Mi impegno mi impegno. Eppure ne ho un ricordo piacevole. Di quella mattina. In seguito mi ha detto che solitamente non gli era capitato di mattina. A Fiuggi. Non ho ancora capito. E non vedo la differenza. Forse voleva mostrarsi uno che sa. L’uomo resta sempre un po’ bambino. Ha sempre bisogno di un piccolo incoraggiamento. Di un complimento. Vuole sentirsi dire che è importante. Che è bravo. Che ce l’ha grande. Beh! proprio grande non era. Così. Una cosa come tante. A volte è stupido. Pensavo che Guido. Allora. Cioè che ci fosse proporzione. Vedendolo così alto me l’ero immaginato. Mi aspettavo di più di quello che era. Ma nemmeno quello è tutto. Non sono le dimensioni che fanno il maschio.
Ma parlare di sfortuna è da stupide. La fortuna va da chi la merita. E da chi la sa meritare. E da chi la sa aiutare. E se una donna. Una donna è una donna. E se una donna è donna, ma veramente, ce là lì la sua fortuna. In mezzo alle gambe. Basta un niente per far girare la testa. Sono eterni bambinoni. A volte più che guardare basta far intravvedere; immaginare. L’immaginazione e tutto. A volte mi viene da pensare a quanto siamo fortunate. Non serve nemmeno concedere. Nulla. Basta far pensare che sì! potrebbe anche essere. Mostrare quel minimo. Di disponibilità. Della bella biancheria. Ancora! Essere semplicemente cortesi. Carine. Accondiscendenti. Sbattere le ciglia. Guardare in quel modo. Sistemarsi. Essere solo un po’ puttane. Sbattersi. Soprattutto quando uno proprio non ti va. Ci sono uomini con cui proprio no. E’ più forte di me. Non ci riuscirei. Ma con lui non è stato difficile. Ma mica l’ho capito dov’ho sbagliato. Mica l’ho capito cos’ha quella più di me. Spero non sia stato per quella strega di suo moglie. O forse ho fatto troppo la signora. Eppure doveva capirlo. Mica si può andare avanti solo a parole. Quando viene il freddo non ti può coprire di lusinghe. Quando è ora di pranzo non basta un ammiccamento per apparecchiare.
Certo che il problema ora è solo mio. Ma chi è che ha fatto il malanno? Del Martinengo non può essere. Lo sa anche lui come si fanno i bambini. Lui l’ha capito che non è stato lui. Non è nemmeno suo. Anche se è stato gentile con la lettera. E si è offerto di aiutarmi. In fondo mi ha capito. Sa che io non sono così. Secondo i conti nemmeno di Guido. Ho il dubbio. Vuoi vedere che è di Arturo. Dovevo immaginarlo. Quello stupido. Le feste tra ex compagni di corso vanno sempre a finire allo stesso modo. Non poteva mica stare un poco più attento? Ora, se non mi sbrigo, come lo trovo un lavoro? In questo stato? Tra un po’ si noterà. La guerra è guerra. Cosa devo fare? Ognuno deve mettere in campo le armi che ha. Anche volessi due tette come le mie mica le posso nascondere. Senza contare il resto. Ma come faranno? Se capita così a me che si può dire che sono una santa, che nemmeno lo faccio, come faranno quelle che neanche ci pensano? Guarda la Luisa. Con tutto che dovrebbe avere sempre una pancia così. Certo che quando la sfiga ci si mette sa dove cercare. Se non mi sbrigo. Perché nemmeno i bambini crescono solo a baci e carezze. E hanno bisogno degli omogeneizzati. E hanno bisogno dei pannolini. E hanno bisogno di tutto. Ma io sono una fiduciosa. Sono sicura che lui una mano ce la da. Che si avvicinano anche le feste. Mancavano anche quelle. In fondo quello che c’è stato non è stato acqua. L’ho fatto… sognare. E se la sua cortesia vuole dire qualcosa vuole dire che non mi ha scordata. Non credo sia facile.
E questi fiori non possono che dire quello. E quel bigliettino: “Ci vediamo dove sai”.

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