Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 13 gennaio 2010

Ancora un racconto che si dilunga, l’indulgere nel piacere a susseguirsi in momenti successivi.

1.Questa volta temo non me la farà passare liscia come le altre volte; credo”.
Lo so cosa dicono quelle che si chiamano malelingue, li ho sentiti bisbigliarlo dietro le spalle. E nemmeno si fanno troppi riguardi, ma non sono l’ultimo degli stupidi. Li conosco quei tipi lì. Sono solo chiacchiere. Hanno il cattivo gusto di esistere solo di invidia e di calunnie. Hanno il cattivo gusto di dire che lui ha un occhio di riguardo, diciamo così, per me. Mormorano, ma nemmeno troppo, che Lui, il “capoufficio”, io lo chiamo scherzosamente così, lo fa perché ha avuto una simpatia per mamma. Insomma una simpatia anche ricambiata. Sono solo volgari insinuazioni. So che non è così perché Lui non le farebbe mai queste cose. E’ così serio e preso dalla sua autorità che non te lo puoi nemmeno immaginare. E poi con tutto quello che pontifica sul galateo non può certo essere Lui. Deve dare quel minimo di esempio. Non l’ha forse anche detto di “Non dire agli altri quello che non vuoi sentirti rimproverare”. Forse è solo perché mamma è sempre stata gentile con tutti. La gente è solita ricambiarti così. E se lo in codesto modo, confidenzialmente e spiritosamente, è per puro spasso e mica Lo chiamo così in sua presenza.
Il fatto è che ci sono troppe regole e io non riesco proprio a ricordarle tutte. Non sono mai stato troppo capace di stare alle regole; gliel’ho sempre detto a mamma. Mi sono persino preso appunti. Alla fine anche quelle che ricordo all’ultimo me le scordo. Alcune sono così poco adatte che al momento creano solo confusione. Se cominci a pensare a tutto finisce che stai ancora pensando quando è già passata l’occasione o l’emergenza. Tutto ha il suo tempo e il suo momento. Tra tutti i lavori che ci sono in giro proprio questo dovevo trovarmi. Forse è solo che non sono tagliato per farlo. Mi spiace solo che ho dovuto lasciare i bucatini a freddarsi sulla tavola. Par colpa sua. Cos’è tutta questa fretta? Come se tutto fosse urgente e se non potesse proprio aspettare per dirmi quello che mi deve dire. Se vedo che si mette al peggio io faccio come al solito. Lo so che poi mi chiudo a riccio, è nel mio carattere. Ma cosa vuoi risponderGli? Alla fine è Lui che comanda. Nel bene e nel male è Lui che comanda. Alla faccia di quelli che vogliono darsi tante arie. E meglio Lui che un altro.
Non ho fretta di arrivare ma non c’è niente da fare: per andarci ci devo andare. Ne farei volentieri di meno ma non posso. Non che sia uno che si sottrae al dovere e alle responsabilità, è solo che trovo tutto questo così inutile e stupido e noioso che mi sembra solo una perdita di tempo. Per me e per Lui. Poteva dirmi al telefono quello che ha da dirmi. Tanta etichetta ma la sostanza non cambia. Se non sapessi chi è direi che non so nemmeno perché mi ha convocato. Invece è il solito vecchio trombone. Non che sia cattivo. Brontola ma alla fine non morde, almeno non l’ha mai fatto. Probabilmente, fosse solo per lui, per quello che lo conosco, finirebbe tutto con una alzata di spalle, dicendosi che deve portare pazienza. Sono quelli, gli altri, che si intromettono. Potrebbero mica starsi zitti? C’è sempre qualcuno che non è disposto a farsi solo i casi propri. In fondo non tolgo niente a loro. Non fanno le cose per me. Ogn’uno fa la sua strada. Oggi sono io e magari domani è un altro sulla lingua di tutti. Che poi che gusto c’è a parlare degli altri? In tasca ti ci restano i buchi che hai. O quelle trenta monete. E io, possono dire quello che vogliono, ma non sono stato io a dire a mamma di telefonare.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: